CONDIVIDI

Un documento dell’Archivio storico cittadino del 29 novembre del 1627 attesta che nella Città di Somma vi erano due orologi pubblici: uno era istallato sul campanile della Chiesa di San Domenico nel quartiere Prigliano e l’altro sulla Chiesa Collegiata nel quartiere murato.

 

La moderna industria dell’orologio – come riferisce il compianto storico Giorgio Cocozza – nacque intorno alla metà del secolo XVI e si diffuse rapidamente in tutta l’Europa. Nel XIX secolo si affermò vigorosamente anche negli Stati Uniti e nel Giappone. Orologi artistici di tutti i tipi e di tutte le dimensioni invasero il mercato mondiale. Nel XV e XVI secolo si diffuse anche l’orologio da campanile e da torre per uso pubblico sia nelle grandi città che nei piccoli comuni. Come bene privato, rimase per lungo tempo un privilegio dei nobili, degli ecclesiastici e dell’alta borghesia. La plebe e la piccola borghesia dovettero accontentarsi dell’orologio comunale normalmente disposto su un campanile. Tale orologio scandiva le ore con i rintocchi di una campana.

Nel 1627 l’Università di Somma (governo locale) contribuì con una spesa obbligatoria di 12 ducati all’anno al mantenimento di due persone che avevano l’incarico di accomodare e regolare i due orologij. Detta spesa, divenuta in seguito di dieci ducati, si mantenne costante dall’inizio del Settecento fino a tutto il 1860. Sette ducati venivano pagati ad una persona che caricava l’orologio di San Domenico e tre ducati all’altra, che provvedeva a dare la carica all’orologio della Collegiata. Le due macchine, purtroppo, data la loro vetustà, comportarono, nel tempo, numerosi interventi di manutenzione e riparazione senza assicurare un efficiente servizio alla popolazione. Nel settembre del 1800, il Parlamento cittadino, rilevata la completa inefficienza dei due orologi e la necessità inderogabile di assicurare un servizio regolare alla cittadinanza, propose la costruzione di un nuovo orologio a sfera da fissarsi sulla casa palaziata pretorile sita nella Piazza Trivio oppure sul casamento di Paolo Cirella, dirimpetto alla suddetta casa pretorile. Tali progetti non furono mai realizzati. Addirittura, durante la gestione del Sindaco Camillo De Curtis (1811 – 1813), fu decisa l’abolizione definitiva dell’orologio della Collegiata, reso oltretutto inservibile dopo l’eruzione del 1794. Solamente nel 1819, dopo le continue insoddisfazioni dei cittadini, il Sindaco Benedetto Caprile affidò al maestro orologiaio di Nola, Pasquale Farina, l’incarico di progettare un orologio da installarsi sul campanile di San Domenico al posto di quello già esistente. Questo progetto, però, non incontrò il favore dell’Intendente della Provincia che lo trovò antieconomico e poco vantaggioso.

    Il Decurionato (Consiglio Comunale dell’epoca), a tal riguardo, non gradì l’interferenza del capo della Provincia. Nel 1825 il Sindaco Ignazio Feola affrontò nuovamente il problema, stavolta chiedendo all’Intendente l’autorizzazione per sistemare finalmente il nuovo orologio, per il quale era stata già prevista una spesa di 500 ducati. Le autorità locali e provinciali, questa volta, concordarono di affidare l’incarico al maestro orologiaio di Napoli Pietro Ugga, già chiamato precedentemente in causa. Il tecnico, a seguito di un sopralluogo, dichiarò il campanile di San Domenico non idoneo ad accogliere il nuovo orologio per una serie di problemi tecnici e giudicò adatto, invece, il Largo Mercato (attuale piazza Vittorio Emanuele III) perché centrale ed elevato. Fu deciso, quindi, di erigere in piazza una apposita torre (vedi disegno di Raffaele D’Avino), il cui progetto fu redatto dall’architetto Domenico Mazzamauro. La realizzazione della macchina dell’orologio, progettata dal maestro Ugga, fu affidata, invece, al sommese Pietro D’Alessandro. La torre fu ultimata, presumibilmente, come riferisce Cocozza, nei primi mesi del 1828 e fu anche muta testimone di un’orribile fatto di sangue la sera del 9 giugno 1857, quando, sotto, fu colpito a morte l’avvocato napoletano Camillo Curato, possidente e villeggiante di Somma.

La torre non ebbe vita lunga: fu abbattuta forse nel marzo del 1875, secondo un documento scarsamente attendibile, ma altre attestazioni sostengono la sua presenza ancora nel 1880. Tuttavia in una riunione del Consiglio Comunale del 28 marzo 1904, il consigliere Baldassare D’Avino chiese lo stanziamento in bilancio di un fondo per l’impianto di un orologio pubblico. Ma solo dopo circa un decennio dalla fine degli eventi bellici della Seconda Guerra, e cioè all’inizio dell’Amministrazione del compianto Sindaco Francesco De Siervo, la Città di Somma ebbe l’attuale orologio pubblico, i cui quadranti furono situati uno sulla facciata sud e un altro sulla facciata est dell’antico campanile di San Domenico. Il sisma del 23 novembre del 1980 bloccò le lancette dell’orologio per circa otto anni. Quanto tempo dovremo attendere adesso?