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L’opera di Guglielmo Raimondi (1849 – 1923): un architetto che ha fatto storia

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L’ architetto Guglielmo Raimondi fu una fulgida figura nel panorama culturale della Napoli postunitaria. Vissuto pure a Somma Vesuviana, si dedicò alla realizzazione di veri e propri gioielli architettonici, tra cui spicca il progetto della facciata del Santuario di San Giuseppe Vesuviano.

 

Figlio dell’avvocato Vincenzo e della nobildonna Rachele Zagaria, l’architetto Guglielmo Alfonso Mauro Raimondi nacque a Napoli in vico San Nicola a Nilo nel quartiere San Lorenzo il 24 agosto del 1849. Fu battezzato il giorno dopo nella Parrocchia di Sant’Angelo a Segno. Dopo aver conseguito il diploma al Real Istituto di Belle Arti di Napoli, ottenne diversi premi in ornato e architettura. Fu allievo in gioventù dell’architetto Errico Alvino (1809 – 1872), grazie al quale ottenne nel 1869 il cosiddetto sussidio di incoraggiamento. Nel 1873 – in occasione del concorso internazionale per il restauro della facciata della chiesa di Santa Maria in Fiore, al quale partecipò lo stesso Alvino – ebbe modo di soggiornare a Firenze. Fu questa un’esperienza di grande valore formativo per il giovane architetto, che ebbe modo di approfondire in loco le leggi geometriche delle forme e il cromatismo dei materiali. Nel 1872 collaborò al progetto di restauro della facciata del Duomo di Napoli: lo schizzo, del quale si conserva una sola copia, reca la dedica di Errico Alvino all’amico Raimondi. Nel 1873 soggiornò, per un breve periodo, a Vienna in occasione della Fiera mondiale, nota anche come Expo 1873.

Nel 1876 entrò come socio ordinario nel collegio degli ingegneri e architetti. Dopo la morte di Alvino nel 1876, portò a termine alcuni suoi progetti rimasti incompiuti, tra i quali quello per il restauro della facciata del Duomo di Amalfi e quello per la costruzione del palazzo della Borghesia a piazza Municipio. L’attuale facciata d’impronta romanica della Cattedrale di Sant’Andrea di Amalfi fu ultimata nel 1891 in sostituzione di quella barocca crollata nel 1861. Il palazzo della Borghesia di Napoli, invece, uno dei palazzi di Napoli in linea con l’ingresso principale alla Galleria Umberto I, fa parte di quella serie di opere di riorganizzazione edilizia della zona che circonda il Castello, realizzate su lotti ceduti dal Municipio al Ministero della Guerra nel periodo post-unitario. Un primo progetto dell’edificio fu redatto nel 1871 ad opera della società Giura – Alvino e C., ma la costruzione del palazzo fu completata solo nel 1887 dall’architetto Raimondi. Esso rispecchia in pieno il modello di edificio richiesto dalla classe borghese di fine Ottocento, con grandi spazzi dove collocare negozi e attività commerciali situati nei piani inferiori ed appartamenti e uffici collocati ai piani superiori.

Tra gli edifici di Piazza Amedeo, in particolare, quello del palazzo Bolsorano – già sede dell’Istituto Sacro Cuore – è tra i più antichi insieme al villino Colonna Pignatelli in via Crispi, eseguito dall’architetto Raimondi. All’attività professionale, affiancò anche un’intensa attività didattica.  Nel 1881, offrì un contributo decisivo alla realizzazione del Museo artistico industriale di Napoli, oggi intitolato a Filippo Palizzi, la cui facciata maiolicata attesta mirabilmente il carattere eclettico e versatile del progettista. Come docente, lungi dal limitarsi alla mera comunicazione di nozioni grafiche e decorative, seppe incoraggiare gli studenti alla sperimentazione, come affermano le note riportate nel Sistema Informativo unificato per le Soprintendenze Archivistiche (SIUSA) a cura di Amato Fiorella e Menafro Daniela. Nel 1887, Raimondi convolò a nozze con la nobile Clotilde Tagliaferro dei Duchi d’Angouleme.

Era solito raccogliere su appositi taccuini gli schizzi relativi ai nuovi soggetti da realizzare; spicca tra questi il camino in maiolica policroma in stile ispanico – moresco (1882), che, prodotto in più copie, fu collocato tra l’altro in una stanza della Reggia di Capodimonte. Nel 1895, fu nominato professore ordinario di architettura presso il Regio Istituto di Belle Arti di Napoli.

Nel 1901 lo troviamo, insieme al fratello Costantino, inscritto per requisito di censo nella lista elettorale amministrativa del Municipio di Somma Vesuviana. La famiglia, all’epoca, possedeva in città due ville e una casa colonica: una vera e propria piazza attualmente chiamata Rione Raimondi, la cui storia sarà trattata prossimamente in un articolo – intervista al Dott. Giulio Raimondi. L’ avv. Costantino Raimondi, nato nel 1846, tra l’altro, fu anche consigliere municipale della cittadina vesuviana.

Dal 1902 al 1904, Guglielmo Raimondi si dedicò alla realizzazione della Cappella di Santa Fara in Napoli e al progetto della facciata del Santuario di San Giuseppe Vesuviano, opera condotta, poi, a termine dal nipote arch. Guglielmo Renato Raimondi (1890 – 1972). Lo stesso nipote, sposato con la nobildonna Angiola Vitolo (1891 – 1963), progetterà in seguito la splendida cappella gentilizia Romaniello, in marmo bianco di Carrara, sita nel cimitero cittadino di Somma Vesuviana.

La bianca e monumentale facciata del Santuario di S. Giuseppe Vesuviano, dallo stile neoclassico, rimane un vero e proprio gioiello. Si resta affascinati dalla sua eleganza che si slancia fino ad oltre trenta metri d’altezza, punto in cui culmina con la statua di San Giuseppe che reca tra le braccia il Bambino Gesù. Altra opera fu l’armoniosa costruzione del Villino Colonna di Stigliano del 1921. Ritorna, anche qui, nella facciata alla strada il motivo della balconata a tre aperture che in questo caso sono archivoltate nei due livelli inferiori e architravate nei due livelli superiori. Gli archi dei primi due livelli hanno i conci profilati e sono retti da eleganti colonnine. L’architetto si spense a Vico Equense l’11 agosto del 1923. Una curiosità: nel 1935 la Commissione toponomastica di Somma Vesuviana, istituita con Decisione Podestarile del 29 aprile dello stesso anno, propose di cambiare il toponimo Rione Raimondi con Piazza Architetto Guglielmo Raimondi, con la seguente motivazione: …più che un rione è una vera e propria piazza, che proponiamo intitolarsi all’insigne architetto…. La decisione, però, non fu attuata.

Nel 2004 l’archivio dell’architetto Raimondi è pervenuto per via ereditaria al nipote Dott. Giulio Raimondi, presidente dell’Associazione amici degli archivi, nonché ispettore archivistico onorario. Il fondo comprende attestati di frequenza per l’assegnazione del sussidio di incoraggiamento (1869), schizzi e disegni relativi alla chiesa di Santa Maria in Fiore, schizzi e disegni riproducenti gli oggetti realizzati o da realizzare, materiale diverso riguardante il restauro della facciata del Duomo di Napoli (1872) e del Duomo di Amalfi (1892). Di particolare interesse il gruppo di scritture relative al Museo artistico industriale e scuole officine di Napoli (anni Ottanta), i taccuini contenenti gli schizzi dei soggetti selezionati da Raimondi e la corrispondenza riguardante il Collegio degli architetti e degli  ingegneri (1876).