Intervista al vicedirettore del Tg 1, che ieri ha illustrato, a Sant’Anastasia, il suo libro, scritto a quattro mani con Vittorio Feltri.
Alla vigilia del referendum greco sul pacchetto di sacrifici predisposto da Ue ed Fmi, Genny Sangiuliano, vicedirettore del più importante telegiornale italiano, il Tg 1, ha riproposto al pubblico il suo ormai noto libro, scritto con Vittorio Feltri. Il titolo è di quelli impietosi: “Quarto Reich: come la Germania ha sottomesso l’Europa “.
E’ una dura critica alla nazione centroeuropea, analizzata attraverso una moderna chiave imperialista. Una disamina storico-politico-economica della creazione di un nuovo “Reich”, il quarto appunto, e che Sangiuliano ha voluto argomentare a Sant’Anastasia, durante un convegno all’aperto organizzato in un noto locale della zona da un suo amico di gioventù, Alfonso Gifuni, storico esponente della destra vesuviana.
Alla presenza del sindaco Lello Abete hanno discusso dell’argomento anche il consigliere comunale Alfonso Di Fraia, presidente dell’associazione culturale Ortocrazia, e la giornalista Daniela Spadaro. Ha esordito Abete, che ha detto di essere “onorato della presenza di Sangiuliano ” ringraziando Ortocrazia “per la promozione della cultura, che i nuovi mezzi di comunicazione in qualche modo favoriscono a tralasciare”. “Ortocrazia – ha quindi risposto a distanza Di Fraia – è nata qualche anno fa sui valori della politica vera, della legalità “. Poi il commento del presidente dell’associazione culturale al libro di Sangiuliano: “Si basa su una visione imperialista che la Germania non ha mai abbandonato. La Germania continua a esercitare la sua egemonia supportata dai poteri forti. E l’Italia, intanto, è assonnata, pigra”. Impietosa anche l’analisi di Gifuni: “Dalle nostre parti si vota solo per questioni che prescindono dall’informazione”. A ogni modo Gifuni ha voluto ricordare l’amicizia e il sodalizio politico che lo legano a Sangiuliano. “Quando il senatore Pontone, 35 anni fa, ci mise nel comitato centrale del Movimento Sociale Italiano fece una cosa rivoluzionaria: in politica si “sale”, non si “scende”. Ma ora risulta impossibile creare una vera destra italiana.
Nel frattempo questo territorio ha le potenzialità per crescere: però non ne siamo consapevoli “. Dal canto suo il vicedirettore del Tg 1, nel ringraziare “il suo amico Gifuni”, ha illustrato i motivi per i quali il libro, uno dei più venduti della scorsa stagione, risulta di attualità in vista del referendum greco di domani.” Con l’ingresso dell’euro -ha raccontato Sangiuliano – il marco ha ricevuto un valore di scambio ben superiore a quello della lira e così ci siamo subito visti danneggiare il nostro potere d’acquisto”.
Il viceresponsabile dell’ammiraglia dei tg ha poi chiarito il motivo del titolo: “E’ una provocazione. Inizialmente è stato accolto come una boutade. Poi lo hanno ripreso El Periodico, il Frankfurter Allegemeine e Der Spiegel, che ci ha dedicato una copertina”. Per Sangiuliano l’imperialismo tedesco sembra quasi una questione di dna: ” Basti pensare che in Europa ci sono 27 dipartimenti con altrettanti direttori nelle mani dei tedeschi. Pure il capo di gabinetto del commissario Junker è tedesco. Prima di giungere a questa situazione l’Europa si è trovata schiacciata tra la manifattura cinese e la ricchezza intellettuale americana. Penso ad esempio al fatto che un Ipad americano ci costa 800 euro mentre il suo costo di produzione è di appena 4 dollari. Intanto noi avevamo l’Olivetti e l’abbiamo persa. Come abbiamo perso l’acciaio, la chimica, l’aerospazio, dei quali negli anni Sessanta e Settanta siamo stati leader. E di fronte a questo scenario la Germania invece di dare una riposta intelligente ha costruito una super Europa dei ricchi, mollando l’Europa mediterranea”.
L’analisi si è soffermata anche sull’antico vizietto teutonico di sottovalutarci. “Goethe – ha infatti sostenuto Sangiuliano – amava l’Italia ma per lui la nostra era la terra dei limoni. La Merkel pure ama l’Italia. Quando ha visitato il museo archeologico nazionale di Napoli c’è stata dentro per quattro ore. Ma nella visita si è fatta accompagnare da un archeologo tedesco”.
Ecco, di seguito, l’intervista a Sangiuliano, realizzata a margine del convegno:
Cosa dobbiamo sperare dal voto greco di domenica ?
“Se fossi un cittadino greco sarei in grandissimo imbarazzo, perchè ci sono ragioni in un fronte e nell’altro. Il fronte del no sta a significare la necessità di mettere fine a un’ Europa troppo germanocentrica, sta a significare un’Europa i cui popoli si vadano a riappropriare del loro destino. Però la Grecia ha commesso dei gravissimi errori. Ha truccato i suoi conti per entrare in Europa e si è data un sistema di welfare insostenibile rispetto alle sue capacità economiche e produttive, quindi non si può pretendere che siano cittadini italiani, spagnoli o francesi a pagare un sistema pensionistico come quello greco, che neanche noi italiani ci possiamo più consentire. Quindi ci sono ragioni da una parte e dall’altra. Io penso che forse dovrebbero prevalere i si e che però dopo si debba ridiscutere tutta l’architettura europea”.
Per cui è necessario che prevalga il si anche per l’Italia ?
” Io non mi iscrivo al partito degli allarmisti. Certo, c’è un problema serio dovuto alla nostra esposizione creditizia nei confronti della Grecia. E questo è un problema di grande importanza, a proposito del quale molti nostri politici hanno omesso alcune verità. Certamente ci sarebbero delle grandi turbolenze se la Grecia uscisse dall’euro e se vincesse il fronte del no”.
Perché allora il governo italiano continua a dire che non ci sarebbero ripercussioni in Italia con l’eventuale fuoriuscita della Grecia dall’euro ?
“Ma non è vero: tutti i grandi quotidiani economici, dal Financial Times al Sole 24 0re, hanno spiegato bene che con con l’innalzamento della spread aumenterebbe la necessità di pagare i nostri titoli pubblici con un interesse maggiore. Adesso noi stiamo beneficiando, almeno in questo momento e almeno in una parte dell’Italia, l’Italia settentrionale, di una condizione favorevole. Mi riferisco alla perdita dell’euro rispetto al dollaro, ai prezzi petroliferi molto bassi e a uno spread più sopportabile. C’è stato qualche giorno in cui lo spread è addirittura sceso sotto i 115 punti, sfiorando la discesa sotto i 100 punti. Ma se salta la Grecia ci saranno anche conseguenze per noi. Perchè la grande speculazione finanziaria internazionale, fatta anche da alcuni grandi fondi d’investimento, potrebbe mettere nel mirino l’Italia. Come già avvenne all’epoca di Soros “.
Insomma: il si è auspicabile….
” Si, però l’Europa non deve tornare a essere l’Europa delle burocrazie, dei palazzi, dei freddi ragionieri di Bruxelles “.
Nella nostra situazione italiana quanto pesa il fatto che abbiamo avuto per molti anni una politica che non ha badato all’interesse collettivo ?
“Tantissimo. Perchè noi in sede europea non abbiamo adeguatamente rappresentato le peculiarità del nostro popolo. Penso ad esempio all’agricoltura, che è un terreno decisionale molto importante dell’Europa: non c’è stata mai una vera difesa dei nostri prodotti, delle nostre produzioni. Penso all’industria. Parlavo prima delle quote latte, dell’acciaio, cioè di quelli che erano i nostri known how strategici. Penso all’elettronica. Perché la nostra classe politica si fa eleggere in Europa per poi far politica in Italia e non per andare lì impegnandosi quotidianamente, in modo stringente, sui dossier europei “.
Paghiamo anche lo scotto di una mentalità, di un retaggio storico, del fatto che non abbiamo questo grande senso dell’unità nazionale che invece ha la Germania ?
“Questo indubbiamente, anche se le nostre due storie sono abbastanza analoghe: la loro unità è giunta addirittura dieci anni dopo la nostra, nel 1870, con Bismark, dopo la battaglia di Sedan. Noi abbiamo conosciuto in quella fase l’egemonia del Regno del Piemonte. Loro della Prussia. Però la Germania ha sempre avuto un’identità culturale, linguistica, molto forte. L’egemonia tedesca noi la leggiamo nella grande filosofia tedesca. In Nietzsche, in Herder, in Fichte, in Hegel, nella musica di Wagner: lì c’è la traccia dell’egemonia tedesca “.
Una mentalità nettamente diversa da quella nostra, in ogni caso….
“Non c’è dubbio”.

