Corteo a Napoli prima del giudizio, alle nove.
Oggi potrebbe accadere di tutto e cioè che la corte di Appello di Napoli possa decidere sulla sorte dei cinque licenziati Fiat oppure che possa rimandare l’udienza. A ogni modo, anche se la corte dovesse decidere oggi, l’esito della sentenza si potrà conoscere solo domani, mercoledi. Intanto stamattina Mimmo Mignano, Roberto Fabbricatore, Marco Cusano, Massimo Napolitano e Antonio Montella sfileranno in corteo a Napoli, da piazza Garibaldi, per ribadire quello che definiscono il diritto alla libera satira frustrato dalla repressione aziendale. Oggi i giudici di Appello di Napoli dovranno sostanzialmente interpretare ciò che successe nel giugno del 2014, quando cioè Mignano e compagni, da operai del reparto logistico Fiat di Nola, aggregati allo stabilimento di Pomigliano, inscenarono il suicidio di Sergio Marchionne con tanto di patibolo, cappio e fantoccio raffigurante l’ad della Fiat. Una protesta clamorosa e provocatoria scaturita dal tragico gesto di due operai cassintegrati da molto tempo dello stesso reparto di Nola, Pino De Crescenzo e Maria Baratto, che si tolsero la vita tra il febbraio e il maggio di quell’anno. Subito dopo quella protesta i cinque operai furono tutti licenziati per denigrazione aziendale e minacce violente. E il tribunale di Nola ha dato sempre ragione alla Fiat, confermando per due volte che quella manifestazione aveva fatto venire meno il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendenti che avevano manifestato in quel modo. Ora la parola definitiva passa alla corte di Appello di Napoli. C’è chi dice che valutare la vicenda nell’ambito della libertà di satira sia legittimo, ancorché legato alla libera interpretazione dei giudici. Su questo aspetto della vicenda si sono espressi favorevolmente tanti esponenti del mondo dello spettacolo, del teatro, del cinema e della letteratura. Adesso sono però i magistrati a dover pronunciare l’ultima parola sulla faccenda.



