Erano in pochi al consiglio pastorale organizzato da don Peppino Gambardella, appena spedito in pensione dal vescovo di Nola, Francesco Marino, con una mossa a sorpresa che ha suscitato disappunto e malumori ma pure tanta gioia tra quelli da sempre ostili al sacerdote, un prete militante protagonista di mille battaglie per il lavoro, l’ambiente e i diritti sociali. A ogni modo ieri sera il prete operaio di Pomigliano, da sempre in prima linea per i più deboli, ha voluto dare il suo ultimo, sommesso, saluto da parroco della chiesa madre della città, San Felice in Pincis, ai fedeli impegnati nell’organismo della parrocchia che ha lo scopo di attuare la missione della Chiesa. Mancavano però all’importante appuntamento alcune figure storiche del consiglio pastorale. Fedeli “assenteisti” che poco prima anche sui social avevano speso parole d’amore per don Peppino ma che poi, alla prova dei fatti, non si sono presentati al saluto vis à vis tenuto nella cappella settecentesca della chiesa.
“Dovrete camminare con le vostre gambe – il messaggio del don, rimasto seduto dietro una scrivania mentre gli altri ascoltavano dal coro ligneo della cappella – la storia è nelle vostre mani. Penso a Laudato si’, a combattere per la difesa dell’ambiente, della salute. Il papa ci ha detto “uscite dalle sagrestie e andate tra la gente”. Io ho voluto interpretare così il sacerdozio”.
Rimangono ostacoli logistici. In base a quanto stabilito dal vescovo, don Peppino, don Virgilio Merone e don Mimmo Iervolino, i tre inseparabili sacerdoti focolarini che vivono insieme a Pomigliano, dovranno lasciare l’appartamento della diocesi per dirigersi alla volta della frazione di Faibano di Camposano, sotto le montagne della bassa Irpinia. Qui don Mimmo farà il parroco di una chiesetta. Per don Peppino e don Virgilio non è stato previsto nessun incarico. Nel frattempo l’accordo raggiunto con Marino è che i tre preti della chiesa impegnata nel sociale lasceranno Pomigliano entro il 14 gennaio, giorno della festa del santo patrono della città, San Felice. “Ora il nostro problema più serio è dove andate ad abitare – ha detto don Peppino – col vescovo vedremo di risolvere questo problema. Se ci mettono a posto la casa…Lunedì con il vicario generale andremo a vedere il posto. Comunque ci vorrà un po’ di tempo per svuotare la nostra casa di Pomigliano”. Rimangono in piedi iniziative imminenti. “Martedì prossimo – ha fatto sapere il parroco in partenza – il vescovo emerito di Acerra, monsignor Rinaldi, presenterà qui il suo libro sull’inceneritore di Acerra. Ci sarà anche il noto, giovane e coraggioso ambientalista del territorio, Alessandro Cannavacciuolo”. Verso la fine della cerimonia di saluto al consiglio pastorale, un impiegato dello stabilimento AvioAero, Francesco Viscione, ha voluto far leggere il messaggio di un operaio sulla partenza di don Peppino. Si tratta di una lettera di un lavoratore aiutato in un momento di grave difficoltà da Legami di Solidarietà, il fondo creato nella chiesa di San Felice per aiutare cassintegrati, precari, disoccupati.
L’autore del messaggio si chiama Massimo, è di Marigliano: “In un periodo buio ho trovato una mano che mi sorreggeva. Qui c’era sempre una porta aperta e c’era sempre la stessa persona che l’apriva. Io non so come sia un angelo ma io l’ho conosciuto sotto forma di don Peppino”. “Massimo – racconta don Peppino – aveva una moglie che è morta di tumore, a soli 43 anni”. Il sacerdote giunse al capezzale della giovane donna per assisterla nel suo ultimo cammino. “Sento che la società di oggi è ammalata e ha bisogno di amore – ha concluso il prete di San Felice – mi auguro che nasceranno giovani che sentano la vocazione a continuare. Noi intanto lasciamo e speriamo che i giovani prendano il nostro posto”. Quello di ieri sera è stato un commiato semplice, segnato da un silenzio assordante. Sindacati e partiti che un tempo hanno camminato a braccetto con don Peppino, in occasione delle tante vertenze sostenute dal parroco, non hanno diramato nessun comunicato ufficiale sul pensionamento del sacerdote e sul suo trasferimento lontano da Pomigliano.
Solo il sindaco di Pomigliano, Gianluca Del Mastro, ha rivolto, con un messaggio pubblico, un saluto sincero e accorato. Comunque ieri sera è stato lasciato spazio alla preghiera, forse il saluto più appropriato, un Gloria al Padre, un’Ave Maria. E gli ultimi abbracci: “Addio don Peppino. Ma speriamo sia più un arrivederci”.


