Non si vedevano tanti metalmeccanici in assemblea fuori alla fabbrica della Fiat Chrysler di Pomigliano da anni. E non ha potuto fare a meno di notarlo chi della lotta per i diritti dei lavoratori ne fa il pane quotidiano.
La partecipazione al presidio all’esterno del “Giambattista Vico” degli operai che ogni giorno da Pomigliano si spostano nell’impianto di Cassino è il dato che, dell’astensione dal lavoro dell’altro ieri, ha sorpreso un po’ tutti. Giovedì, su quei pullman che li portano fino a Piedimonte San Germano, in un centinaio non ci sono saliti. Di spontanea iniziativa. Sciopero, ha poi proclamato la Fiom. Su due turni, mattina e pomeriggio. E a casa i lavoratori non ci sono tornati. Sono rimasti in assemblea fuori allo stabilimento. Con loro c’erano i delegati di Fiom e Si Cobas. Vogliono dall’azienda chiarimenti sul loro futuro nella fabbrica. Reclamano quel piano industriale che doveva essere presentato a marzo e di cui, ad oggi, ancora non si sa nulla. Vogliono una data certa di rientro a Pomigliano da quella trasferta che deve essere solo temporanea. E chiedono un adeguamento salariale per i disagi che lo spostamento gli sta provocando. Un bisogno di risposte, che diventa sempre più forte all’avvicinarsi della scadenza – alla fine del mese prossimo – dei contratti di solidarietà. Per tutti questi motivi, hanno chiesto ai sindacati di organizzare un incontro urgente con la direzione della Fca di Pomigliano.



