La Montagna, i quartieri, le chiese: Ottaviano, una città picassiana.
Come in un quadro cubista di Picasso o di Braque, in certi momenti Ottaviano presenta, tutti insieme e disegnati con precisione geometrica, i pregi, i difetti, i meriti e gli errori di noi Ottavianesi, degli amministratori della città e dei rappresentanti di Enti e di Istituzioni. Vincenzo Caldarelli ci ha sollecitato, ancora una volta, a “sentire” il fascino della Montagna e a riflettere sull’urgenza di interventi strutturali che tardano a venire. Qualche giorno dopo una prestigiosa Maratona ha confermato quel fascino e quell’incanto: e mi auguro che abbia suggerito qualche idea nuova al sindaco di Ottaviano e all’assessore deputato a seguire l’evento.
E’ stata una settimana di movimento: ogni tanto è necessario rinnovare le provviste di immagini e di emozioni per controllare la tenuta e la misura delle nostre idee. Dobbiamo ringraziare, noi Ottavianesi, Vincenzo Caldarelli che ci ha sollecitato a tornare in Montagna, a percorrere il meraviglioso sentiero che tra ombre silenziose, toni nobili di verde, frammenti di pietre vulcaniche e schiere di alberi maestosi, e l’improvviso aprirsi di panorami profondi, ora sereni, ora inquieti, conduce al Largo Legalità. Le torsioni di quel sentiero in terra battuta mettono in movimento la memoria e la riflessione: ricordi che lì c’era la ricchezza di Ottaviano, “vedi” le donne e gli uomini che ancora negli anni ’70 del ‘900 scendevano dalla Montagna con il carico giornaliero di frutta e di legna, e, nel ricordare, ti accorgi degli alberi abbattuti e delle nere tracce dell’incendio che devastò qualche anno fa questo “luogo” sacro alla storia di Ottaviano.
Tutti sono stati conquistati dall’incanto: lo dimostravano il mobile sguardo e gli attenti silenzi dei visitatori – una folla – che salivano a piedi e percepivano, visibilmente, il soffio vitale, inebriante, dell’aria. Il rito sacro celebrato nel Largo Legalità dai parroci ottavianesi l’ ho visto come un rito di ringraziamento e come un atto di speranza. Lo dissi in pubblico, davanti alla Grotta della Madonna di Lourdes, e lo ripeto: la Montagna non è solo il sacrario della storia di ieri, è anche la “terra felice” del nostro domani: a Ottaviano è rimasta solo la sua Montagna. E’ dunque necessario che si definisca un progetto serio, ampio, concreto, e che Enti di varia taglia, per realizzare quel progetto, incomincino a investire anche a Ottaviano un po’ di danaro: che per la Montagna di Ottaviano passa il sentiero n.1 del Parco Nazionale del Vesuvio non lo dico io, lo dicono le carte dell’Ente Parco. E se qualcuno se lo scorda, la colpa è prima di tutto di noi Ottavianesi, che nulla facciamo perché chi deve ricordare ricordi: e sappia, se non lo sa, che la trama di “sentieri” che attraversano la nostra Montagna è un appassionante intreccio di storie dense della pena di vivere e della volontà di non arrendersi ( lo compresero, nel 1906, la Serao e Ada Negri). Sono certo che nessuno dei candidati alla poltrona di sindaco si illude che la prossima campagna elettorale possa essere la solita zuppa di chiacchiere. Dovrebbe essere chiaro a tutti che molte domande attendono risposte soddisfacenti, che il sistema economico e sociale della nostra città è ormai all’ultimo bivio, e che cresce di giorno in giorno il numero delle famiglie scosse dai problemi finanziari e dalla crisi del mondo del lavoro
.In questa settimana ho accompagnato nella visita alle chiese di San Michele, di San Giovanni e dell’Oratorio “Vistapoveri” alunni delle elementari, delle medie e dell’Alberghiero. Mi è parso giusto sostenere, per quello che posso, l’impegno che i docenti mettono nell’avvicinare i ragazzi ai tesori d’arte e alla storia della nostra città. Ho parlato, per cenni, del significato e dell’origine dei riti più importanti, della vita sociale della Terra Vecchia e del quartiere “San Giovanni”, di alcuni mestieri particolari degli Ottajanesi. Ho notato e sottolineato l’attenzione degli alunni, aiutati concretamente dalle notizie già fornite dai docenti; mi ha confortato l’intenzione espressa da tutti i colleghi di disegnare, il prossimo anno scolastico, un progetto organico sulla storia sociale di Ottaviano.
Deis iuvantibus, in autunno allestiremo, nella Biblioteca Comunale (se il nuovo sindaco ci concederà il permesso), una mostra sui mestieri “storici” della nostra città e sulle famiglie che li esercitavano tra il Seicento e l’Ottocento. Ai ragazzi delle nostre scuole devi parlare dei quadri di Francesco Curia, di Andrea Boscoli e di Guido Reni, del “San Gennaro” di Matteo Bottiglieri e dei palazzi, ma devi anche raccontare l’ “arte” e il modo di vivere di “basolari”, muratori, cocchieri, vignaiuoli e bottai: perché da qui viene la “sostanza” prima del “modo” con cui noi Ottavianesi ci confrontiamo con la realtà della vita, da qui viene, insomma, uno dei cardini di quella coscienza che gli studiosi chiamano “sociale”, e altri “identità civica”. A proposito: che fine ha fatto il progetto di un Museo reale e virtuale?


