CONDIVIDI

La scelta di Procida come capitale della cultura per il 2022 ha spinto molti a ricordare i preziosi “capitoli” della storia culturale dell’isola: il romanzo “Graziella” di Lamartine, “L’isola di Arturo” della Morante e il film “Il postino” di Troisi. Ma alcuni studiosi ritengono che Graziella sia soltanto la “ trasfigurazione” romantica di Antoniella, che lavorava a Napoli, nella “Fabbrica dei tabacchi”, e che Lamartine citò più volte nelle sue opere.

 

“Graziella” è un romanzo “vagamente autobiografico” ( Giovanni Bogliolo) che Alphonse de Lamartine pubblicò prima come capitolo delle “Confidenze” e poi, nel 1852, come opera a parte: vi è raccontata la storia romanzata  della tormentata relazione tra lo scrittore e la ragazza procidana, che per lui rifiuta il matrimonio con un cugino ed entra in guerra con la famiglia, che vuole imporle questo matrimonio a ogni costo. Graziella e Alphonse si giurano eterno amore, e, costretto a rientrare in Francia, il giovane promette alla ragazza che tornerà certamente. E invece non torna più. Graziella gli scrive, ma inutilmente: nell’ultima lettera gli dà notizia della sua grave malattia e della morte imminente. Il romanzo ebbe un notevole successo, sebbene già i contemporanei considerassero troppo evidente l’influenza del “Paolo e Virginia” pubblicato nel1788 da J.H. Bernardin de Saint Pierre. Assai severo fu il giudizio di Flaubert: “E’ un’opera mediocre, benché sia la miglior cosa che Lamartine abbia scritto in prosa. Ci sono dei particolari interessanti, ma in questo libro non c’è niente che vi commuova”. E tuttavia Graziella divenne un mito, il simbolo splendido della storia culturale dell’isola: ogni anno, dal 1939, durante la “Sagra del Mare”, si elegge, tra le donne di Procida, “Graziella”. A questa storia culturale ha contributo anche Elsa Morante con le pagine affascinanti del romanzo “L’isola di Arturo”. E forse conviene ricordare che Pablo Neruda è stato a Napoli e a Capri, ma mai a Procida, anche se “Il postino” dell’immenso Massimo Troisi ha creato un po’ di confusione. Lamartine giunse a Napoli nel dicembre del 1811 e vi restò fino al marzo dell’anno successivo. Lo accompagnava l’amico pittore Aymon de Virieu, ed entrambi, giovanissimi, poco più che ventenni, rappresentavano, nel fisico e nei modi, il modello dell’artista romantico. Lamartine venne conquistato da Napoli, in cui regnava la “pura e brutale voluttà” – così scrisse in una lettera alla marchesa di Raigecourt – e si augurò di morire a Napoli, per essere sepolto sulla “spiaggia sonora dove il mare di Sorrento srotola le sue onde azzurre”. Raccontò poi lo scrittore che nel 1812 aveva descritto in alcune poesie la meravigliosa bellezza delle gite in barca con Graziella, mentre l’amico Aymon tracciava nel suo album schizzi a matita del paesaggio. In seguito Alphonse aveva bruciato i fogli delle poesie, ma l’amico pittore riuscì a salvarne una, che Lamartine pubblicò, nel 1820, nelle “Meditazioni poetiche”. “Non vedi morir sulla sponda /il placido flusso del mare? / …Sul piccolo legno saliamo /che io guido così facilmente /e presso alle rive passiamo /del magico golfo silente/…Così tutto passa e muore, / e così anche noi passiamo, / né lasciamo traccia migliore / di quella che lascia sull’acqua/ la barca in cui ci troviamo”. Ma la ragazza di cui si innamorò  Lamartine si chiamava veramente Graziella ed era di Procida?  Gino Doria scrive che “recenti studiosi, e fra essi il nostro insigne L.F. Benedetto”, hanno ricostruito la vera storia: la ragazza non lavorava il corallo, ma i sigari, non era di Procida, ma di Napoli, e si chiamava “Antoniella”: e non a caso “Antoniella” fu il titolo dell’ ultimo romanzo che Lamartine scrisse nel 1869. Nel 1811, nella Napoli di Murat, un cugino dello scrittore, Dareste de la Chavanne, di Lione, dirigeva la Fabbrica dei tabacchi a San Pietro Martire, e qui, “ essendo separato dalla moglie, si era creato un piccolo harem. Lamartine stesso.. fa ricordo di questa Antoniella, la quale più che una semplice sigarettaia alla Carmen, era una specie di soprastante, ammessa alla mensa del direttore. Nel popolino, dal quale proveniva, era nota appunto come “la mamma delle sigarette””( Gino Doria). Come Graziella, anche  Antoniella morì giovanissima, poco dopo la partenza da Napoli dello scrittore: e qualche anno dopo Lamartine, nella “Sesta elegia”, scrisse ancora che voleva morire a Napoli ed essere sepolto “sotto qualche aranceto di Resina, accanto ad Antoniella”. Graziella nacque dall’idealizzazione romantica di Antoniella, ma la sua storia e il culto che le hanno dedicato gli abitanti di Procida dimostrano, ancora una volta, che le figure create dall’immaginazione degli artisti diventano spesso persone vere e vive di una vita immortale.