Home Generali “L’ Adorazione dei Magi” di Velàzquez: una caravaggesca scena di vita quotidiana

“L’ Adorazione dei Magi” di Velàzquez: una caravaggesca scena di vita quotidiana

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Il quadro (olio su tela, cm. 203 x 125, Museo del Prado) Velàzquez lo dipinse nel 1619, quando aveva venti anni. E’ un “ritratto di famiglia”, perché moglie, figlia, fratello e suocero del pittore fecero da modelli, e perché la Madonna, il Bambino e i Magi sono “figure” della vita quotidiana. L’influenza di Caravaggio e la lezione di Sant’Ignazio di Loyola, di cui Francisco Pacheco, maestro e suocero di Velàzquez,  era un ardente ammiratore.

 

In questo cataclisma virale che scuote la nostra vita c’è chi pensa che le figure e i riti del Sacro siano più lontani da noi, altri, invece, li sentono più vicini, perché alimentano la speranza e costituiscono, tra tanti dubbi, una solida certezza. Secondo il Gàllego questa “Adorazione” Velàzquez la dipinse a venti anni, un anno dopo il matrimonio con Juana, la figlia del pittore Pacheco – il matrimonio venne celebrato nel 1618- e pochi mesi dopo la nascita della figlia Francisca, che venne battezzata nel maggio del 1619. Questa Epifania è un quadro di famiglia, nel senso letterale dell’espressione: fecero da modelli la moglie Juana per la Vergine, la figlia per il Bambino, e per i Magi lo stesso pittore, un suo fratello ( o un servitore) e il suocero Pacheco. La lezione di Caravaggio è manifesta nel realismo della scena, nella luce che si concentra sulla Madonna e sul Figlio, nei valori cromatici e, direi, “tattili” dei panni: il movimento delle pieghe è un commento del pittore alle espressioni dei personaggi e sottolinea l’orientamento in diagonale dell’impaginazione. E’ evidente anche l’influenza del pensiero di Sant’Ignazio di Loyola – Pacheco era un lettore attento degli “Esercizi spirituali” – il quale esortava i credenti a vedere le cose dello spirito attraverso i sensi, a convincersi che Gesù è presente in ogni momento e in ogni atto della nostra esistenza, a cercarLo con la contemplazione immaginativa.E sollecitato da Caravaggio e da Sant’ Ignazio Velàzquez “vede” e rappresenta una scena in cui non c’è spazio per gli ornamenti sontuosi che distinguono i Magi nei quadri degli altri pittori. Essi indossano panni di uso comune, di stoffa ruvida e grossa: sono di oro solo le coppe che contengono i doni per il Bambino, e una nota di eleganza c’è solo nel merletto al collo di Baldassarre: ma questa è una necessità pittorica, perché il bianco intenso del colletto serve a creare contrasto con il colore del volto del “re” che veniva dall’ Africa. Scrive Juliàn Gàllego che “questi magi potrebbero essere nostri vicini”. Non ci sono serafini e cherubini, non c’è il mistico e armonioso fluire della luce celeste, e quella che illumina la scena potrebbe essere, a prima vista,  luce naturale di torce. Un segno di trascendenza il pittore ci consente di vederlo solo nel remoto chiarore che scopre il nero profilo del monte lontano. Enigmatica è l’espressione della Madre (vedi particolare in appendice): non mi convince il Gàllego che vede nel Volto di Maria “l’unica nota mistica che possa indirizzare un fedele” e non mi convince il Pantorba che, al contrario, non vi trova “nessun accenno di spiritualità”, perché Maria “ è solo una bella ragazza sivigliana, intenta a sostenere il Bambino con mani forti, un po’ tozze”: mani che secondo Justi “sono abbastanza forti per maneggiare un aratro e, se necessario, per prendere un toro per le corna”. Credo che Maria sia “chiusa” nella riflessione sui motivi che hanno portato Lei, ragazza umile e semplice, a diventare protagonista di un Mistero così grande. E domande che restano senza  risposte e lo stupore “disegnano” anche il profilo di Giuseppe, il cui volto Velàzquez dipinse con larghe pennellate di ocra chiara e scura, mentre usò pennelli piccoli e delicate velature di gialli e di rossi per realizzare il “prodigio” del Volto di Maria, sul quale l’Amore e la Delicatezza si intrecciano con la meditazione. “Impacchettato” (Gàllego) come un qualsiasi neonato sivigliano è il Bambino: e pare che i Magi stessi si chiedano in che cosa questo Bambino sia diverso dagli altri: sarebbero indotti a rispondere che non è diverso in nulla, che il loro viaggio è stato inutile, che talvolta le profezie sono ingannevoli, ma poi “sentono” che quella luce non è naturale, e che nello sguardo di Gesù ci sono i riflessi di una sapienza che va oltre i confini di quel luogo e di quel momento. “Sentono”  che quel Bambino già è capace di leggere nel loro silenzio e nei loro pensieri, è già capace di dare, a chi sa ascoltarLo, risposte meravigliose.