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Nato a Lizzano, in provincia di Taranto, Mimmo forgia la sua vena artistica trasferendosi prima a Torino, poi a Roma. Il suo esordio è del 1980 con l’album “Siamo Meridionali” che rappresenta un modo nuovo, soprattutto vitale, di parlare del Sud. La particolarità della sua musica e dei suoi testi, una miscela di rock ironico e graffiante unito a ballate dolcissime, ne fa subito un cantautore originale. In seguito vengono pubblicati gli album “Uh mammà” e “Stancami stancami musica”. Scrive con Enzo Biagi “Ma che storia è questa” ed è autore di splendidi brani cantati da Mia Martini, Ornella Vanoni, Fiorella Mannoia, Loredana Berté, Zucchero e Gianni Morandi. Dopo qualche anno di silenzio, dovuto alla rottura verso un certo mondo discografico, incide gli album “Non voglio essere uno spirito” e l’autobiografico “L’incantautore”. Nel 2011 pubblica “Quando saremo fratelli uniti”, incentrato sulla (mala) Unità d’Italia, liberamente ispirato al libro “Terroni” di Pino Aprile. Il suo ultimo lavoro discografico ha l’emblematico titolo “Dalla parte delle bestie”.

Conosciamo più da vicino lo stimato ospite della nostra rubrica “Frazioni musicali”.

Con “Non illudermi così”, pubblicata da pochi giorni nell’ultimo album di inediti di Zucchero, dopo “Vedo nero” del 2010, ritorni a collaborare con il bluesman emiliano. Ci racconti questo sodalizio rinnovatosi nel tempo?

«In realtà il sodalizio con Zucchero non si è mai interrotto e da Vedo nero in poi, continuiamo a sentirci. Diciamo che Zucchero raramente collabora con artisti in maniera costante. Lui è un grande autore oltre a essere un grande interprete e può capitare, a volte, che possa essere interessato da qualche melodia o da qualche testo che lo intrighi. Ecco allora che scatta la collaborazione. Devo dire che ci lega una stima artistica reciproca e che molti brani che gli ho mandato sono cose che magari vedranno la luce in un prossimo futuro. É stato così per Non illudermi così, un testo che lui aveva già in cantiere e che ha tirato fuori adattandolo a quest’ultima sua cover».

Quali sono i tuoi progetti discografici in cantiere? Puoi darci qualche anticipazione?

«A metà gennaio entro in studio per ultimare il CD iniziato lo scorso anno. Ho molto materiale, dovrò operare una difficile scelta. Tra l’altro ho ultimato il mio libro, scritto in questo fermo temporale e pandemico, per cui ci saranno da promuovere un CD e un libro».

Nel corso della tua carriera sei stato accostato a Rino Gaetano e Giorgio Gaber. In che misura questi grandi artisti hanno influenzato le tue scelte e i tuoi gusti musicali?

«Cercando di rispondere in maniera più esplicita e sincera (evitando estetica e diplomazia), ti dirò che gli accostamenti ad altri artisti sono stati molto più numerosi. Oltre a Rino Gaetano e Giorgio Gaber ricordo di essere stato accostato a Edoardo Bennato, per esempio. Credo, però, che questo sia un peccato veniale che commettiamo un po’ tutti di fronte alla novità, abbiamo bisogno di comprendere il nuovo, di incasellarlo, di mettergli una cornice e, inconsciamente, riconducendolo al nostro vissuto, operiamo certi accostamenti. Nello specifico, penso di avere di Rino Gaetano l’ironia e un certo catrame in gola, nella voce. Per altro il sociale di Gaber e certe sue dolcissime ballate mi hanno sicuramente influenzato».

Un altro avvenimento molto importante per la tua carriera risale alla collaborazione con Enzo Biagi per la scrittura del brano “Ma che storia è questa”, sigla del programma televisivo omonimo dell’incommensurabile giornalista scomparso. Che ricordo hai di quell’esperienza?

«Un momento storico per me. L’incontro fu combinato dalla mia casa discografica. Biagi mi parlò del suo progetto La Storia d’Italia a fumetti, del quale io avrei dovuto scrivere la sigla. Ci incontrammo a cena Al Vecchio 400 (vicino Milano) e, parlandomi più nel dettaglio, mi consegnò il testo da musicare. Fui molto colpito dalla sua umiltà e dalla sua umanità. Mostrava oltre a una sapienza infinita, un entusiasmo giovanile, specie quando raccontava dei suoi progetti, dei suoi libri e dell’ultima intervista (uno scoop mondiale) a un personaggio top secret… Chissà chi era!».

Quanto ha compromesso la tua carriera il tuo essere libero da convenzioni e padroni?

«Devo dire che nei miei album ho goduto sempre della più completa libertà, in tutti i sensi. Il fatto che siano rimasti così anticonvenzionali dimostra che tutto quel lavoro non è stato solo un fuoco di puglia (sono attaccato come una zecca alla carne dei miei luoghi) e il mio più grande desiderio resta sempre quello di vivere all’altezza dei miei testi, di continuare a essere un irregular. Ai giovani che fanno musica raccomando di uscire fuori dalla propria bolla d’aria (la solitudine). Tutto questo può comportare la non compatibilità col mercato ma è nei patti. Penso che la forza di un artista sia inversamente proporzionale alla propria voglia di successo».

La tua carriera di stimato cantautore è costellata da tante e illustri collaborazioni. Con chi altri ti piacerebbe lavorare?

«Con chi capita, innanzitutto. Vedi, un musicista, un interprete, un autore o quel che sia: ognuno apporta qualcosa di originale, di proprio. Certo avere la possibilità di collaborare con un grande nome è sempre auspicabile e desiderabile. Se potessi sicuramente mi piacerebbe collaborare con Sting (con tutta la modestia possibile) e ci sto pensando… sai? Ho una mezza idea di mandargli un brano. Magari succede qualcosa. Con Zucchero è accaduto. Meglio puntare in alto, no?».

Hai letto il cast del prossimo Festival di Sanremo? Cosa ne pensi?

«Mah, ho letto qualcosa ma sinceramente tanti nomi non so chi siano, non li conosco. Non penso niente comunque. Sono contento per chi ce l’ha fatta ad arrivare a Sanremo. Rimane la vetrina più importante. Io avevo proposto i miei amici della Rimbamband con un mio brano ma naturalmente… neanche a parlarne! Ci riproveremo l’anno prossimo. La Rimbamband, comunque, è un gruppo fortissimo e prima o poi uscirà fuori».

Hai avuto modo di seguire il fortunato talent “The Voice Senior”? Chi ti ha colpito di più?

«Purtroppo non seguo tanto la TV e specie i programmi musicali. Non so dirti molto sui talent e in particolare su The Voice Senior».

Dove trascorrerai le feste di Natale?

«A casa, come tutti. Con moglie, figli e nipoti. Avrei voluto raggiungere mia madre a Lizzano, reduce da un recente intervento al femore, subito a 94 anni. Purtroppo non è possibile. Starò a Milano e sarà certamente un Natale particolare. Forse, quest’anno più scarno ma sicuramente più intimo e più raccolto».

Cosa auspichi per te e per il mondo della canzone a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno?

«Il mondo della canzone si è rinnovato. C’è aria diversa in giro. Credo spiri un vento di rinnovamento che, però, non ha prodotto ancora un genere, un filone, un modo veramente nuovo di fare musica. Ci sono dei tentativi ma manca la genialità per silenziare e sostituire l’epoca irripetibile dei cantautori che ancora resiste. Probabilmente, la figura del cantautore è irremovibile, regge da sempre tutte le intemperie e tutte le mode. Il cantautore credo che sia il vero manuale della canzone e auspico, a breve, un ritorno della musica d’autore che considero eterna e vitale. Il cantautore sarà il vaccino anche contro il virus della banalità musicale».