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Il Palazzo della Resina con la sua campagna circostante è forse la più rappresentativa e meglio conservata, nonostante il frazionamento della proprietà, fra le masserie di Somma Vesuviana. Insediamento antichissimo, per essere sorto al fianco delle chiese benedettine di S. Maria del Pozzo, deve il suo aspetto attuale all’Illustre Principe e Duca D. Marcello Carafa. 

Poco distante dal cinquecentesco complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo,  esattamente a circa centocinquanta metri sulla sua destra, al di là di quello che fu un antico alveo che tagliava da nord a sud l’intera zona, è ubicata l’ imponente masseria con casa palazziata della Resina. Il termine masseria conserva tutt’ora il duplice significato sia di azienda agricola che di casa rurale o padronale, dove vivevano contadini, massari e proprietari. La parola Resina deriva da ravine ovverosia luogo scavato dalle acque o piccolo torrente. Il podere, già presente nel 1308, comprendeva – come riferisce il compianto prof. D’ Avino Raffaele – oltre cinquanta ettari di campagna, altamente fertile e ricca di abbondanti frutteti con una vasta produzione di ciliegie, susine, albicocche e noci. La conformazione morfologica, quindi, si presentava già all’inizio del XIII secolo, scavata dalle acque pluviali calanti dal Monte Somma. Nel XVII secolo l’ operosità degli agricoltori del luogo resero la zona più o meno piana come attualmente si presenta.

La masseria – secondo lo storico Domenico Russo –  è forse la più rappresentativa e meglio conservata, nonostante i vari frazionamenti, fra le masserie di Somma. Al centro del predio si innalza la stupenda fabbrica che conserva ancora la sua disposizione quattrocentesca con una vasta corte ed ampie sale raggiungibili da una coperta scalea all’interno del cortile. Una seconda scala, invece, architettonicamente rilevante, è situata sul lato destro del cortile lungo l’androne che immette nel giardino retrostante. La facciata ha subito nel corso dei secoli numerosi rifacimenti: nel XVIII secolo subì qualche aggiunta di gusto neoclassico ben visibile a coronamento della parte centrale dell’ampio timpano. Il suo aspetto – continua Russo – è probabilmente dovuto all’ illustre  D. Marcello Carafa,  nato a Somma il 28 ottobre 1673 e probabilmente qui morto il 3 luglio 1750. Il Catasto Onciario del 1744 ci attesta a pagina 817 che l’ Ill. Principe D. Marcello Carrafa Patrizio Napolitano e Duca di Jelsi  possedeva una casa palaziata nel luogo detto la Resina per uso proprio. Di più possedeva una masseria di moggia centovent’otto incirca, oltre delle partite censuate ut infra, arbustata, vitata, fruttata nel suddetto luogo Resina assieme con un giardino attaccato alla suddetta casa, stimata la rendita per annui ducati seicentotre, sono oncie 2010.

Monumentali si presentano invece i cellai, o cantine, di enorme capienza, a cui si accedeva direttamente con i carri attraverso un lungo corridoio in pendenza. Tutte le aperture – continua D’Avino – del cantinato sono incorniciati da bordi lavorati in pietra vesuviana, mentre sui mastodontici e alti pilastri si impostano vigorosi archi che sostengono le ampie volte. Lo stesso D’Avino, in una sua relazione, accosta questo luogo, dal punto di vista architettonico, alla cisterna romana Piscina Mirabilis di Miseno in cui confluivano le acque dell’ antichissimo acquedotto Augusteo passante pure per Somma e che forse ispirò l’ideatore di questa costruzione. Nella masseria veniva adoperato il grande torchio ricavato da un annoso tronco di quercia, la cosidetta  cercola, tipica  quasi della maggior parte della cantine delle masserie sommesi. Essa grandeggia nella parte nordorientale del cellaio con una lunghezza di circa dieci metri. A manovrarlo con perizia e stento ci volevano ben cinque o sei persone. Fusti e botti, oltretutto,  di dimensioni non comuni sono ovunque distribuiti nella penombra dei freschi locali. All’esterno, invece, nello spiazzale antistante la masseria, luogo di sosta e di convegno, troneggia l’alto e immenso albero di platano, che ancora oggi ci rinfresca nelle assolate giornate estive.