A Pomigliano G.V., 36 anni, dopo l’arresto dei militari è tornato in libertà. Uno dei carabinieri feriti ha ancora problemi alla milza
I carabinieri della stazione di Pomigliano lo hanno accusato di aver tentato di ammazzare la compagna con un coltellaccio lungo quaranta centimetri, di aver fatto del male alla figlia di lei, minorenne, e di avere anche ferito tre militari che per bloccarlo e arrestarlo hanno dovuto ingaggiare una colluttazione rischiando grosso. Uno dei carabinieri intervenuti, secondo quanto trapelato, è ancora sotto osservazione per problemi alla milza. Ma per il tribunale G.V., 36 anni, pregiudicato, non merita il carcere. Dopo l’arresto il giovane, con problemi di droga, è stato giudicato con il rito direttissimo e quindi liberato. Il magistrato ha comunque disposto per lui l’obbligo di firma. “Ho regolarmente denunciato il mio aggressore, che ha agito per motivi di gelosia. Ma ho saputo che è stato liberato e che sta girando di nuovo qui intorno: ho paura”, la dichiarazione rilasciata ieri dall’ormai ex compagna, un’impaurita donna di 45 anni che vive in un vecchio cortile malandato del centro vecchio di Pomigliano, insieme con le sue tre figlie. Una signora che giovedi pomeriggio se l’è vista proprio brutta. La vicenda si è consumata intorno alle 18 al primo piano di un malandato edificio ubicato in un cortile tutto pietrisco e pozzanghere di via Marconi, centro storico di Pomigliano, un rione in cui povertà e degrado non mancano. Qui a un certo punto G.V. ha perso la bussola, è diventato improvvisamente una furia ed ha afferrato un lungo coltellaccio da cucina. Quindi si è diretto verso la compagna, più grande di lui di nove anni ma fisicamente uno scricciolo al confronto del suo metro e novanta. Il pregiudicato si è avventato sulla donna con una violenza irrefrenabile, all’altezza della rampa esterna di scale che fa accedere all’appartamento. Determinante è stato però il tempestivo intervento della figlia diciasettenne della donna, che tra pugni e spintoni è riuscita a strappare il coltello dalle mani di G.V.. Un istante dopo la ragazza e sua mamma sono riuscite a barricarsi nell’alloggio mentre l’uomo tornava alla carica, pur essendo rimasto ferito a una mano dal coltello che aveva impugnato. A ogni modo la signora e sua figlia sono riuscite a chiamare i carabinieri. Una prima pattuglia è subito sopraggiunta. Ma la furia di G.V. era di quelle incontenibili. Dopo una colluttazione ingaggiata con i militari ci sono volute altre due pattuglie per fermarlo. Alla fine i carabinieri sono riusciti a bloccarlo mettendogli le manette e a portarlo in caserma. Il bilancio è stato sconcertante: tre militari feriti. Uno di loro ha ancora problemi alla milza. Poi l’indomani, ieri, c’è stato il colpo di scena: G.V. è stato liberato. Adesso nella casa al primo piano di via Marconi è tornata la paura. “L’arresto è stato revocato ed è stato concesso l’obbligo di firma – spiega l’avvocato Saverio Salierno, legale difensore di G.V. – durante il giudizio iniziato in mattinata e terminato nel pomeriggio è stato accertato che non si è trattato di un tentato omicidio della compagna e della figlia della compagna ma che si è trattato di una discussione tenuta in famiglia e poi terminata con una colluttazione con i carabinieri di Pomigliano”. Resta un clima di terrore anche da queste parti sul fronte della delicatissima quanto purtroppo più che attuale problematica della violenza alle donne. Qualche giorno fa sempre i carabinieri di Pomigliano hanno arrestato un tizio che ha minacciato la sua fidanzata brandendo una katana, la spada giapponese. Il fatto è avvenuto in un bar del centro, davanti agli sguardi atterriti della gente.


