La gente che conosceva il povero immigrato racconta delle incredibili vessazioni subite da un gruppo di giovinastri della zona. Indagini ormai a una svolta vicina
Frederick Akwasi Adofo lasciò a 32 anni il Ghana e riuscì ad arrivare in Italia miracolosamente illeso, dopo aver attraversato il deserto, essere stato rinchiuso in un lager libico e aver solcato il Mediterraneo a bordo di uno di quei famigerati barconi dei trafficanti di esseri umani. In quel tempo, era il 2012, Frederick scampò alla morte di un soffio combattendo contro ogni sorta d’avversità. Ma a undici anni da quel viaggio negli inferi il povero immigrato africano nulla ha potuto davanti all’aggressione di un branco di giovani violentissimi della zona di Pomigliano d’Arco, periferia 15 chilometri a est di Napoli. Qui nella notte tra domenica e lunedi alcuni ragazzacci del posto, due o tre, hanno pestato a sangue Frederick fino ad ammazzarlo spappolandogli l’addome con calci e pugni. Una violenza immane scaturita da un odio cieco per quell’ l’immigrato africano e di colore “colpevole” di essere un senza fissa dimora che dormiva per strada, che sopravviveva chiedendo l’elemosina e che ogni tanto alzava il gomito. E’ il raggelante movente dell’omicidio del clochard che sta emergendo dalle indagini condotte dai carabinieri e dalle tantissime testimonianze dei numerosi abitanti della zona. Nel frattempo i militari sono a caccia degli assassini.
I filmati
Stanno visionando una serie di filmati registrati dalle telecamere della videosorveglianza. Scene raccapriccianti. Il clochard, 43 anni e un fisico provato dall’alcol e dalle intemperie, dopo aver subito una serie incessante di calci e pugni è stato in agonia per circa dieci ore. L’aggressione si è consumata dopo le 2 della notte tra domenica e lunedi in via Principe di Piemonte, zona di semiperiferia vicina al grande rione della ricostruzione post terremoto, la 219. Dopo che il branco si è dileguato Frederick ha strisciato sul marciapiede per diversi metri fino a un portone che dà su un vecchio cortile. Lì si è nascosto dietro un’auto parcheggiata. Poi, alle otto del mattino, il proprietario della vettura ha visto Akwasi e ha dato l’allarme. Sul posto ambulanza e carabinieri. In quel momento Frederick era ancora vivo. E’ spirato nel pronto soccorso dell’ospedale di Nola durante la giornata di lunedi. Ora la comunità s’interroga. “Volevamo bene a Frederick – racconta un avventore del supermercato di via Principe di Piemonte presso cui l’immigrato aiutava i clienti a fare la spesa in cambio di qualche centesimo – era gentile, ci imbustava la spesa che poi riponeva nei carrelli. Portava le buste fino alle auto parcheggiate dai clienti. Ogni giorno faceva sempre questo: mai nessun problema con lui”.
Le aggressioni
A un certo punto però i problemi sono iniziati. “Alcuni giovani lo avevano preso di mira già diversi mesi fa”, aggiunge una signora anziana. Ieri è giunta la conferma che Frederick stesse subendo da mesi ripetuti atti di teppismo. “Qualche mese fa – ricorda un altro avventore del market – un tizio gli diede un colpo di mazza in testa fino a farlo sanguinare. Faceva freddo”. Violenze ininterrotte . “Gli lanciavano le pietre mentre dormiva là – rammenta un abitante del palazzo di fronte al quale Frederick si stendeva su un materassino circondato dalle sue buste di vestiti – a volte lo facevamo entrare nei nostri appartamenti per proteggerlo, per pulirlo. Gli portavamo da mangiare”. Qualcosa però non ha funzionato nel welfare spontaneo della popolazione locale. Ha tentato di fare qualcosa l’associazione Città Aperta, dove Frederick ha frequentato i corsi d’italiano conseguendo la licenza media inferiore. Resta il fatto che l’immigrato è morto assassinato nella sua disperata condizione. Ieri il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, ha dichiarato che “la laboriosa, generosa e accogliente comunità pomiglianese è affranta” annunciando che “il Comune pagherà le spese del funerale”.
La Polemica
Ma c’è polemica. Nel pomeriggio c’è stato un presidio spontaneo davanti alla panchina di Frederick. “E’ un territorio funestato da un’escalation di violenza di tutti i tipi e da una pesante crisi morale “, le parole di Vito Fender, del partito locale Rinascita. “C’è troppa violenza e insicurezza a Pomigliano. Chiederò di nuovo un intervento urgente di prefetto e questore”, il messaggio della vicepresidente del consiglio regionale, Valeria Ciarambino. Durissima la reazione del deputato dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Questo fatto tremendo – scrive Borrelli – è stato tenuto nascosto per quasi tutta la giornata di lunedi mentre c’è chi nega l’esistenza della camorra a Pomigliano e l’amministrazione comunale smantella i mezzi in dotazione alla polizia locale”.


