I fatti stanno così. I cittadini che lavorano, per andare in pensione devono compiere ormai 67 anni e per avere una pensione da lavoro devono maturare almeno 20 anni di contributi.
I parlamentari, invece, con 4 anni e 6 mesi di contributi maturano già una pensione da “lavoro” di 1000 euro. Per cominciare a riscuoterla devono compiere 65 anni se alla prima legislatura o 60 anni se alla seconda.
Uno pensa: ecco il solito populista demagogo invidioso vetero comunista fascista e qualunquista, che parla male dei parlamentari della Repubblica italiana. NOOO. La scarna premessa di questo “Scarno” rileva che certi privilegi così pacchiani rappresentano un modello e un obiettivo per la scalata sociale dei tanti in cerca di un posto sicuro o una sicura rendita. Cosa ci dicono questi benefici? Che bisogna entrare nel listino bloccato, assolutamente! Bisogna vincere ogni vergogna e ingraziarsi i politici potenti per conquistare un posto nella lista elettorale adatta a regalare il seggio.
Per inseguire quei vantaggi è necessario che i giovani lascino gli studi, buttino i libri, marcino alla conquista dei partiti così da garantirsi megastipendio e pensione. Il sole dell’avvenire non tramonta mai sul potere. I nostri politici ci insegnano che bisogna essere cinici, scaltri, ambigui e incoerenti; con i loro privilegi stanno tracciando la strada per un ritorno massiccio e numeroso al cosiddetto impegno politico dentro i partiti, giusto per assicurarsi una vecchiaia più che dignitosa.
Solo dei geni, o dei farabutti, potevano insegnare tanto.
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