Curcio, si scava: dal terreno di Acerra spuntano rifiuti

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carotaggi a contrada Curcio
carotaggi a contrada Curcio

L’appezzamento è sotto inchiesta da oltre vent’anni. Su questa proprietà indagò anche il vigile eroe Michele Liguori. Decenni di silenzi e immobilismo    

 

Si scava nel terreno in cui da decenni le autorità sospettano la presenza di una discarica abusiva occultata nel sottosuolo. L’appezzamento dove le ruspe stanno svolgendo i sondaggi si trova in località Curcio, ad Acerra, un pezzo di area agricola che vent’anni or sono finì al centro di un’inchiesta di Michele Liguori, il vigile eroe che dopo aver indagato sugli scarichi illegali e sui roghi tossici morì di tumore, nel 2014. Intanto i primi carotaggi che le ruspe hanno appena effettuato nel terreno di frazione Curcio, una zona di periferia disseminata di case, hanno fatto emergere rifiuti di ogni sorta, rinvenimenti che stanno dando corpo a sospetti ormai ultradecennali. Dalle tenaglie dei mezzi meccanici che hanno sondato il sottosuolo del campo ha fatto capolino anche un bidone di metallo. Ma poi sono emersi pneumatici, plastiche triturate, materiali ferrosi, scarti dell’edilizia.

 

I risultati di quest’indagine saranno portati all’attenzione della conferenza dei servizi istituita ad hoc dalla giunta regionale della Campania per valutare le azioni da intraprendere. “Siamo contenti del fatto che finalmente le nostre denunce abbiano prodotto frutti concreti – commenta nel frattempo Alessandro Cannavacciuolo, dei Volontari Anti Roghi di Acerra, l’associazione ambientalista che sta seguendo da anni il caso di contrada Curcio – e saremo presenti anche alla prossima riunione della conferenza dei servizi nel corso della quale saranno valutate le azioni da intraprendere per questo sito. Tutti sapevano di questo problema ma con la morte di Michele Liguori qualcuno sperava che la questione Curcio finisse nel dimenticatoio: non è stato così e non sarà così”. Risalgono al lontano 1993 le indagini sul terreno di località Curcio. Furono iniziate dalla Sogin e dall’Anpa, l’Agenzia nazionale per l’ambiente, con metal detector, fotografie aeree e satellitari, raggi infrarossi.

 

I tecnici dei due organismi governativi rilevarono la presenza sotto l’appezzamento vasto quanto un campo di calcio, all’epoca coltivato, di materiali metallici con all’interno diluenti come il tricoloroetilene e il tetracloroetilene. Le due sostanze cancerogene furono rilevate dalle analisi della falda acquifera. Poi, nel 1997, la polizia di Stato sequestrò l’area a seguito di un’indagine di Liguori. La messa in sicurezza e la bonifica del sito furono affidate alla Jacorossi, società pubblica che però fallì e messa in liquidazione.

Da allora trascorsero quasi due decenni di silenzi. Fino al febbraio del 2018, quando la ditta incaricata dai proprietari del suolo portò le sue ruspe per dare il via al primo scavo, frutto dell’avvio del procedimento comunale finalizzato alla bonifica. Scavo che però fu subito interrotto. Dal sottosuolo fuoriuscirono esalazioni giudicate potenzialmente pericolose e la diagnosi del sito subì l’ennesimo, lunghissimo, stop. Ma qualche giorno fa sul posto sono tornate le ruspe inviate dai proprietari terrieri. Stavolta lo scavo è stato eseguito con la supervisione dei tecnici dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.