Arrivano buone notizie dal CIS, la città degli affari del territorio nolano. Il polo distributivo, chiuso al pubblico fino al 3 aprile, come da decreto nazionale, sta mettendo in campo diverse iniziative, seppur slegate e non ancora organiche, per offrire un contributo nell’attuale emergenza Coronavirus.
Oltre trecento aziende per un totale di circa quattromila addetti e un giro d’affari stimato intorno ai quattro miliardi e mezzo di euro, eppure in questo frangente sono operative soltanto le aziende la cui attività è consentita dal DPCM del 22 marzo scorso. Il primo a essersi mosso in una direzione solidale è Carillo Home, che dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni ha iniziato la produzione di mascherine, in parte dunque riconvertendo la propria filiera. Infatti, come riportato anche sul sito dell’azienda, “il crescente bisogno di dispositivi di protezione individuali, attualmente introvabili, ha spinto la Angelo Carillo & C. a convertire la prima linea di produzione da lenzuola a mascherine di tipo chirurgico in ‘tessuto non tessuto’ (100% polipropilene)”.
Carillo, che si fregia di una pluriennale esperienza nella lavorazione dei tessuti, ha annunciato di voler sostenere la lotta al contagio da COVID-19 con la produzione di mascherine e ne destinerà una parte agli enti e alle strutture che ne hanno bisogno. La produzione è partita con diecimila pezzi al giorno, ma si prevede di arrivare presto anche alle trentamila unità. Mercoledì 25 marzo, come raccontato anche sui social dal primo cittadino di Camposano, Francesco Barbato, è stato distribuito il primo lotto da cinquantamila mascherine. L’azienda campana ha inoltre deciso di donare quattromila pezzi ai comuni dell’area vesuviana, oltre ai duemila 2000 già donati al Comune di Cantù (CO), affinché vengano utilizzati per il personale addetto ai servizi di pubblica utilità.
La cosa importante da sapere è che per ogni kit acquistato si contribuirà ad aumentare il numero di mascherine donate.
Dal CIS confermano che anche altre aziende del settore tessile hanno ipotizzato una conversione della loro produzione. È presumibile che siano in arrivo ulteriori comunicazioni in tal senso direttamente dalle aziende interessate, ancora in attesa dei permessi. Inoltre, come ha spiegato Daniele Trosino, responsabile ufficio stampa e relazioni esterne dell’Interporto Campano, “all’interno del CIS esistono alcuni distributori che già in precedenza avevano le mascherine tra i loro articoli e che probabilmente (se la normativa consente loro di restare aperti ) continueranno la vendita all’ingrosso, anche in relazione alle loro scorte disponibili”.
Nessuna richiesta è pervenuta, invece, per gli spazi del polo commerciale che qualcuno potrebbe immaginare di interesse regionale in questa fase di emergenza, ipotizzando magari il possibile utilizzo di capannoni per nuovi distretti sanitari straordinari e trasformando in questo modo il CIS in un vero e proprio hub per il territorio. Tuttavia il direttore del Centro Ingrosso e Sviluppo Campania, Ferdinando Grimaldi, dalle pagine de Il Denaro ha lanciato nei giorni scorsi una articolata proposta per salvare l’economia, indirizzata a tutte le categorie imprenditoriali, commerciali, industriali e professionali, agricole, artigianali, di servizi e cura della persona. Sei punti che contemplano, tra le altre cose, la sospensione di ogni versamento concernente Iva, ritenute fiscali, contributi previdenziali ed assistenziali (Inps, Inail) la cui scadenza era prevista con decorrenza dal 16 marzo 2020, il riconoscimento di un credito d’imposta nella misura del 50% del costo mensile del personale dipendente, per la durata di 18 mesi decorrenti dalla data di ripresa dell’attività commerciale e contributi una tantum per nuclei familiari e pensionati.

