Contro il virus e contro i soliti “mostri”- “untori, complotti, la resa della scienza”-  una ricetta napoletana del 1865

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Senza scomodare Manzoni, facciamo il confronto con la breve “epidemia colerica” che colpì Napoli nel 1865. I “mostri” sono gli stessi che si aggirano oggi tra noi: forse quelli di oggi sono più terribili, perché sono “demoni” globali.  Allora e oggi: gli untori, i complotti, le fantasiose ricette per combattere il male: allora, bicchieri di acqua di mare; oggi olio di origano e candeggina diluita. Ieri e oggi, la grande lezione di “humanitas” dei medici. E la bella “ricetta” consigliata, nel 1865, da un “ameno spirito” napoletano.

 

Le epidemie e il Medioevo eterno. Senza scomodare Manzoni, leggiamo le cronache  del 1865, quando, tra agosto e novembre,  Napoli e il Napoletano vennero aggrediti da un’ “epidemia di colera che non fu  catastrofica”.   Il 31 agosto a Castellammare “una turba di donne furibonde, di monelli e di lazzari” accerchiò due stranieri, accusandoli di “spargere sostanze venefiche, atte a suscitare epidemie coleriche”. I due infelici vennero bastonati: la polizia, quando arrivò sul posto, trovò “due corpi malconci, sfigurati, coperti di polvere e di sangue”. Il 10 novembre in una strada della Vicaria una folla minacciosa circonda un ufficiale del 68° Rgt. Fanteria e gli impone di spiegare cosa è la polvere bianca che è caduta da un “fagotto che egli ha sottobraccio”. L’ufficiale apre il fagotto, prende un pizzico di quella polvere, se lo mette in bocca, lo mastica, lo ingoia, e spiega che è zucchero. E mentre la folla si allontana, egli “si dice fortunato di non aver comprato il cloruro di calce, di cui pure aveva bisogno. Non potendolo inghiottire, come ha fatto con lo zucchero, avrebbe passato un brutto quarto d’ora”.Il 30 ottobre una schiera di “donne tumultuose” invade la chiesa dell’Arcivescovado e tenta di “impossessarsi della statua di S. Gennaro e portarla in processione per la città allo scopo di scongiurare l’aggravarsi del colera”. Il 2 novembre, nella sezione Stella dove “il colera infuria”, la folla minaccia di morte una giovane cameriera che porta in mano “un’ampolla” piena di liquido giallo. I poliziotti intervengono immediatamente e salvano l’ingenua ragazza: ma la folla si disperde solo quando il commissario di polizia spiega, con calma, che quel liquido è un medicinale.

Nel dramma dei nostri giorni gli “untori” devono essere degni della società globale: comandi militari, strutture segrete di politici e di finanzieri. I nostri untori possono essere i russi, gli israeliani (huffingtonpost.it, 25 febbraio), possono essere gli americani che avrebbero deciso di abbattere “il detestato impero del Dragone” con la guerra dei virus, e non più con quella dei “noiosi dazi” (ilsole 24 ore. com  17 febbraio). Ma potrebbero essere i cinesi stessi, che, negligenti e superficiali, avrebbero fatto fuggir via il virus da qualche laboratorio militare. E perché Bill Gates disse, nel 2018, che il mondo doveva prepararsi ad affrontare una pandemia da almeno 30 milioni di morti? (Ilgiornale.it, 2 maggio 2018). E qui la “bufala” arriva agevolmente: Gates, che già sapeva, avrebbe investito una somma enorme nella preparazione del vaccino, sollecitato non dalla carità cristiana, ma dalla possibilità di ricavare un guadagno 20 volte superiore alla somma investita. La scienza medica è in seria difficoltà: non solo non c’è il vaccino, ma i virologi dicono tutto e il contrario di tutto: il che permette a molti di sentirsi autorizzati ad aprir bocca sul tema e sui connessi argomenti. Il 10 agosto 1865 un anonimo napoletano scrisse a tre giornali “giurando che il colera può essere scongiurato e debellato bevendo, ogni mattina, due bicchieri di acqua di mare”. Durante il colera del 1973 alcune anziane “zie” ottajanesi suggerivano di difendersi dal morbo mangiando, tre volte al giorno, del peperoncino crudo. Oggi viene ospitato nei salotti TV, e in prima serata,  un tale che propone di combattere il virus con la vitamina C e con la vitamina D: altri consigliano antibiotici e tachipirina, altri ancora aglio – che, come si sa, mette in fuga, anche il diavolo-, oppure olio di origano e olio di sesamo. Ma poiché bisogna essere all’altezza della epica stupidità della società globale, qualche americano ha suggerito, come perfetto antidoto, la “Miracle Mineral Solution”, e cioè candeggina allungata con acqua (ilsole24ore.com, 17/02). E qui conviene ricordare la ricetta anticolerica pubblicata da uno “spirito ameno” sul “Monitore napoletano” il 6 novembre del 1865: “Grani due di indifferenza/ grani cinque di pazienza/ once quattro di allegrezza,/ dramme zero di tristezza,/ aver flemma e tolleranza/ aria pura nella stanza,/ libbre due di pulizia/ cibi sani e frutti…”.

Il 10 dicembre 1865 Vittorio Emanuele II giunse “ alle 10.30 di sera alla stazione di Napoli, dalla linea di Nola”. L’11 e il 12 “visitò le zone maggiormente colpite e gli ospedali dei colerosi.”.I politici di oggi, e i titoli di alcuni giornali, meritano un articolo a parte. Ma in ogni dramma c’è la nota nobile dell’humanitas. Il 27 novembre 1865 a Napoli morì di colera un medico importante, Francesco Del Giudice, “ che, sprezzante del pericolo e incurante dei consigli che ai primi sintomi del male gli davano i proff. Ramaglia e Tizzani, continuava a disimpegnare la sua opera filantropica a favore dei colerosi”.  Anche oggi, i medici e il personale sanitario stanno onorando, nel modo più alto, il giuramento di Ippocrate.