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Al disastro sociale prodotto dalla pandemia si può porre rimedio anche attraverso la ricostruzione dell’identità civica nelle Comunità locali. Il Presidente Oscar Invito ha detto chiaramente che questa è la “strada maestra” che il Circolo “A. Diaz” dovrà seguire per dare un senso alla sua funzione, per superare le difficoltà serie del momento e del recente passato e per dimostrare quanto sia importante oggi il compito di coloro che non sono più giovani. Del resto, la storia del Sodalizio si è sviluppata fin dal primo momento, fin dagli anni ’20 del ‘900, lungo questa “strada maestra”: l’impegno sociale.

 

Nel 1913 alcuni Ottajanesi, e tra questi Mario Tarantino, Diomede Pisanti, Edoardo, Carlo e Francesco Scudieri, Michele e Catello Amato, e Alfredo Vallo, fondarono un Circolo Sportivo, sollecitati anche dal successo della gara podistica che essi avevano organizzato l’anno prima tra Ottajano e San Giuseppe e alla quale avevano partecipato il mitico Dorando Pietri e il poeta futurista Francesco Cangiullo. Preziosi e raffinati i premi in palio: 100 lire in oro, una “grandissima medaglia d’argento, dono del giornale “Il Grido””, bottoni per polso in argento, catenelle d’argento e “grandi bottiglie di liquore della Ditta Galliano”. “Il Mattino” del 2-3 giugno 1915 informò i lettori che molti di quegli ottajanesi erano partiti come volontari per la guerra. Nel 1920 Giuseppe Liguori, detto “Peppino ‘a Marana”, Umberto Iervolino “capa ‘e voio”, Alessio Beneduce e Ciro Formisano si riunirono nella bottega di un sarto barbiere, mastro Ciccio ‘e Martinelli, e fondarono un Circolo sportivo, che subito organizzò un torneo di calcio, uno dei primi nel Vesuviano interno. Nel 1924 ci fu il connubio tra i due Circoli, e poco dopo il sodalizio nato da quel connubio chiuse le porte per ordine delle autorità del Fascio. Nel 1927 il comm. Giuseppe Varone scrisse una canzone, “’O podestà ‘e Ottajano”, che venne messa in musica da Pietro Ferro, e due anni dopo quelle porte vennero riaperte dal presidente dott. Vincenzo Zinna, che con altri soci propose di dare al Circolo il nome di Armando Diaz. Alcune di queste notizie le trovammo nei pochi documenti dell’archivio del Circolo salvati dalle fiamme che nel 1943 i Tedeschi in ritirata appiccarono ai palazzi di piazza San Lorenzo. Poi vennero la squadra di calcio, le domeniche trascorse sul campo di Ottaviano e sui campi di tutta la Campania, da Montella a Polla, da Cicciano a Eboli, da Aversa a Pagani e a Sapri, e la mia generazione si sentì parte di una leggenda, una leggenda “locale”, ma densa di significati. Poi vennero le edizioni del “Palio degli asini”, i cortei delle contrade, i costumi, lo spettacolo della folla, di cui danno testimonianza le immagini pubblicate.Nessuno può negare che la squadra di calcio “ A. Diaz” e le edizioni del Palio siano state capitoli importanti della storia sociale e culturale della nostra città. Vennero gli spettacoli musicali, le gare ciclistiche, le mostre di pittura: nel 1988 la “personale” di Luigi Pierno venne presentata da due critici di prima fila, Franco Solmi e Floriano De Santi, e l’anno dopo il Circolo ospitò i quadri di Pasquale Di Caterino e ne pubblicò il catalogo, con i contributi critici di Ricci e di Corbi. E la parete di fondo della sala grande del Sodalizio è quasi interamente coperta da una notevole tela di Antonio Sole. Non indico i nomi dei Presidenti e dei soci che curarono la preparazione di questo inesauribile catalogo di eventi: sarebbe un elenco troppo lungo, il difetto di memoria mi potrebbe esporre all’accusa di partigianeria, e, soprattutto, sarebbe un insulto allo spirito del Circolo, in cui nulla si realizzava senza il sostegno attivo della comunità dei soci. Il Circolo “A. Diaz” è stato, fin dal primo momento, un “luogo” “aperto”, attento ai fenomeni sociali, pronto ad accogliere proposte e a sollecitare il confronto. Dipende forse anche dalla posizione della sede: essa si affaccia su una piazza, che la storia e il sistema delle grandi strade del territorio hanno trasformato in una “porta” del Centro Abitato.

La crisi incominciò una decina di anni fa: ci sono state cause specifiche, e cause di carattere generale. Oggi il presidente è Oscar Invito, che è cresciuto “nel” Circolo, e quel “nel” vuol dire che egli conosce dall’interno, e rigo per rigo, la storia, le linee di tendenza, le difficoltà di gestione, l’importanza di certi valori che sopravvivono ancora con una intatta energia. Certo, la tragedia della pandemia e la spaventosa crisi economica non lasciano spazio per le preoccupazioni sul destino di un Circolo: anzi, chi si preoccupa di cose del genere può anche essere accusato di insensibilità. Ma ancora ieri sera Massimo Cacciari diceva che per porre un qualche rimedio al disastro economico e sociale prodotto dalla pandemia è indispensabile che le Comunità territoriali incomincino a ricostruire l’identità sociale, a diventare consapevoli dell’importanza dello spirito di comunità. E per questo Cacciari e altri chiedono con insistenza che la distanza di sicurezza non si chiami “distanza sociale”: ma temo che a molti di quelli che hanno in mano i destini dell’Italia non sia chiaro perché è insensato, da tutti i punti di vista, usare l’espressione “distanza sociale”. Il patrimonio dell’identità civica e sociale delle comunità territoriali sta ancora in mano a quegli anziani che hanno pagato il tributo più alto alla crudeltà del virus e alla cinica miopia del neoliberismo capitalista e della sconcia privatizzazione del sistema sanitario progettata da alcune Regioni. Oscar Invito nel primo anno della sua presidenza, per la tradizionale “raccolta fondi Telethon” – una tradizione nata nel 2006 – ha aperto le porte del Circolo alla Ottaviano solidale, alla U.I.L.D.M., alla “Burraco Friends”, all’associazione “Diamo una mano”.

Era il dicembre del 2019: e la “strada maestra” per un nuovo capitolo nella storia del Circolo “A. Diaz” già era tracciata.