Quattro provvedimenti di custida cautelare in carcere per il delitto di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico ed un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a Roma per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Sono le misure eseguite da Polizia di Stato, Digos di Napoli e Direzione centrale della Polizia di Prevenzione-Ucigos con il Servizio Postale e delle Comunicazioni in attuazione di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica.
Nel mirino un’associazione sovversiva, di stampo neonazista, negazionista e suprematista denominata ‘Ordine di Hagal’, con sede a Marigliano. Contestualmente sono state eseguite 26 perquisizioni domiciliari ed informatich enelle province di Napoli, Avellino, Caserta, Milano, Torino, Palermo, Ragusa, Treviso, Verona, Salerno, Potenza, Cosenza, Crotone, nei confronti di altre persone, alcune indagate ed altre emergenti dalle indagini, poiché in contatto con le persone arrestate attraverso i social ed i canali dedicati nel complesso circuito nazionale neonazista. Le 26 perquisizioni di oggi fanno seguito alle 30 già eseguite a maggio ed ottobre 2021.
La strage in caserma
Si dice pronto a fare una strage “come l’ha fatta quello in Neozelanda, però non andrei dai neri, andrei alla caserma a Marigliano”, il 25enne Gianpiero Testa, una delle cinque persone per le quali il gip ha disposto l’arresto in carcere nell’ambito delle indagini che oggi hanno consentito di decapitare l’associazione con finalità di terrorismo di matrice neonazista, suprematista e negazionista denominata Ordine di Hagal. Testa, nel corso di diverse conversazioni e comunicazioni intercettate dagli inquirenti, ha manifestato pensieri ricorrenti di gesti eclatanti, da kamikaze, per togliersi la vita e anche il proposito di uccidere i carabinieri di Marigliano.
Testa, secondo gli inquirenti, avrebbe parlato di fare del male ai militari dell’arma dopo un arresto per rissa, lesioni personali e porto di oggetti atti ad offendere, il 17 settembre 2016 e dopo essere stato identificato sempre dai militari il 12 novembre 2020. Il 18 dicembre 2020 viene intercettato mentre parla con la madre: il giovane si lamenta delle misure imposte dal Governo per contrastare l’epidemia e dei controlli delle forze dell’ordine. E si dice determinato ad uccidere un carabiniere qualora si recasse a casa sua per un controllo, suicidandosi subito dopo.

