Catalanesca, un vitigno conosciuto fin dall’epoca imperiale

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Le considerazioni di Franco Mosca,  presidente della Proloco di Somma Vesuviana,  sul vino Catalanesca

 

 

Come presidente della Pro Loco Somma devo prima di tutto fare i complimenti al nostro grande amico Luigi Jovino che da una vita, pur lontano da Somma, si è sempre speso per la promozione culturale del nostro territorio. Gli dobbiamo complimenti ancor più importanti ora che è stato premiato dall’associazione Città del Vino per il suo racconto sulla Catalanesca.

Siamo entusiasti per lui come scrittore ma anche felici perché una testimonianza di eccellenza della nostra amata terra, il vino Catalanesca, attraverso il lavoro di Luigi, si è guadagnata le luci della ribalta nazionale in un settore strategico per il futuro della città. Ma soprattutto per quello che la sua opera può rappresentare dando voce e speranza a tanti piccoli vignaioli anonimi che nel silenzio della fatica quotidiana cercano il riscatto proprio e collettivo misurandosi in un settore intrigante quanto difficile.

Parlare di vino in genere significa parlare di cultura. A maggior ragione parlare di vino Catalanesca a Somma significa parlare di cultura, storia, enologia. Significa parlare  di un vero e proprio bene culturale. E’ un argomento che riguarda sì i vignaioli e i cantinieri ma pure tutti gli altri abitanti di un luogo un tempo molto noto sotto tanti aspetti. E’ utile ricordare tutte le masserie del milleduecento in poi sparse ai piedi del Monte Somma. Chiamarle masserie oggi è solo una superficiale diminuzione del ruolo di vere e proprie Cantine storiche che hanno svolto per diversi secoli. Basti ricordare qui due in particolare: Masseria Resina e Masseria Starza della Regina. Per indicare una caratteristica del territorio sommese: parte  della storia dell’enologia. Le loro dimensioni e le loro straordinarie caratteristiche architettoniche testimoniano ancora oggi l’importanza della vite tra queste contrade. Non sto esagerando ma è solo la constatazione di una realtà storica sottaciuta molto spesso  per ignoranza ma anche per una colpevole “trasandatezza culturale”.

Lo scavo archeologico di Villa Augustea, con la sua imponente cella vinaria, ha aggiunto un’altra sorprendente prova storica della vocazione vitivinicola di queste  terre già in epoca imperiale.

E forse raccontare che la Catalanesca è di origine spagnola, con tutto il rispetto per chi lo ha immaginato, si fa  torto a questo nobile vitigno antico.

Fonte foto internet