Una strage nella strage, operai di quasi settant’anni costretti a svolgere professioni pesanti e rischiose.
Uno dei due era in pensione, l’altro invece probabilmente non aveva nulla. Antonio Vasto e Giovanni Pisani, gli ultimi due morti sul lavoro in provincia di Napoli, avevano però in comune una cosa: lavoravano ancora in tarda età, erano tutti e due ormai giunti intorno ai 70 anni. Vasto è deceduto stamattina cadendo dall’impalcatura di un cantiere edile in un condominio di Marano, a ovest di Napoli. Giovanni Pisani ha trovato la morte tra i rottami di un’autodemolizione, a Casalnuovo, frazione di Tavernanova, martedi pomeriggio. Pisani aveva 68 anni quando all’interno di un impianto di rottamazione con annessa rivendita di pezzi di ricambio automobilistici usati è stato investito da qualcosa di molto pesante. E’ morto nel pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli, dopo una disperata corsa dell’ambulanza del 118 che lo ha traportato per quindici chilometri a tutta velocità nel tentativo, poi risultato vano, di salvarlo. Il suo corpo ora è a disposizione del pubblico ministero della procura di Nola che ha aperto l‘indagine e disposto l’autopsia. Ci sono ancora vari punti da chiarire sulla morte di Pisani. Intanto si parla insistentemente dell’ennesima morte bianca. In base a un primo rapporto degli investigatori (le indagini sono della tenenza dei carabinieri di Casalnuovo al comando del luogotenente Fernando De Solda) è stato infatti accertato che l’anziano fosse “già in pensione da tempo” ma che a ogni modo risultasse “collaboratore di fatto della ditta” di autodemolizione presso cui ha trovato la morte. Se tutto ciò dovesse essere confermato in via definitiva si tratterebbe a quel punto di un episodio sconcertante, un caso purtroppo non raro nel mondo del lavoro italiano. Le cronache delle cosiddette morti bianche stanno facendo registrare in Italia dati inquietanti non solo sull’elevatissimo numero di persone decedute sul lavoro ma anche sulle tante persone che in età avanzata, per motivi soprattutto economici ovviamente, sono state costrette a proseguire attività troppo spesso rischiose fino a morire nelle fabbriche, nelle officine, nei cantieri o in campagna. Inchiesta aperta dunque. L’area in cui è rimasto ucciso Giovanni Pisani è stata messa sotto sequestro preventivo e i carabinieri hanno ascoltato le persone che conoscevano il 68enne di Casalnuovo. Da accertare in modo inoppugnabile la causa della morte. Finora è circolata la voce di un pezzo di una vettura che si sarebbe staccato da un “ragno”, sorta di braccio meccanico che intrappola i materiali spostandoli da un lato all’altro. Pezzo che quindi nel precipitare a terra avrebbe investito in pieno la vittima. Restano dati da brivido. Appena dieci giorni fa e a soltanto poco più di due chilometri di distanza, praticamente nella stessa area, nella confinante Pomigliano, ha perso la vita un giovane operaio, Andrea Martino, 34 anni, di Mugnano. Nella mattinata di sabato 4 settembre Martino stava operando in un’officina, sotto una grande macchina da sollevamento, un “trattore elevatore”, quando un pesantissimo pezzo d’acciaio si è staccato e lo ha schiacciato uccidendolo sul colpo. Fino a questo momento ammontano a quasi 800 le vittime sul lavoro in Italia dall’inizio dell’anno, 70 circa in Campania. Una mattanza che ormai sembra inarrestabile. E la nostra regione fa registrare la percentuale più alta di morti, l’11,6 per cento sul totale dei casi. Al secondo posto c’è la Lombardia, con l’11,1 %. Lo scorso 8 settembre un lavoratore è morto in un incidente avvenuto nel cantiere della linea 1 della Metropolitana di Napoli, nel tratto compreso tra il Centro Direzionale e Capodichino. Si chiamava Luigi Manfuso, aveva 59 anni, era di Gragnano.


