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“Candele con la genovese”, per liberarci dalle allucinazioni, opera dei “congiurati del peyote” e dalle bischerate….

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Un intellettuale vesuviano mi spiega come i governi di ieri e dell’altro ieri ci hanno ingannato costringendoci a credere, tra tante “bufale” e balle, che fossimo usciti dalla crisi, che i migranti fossero una sparuta comitiva, che gli economisti di Strasburgo capissero qualcosa di economia, che l’euro fosse la sola salvezza dell’Italia. E come ci hanno costretto? Inquinando il cibo e l’acqua con l’essenza del peyote, la pianta allucinogena. Per incominciare a disintossicarsi – dal peyote e dalle bischerate – è utile una dieta basata sulle “cannnele c’’a genovesa”. Fondamentale è l’uso di cipolle, di olio e di vino “vesuviani”.

 

Ingredienti (per 5 persone): gr. 500 di candele spezzate a mano; 1 kg. di lacerto di manzo;1 Kg. di cipolle di orto vesuviano; 100gr.di prosciutto crudo, in piccoli pezzi; 1 bicchiere di vino bianco di Recupo o del Mauro; olio del Vesuvio; sedano, prezzemolo, carote; 100 gr. di provolone del Monaco grattugiato. Mettere in un tegame di coccio, nell’olio, le fette sottili di cipolle, carote, sedano e prezzemolo, i piccoli pezzi di prosciutto, la carne tagliata in pezzi grandi. Salare, pepare, coprire il tegame e avviare la cottura su fuoco basso, rimescolare di tanto in tanto e aggiungere, se è necessario, dell’acqua, per evitare che il trito si asciughi troppo. Dopo un’ora e mezza togliere dal tegame la carne, ormai cotta al punto giusto, e lasciare in cottura, per un’altra mezzora, le cipolle versando un po’ alla volta il vino bianco e lasciando che evapori. Cuocere, intanto la pasta, levarla quando è cotta al dente, e versarla nel sugo, amalgamando il tutto con movimenti sapienti. Nel piatto si congiungeranno la carne e le candele, e chi vorrà, potrà cospargere la pietanza con il provolone del Monaco grattugiato. Ma non pochi chef ritengono che il formaggio “’ncopp’’a genovesa’ nun ce azzecca proprio”.

Entro in un bar per il caffè delle dieci. Lo vedo, ma non riesco a fuggire via. Lui, un intellettuale vesuviano, mi viene incontro, e, approfittando di un rigurgito di cortesia che blocca all’improvviso la mia cafonaggine mi racconta alcuni aspetti di una storia “terribile, che uno come te – dice, con una punta di delusione – già dovrebbe conoscere, e su cui sto scrivendo un romanzo”. Mi svela, alzando il tono della voce, che ormai è quasi certo che negli ultimi trenta anni milioni di Italiani sono stati vittime di una gigantesca congiura che li ha “costretti” ad accettare come verità assolute certe menzogne sesquipedali, a giurare sulla fondatezza di “bufale” gigantesche, a considerare solide realtà i fantasmi di allucinazioni angosciose: a credere, per esempio, nella necessità dell’Unione Europea, nella irreversibilità dei movimenti migratori, e, recentemente, in un prodigio straordinario: e cioè che i governi del PD ci avevano portato fuori dalla crisi, e che, se ritorniamo nella crisi, la colpa è del governo attuale. Questo “incantamento” collettivo da cosa è nato? Non è stato facile scoprirne le cause: i congiurati, dice l’intellettuale, hanno cercato di confondere le acque fino all’ultimo; e, quando le tenebre che li proteggevano erano ormai sul punto di dissolversi, hanno giocato l’ultima carta ordinando ai giornalisti loro servi di formulare e di diffondere l’ipotesi che si trattasse di un caso di autosuggestione collettiva, provocata dalla tendenza degli uomini a immaginare come verità storiche le loro speranze e le loro illusioni.

Ma, svela l’intellettuale, ci sono alcuni studiosi, che per la loro autonomia e la loro libertà, sono avversati dalle “caste” delle università, che hanno il coraggio di chiedersi, per esempio, se la Terra sia veramente una sfera e quale sia la misteriosa funzione delle scie chimiche tracciate dagli aerei: questi studiosi ritengono che per anni gli Italiani siano stati irrorati, da quegli aerei,  con l’essenza di una droga allucinogena, il peyote, e che con questa stessa essenza siano stati inquinati gli alimenti e i canali e le condotte dell’acqua potabile.

Questo avvelenamento “nazionale” spiegherebbe anche i numerosi casi di follia individuale, la lunga serie di delitti nefandi, la trama infinita delle violenze che hanno segnato la storia d’Italia negli ultimi anni, e ancora la segnano. Ma, per fortuna, il complotto mostruoso è ormai smascherato quasi del tutto: resta da portare allo scoperto, e di condannare prima alla gogna e poi alle giuste tenebre dell’ergastolo i congiurati, che non potranno più abusare della nostra pazienza. Da chi potrebbe essere stata organizzata questa congiura, da chi? mi incalza l’intellettuale, e ride amaro quando rispondo che non lo so, e non riesco a immaginare…Ah, voi del PD, ribatte; ma proprio quando la mia cafonaggine è ritornata padrona dei miei umori e sto per rispondergli, l’intellettuale viene chiamato da un suo amico, mi stringe la mano, “riprenderemo il discorso”, mi saluta e se ne va.

Poiché le allucinazioni da peyote sono infettive, mi “vaccino” con un voluminoso “piatto” di “cannele c’’a genovesa”. Già gli antichi conoscevano la capacità delle cipolle di riorganizzare i movimenti dell’intelletto, di dare equilibrio alla vista, di liberare il corpo dagli umori nefasti, insomma di dissolvere gli inganni delle apparenze. E’ necessario, in questa circostanza, l’uso di ingredienti vesuviani, perché i segni del fuoco che portano dentro favoriscono potentemente l’espulsione di “umori” allucinogeni e placano gli spasimi viscerali prodotti dalla poco piacevole conferma del fatto che viviamo in un mondo in cui sempre più frequentemente senti e vedi cose per le quali non sai se piangere o ridere.

(FONTE FOTO: RETE INTERNET)