Giovanni Padovani, 27enne in arresto per l’omicidio della compagna Alessandra Matteuzzi, colpita a martellate martedì sera a Bologna, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’udienza di convalida davanti al Gip Andrea Salvatore Romito. Padovani, calciatore dilettante, era in tenuta sportiva, maglietta nera e pantaloncini corti verde fosforescenti. È difeso d’ufficio dall’avvocato Enrico Buono.
“È molto provato”, ha detto il difensore ai giornalisti uscendo dal tribunale. Il pm Domenico Ambrosino ha chiesto convalida e carcere per omicidio aggravato dallo stalking. Fuori dall’aula era presente anche la mamma dell’indagato.
La campagna antiviolenza
Giovanni Padovani, 27enne arrestato per l’omicidio della compagna Alessandra Matteuzzi, a novembre 2021 aveva condiviso sui social una campagna contro la violenza sulle donne della squadra di calcio in cui giocava all’epoca. Il 25 novembre 2021, giornata internazionale sul tema, aveva rilanciato su Instagram un messaggio del Troina Calcio, dove appariva lui, con la fascia da capitano, davanti al messaggio “Stop violenza sulle donne. Il Troina Calcio dice no alla violenza di genere e in genere!”.
I trascorsi nel Pomigliano
E’ nato il 30 novembre 1995 a Senigallia (Ancona) Giovanni Padovani, l’uomo che ha aggredito e ucciso a Bologna l’ex fidanzata Alessandra Matteuzzi. Con lei la storia si era interrotta qualche mese fa, ma è di fine luglio scorso la denuncia che la donna ha sporto per atti persecutori. La storia di Padovani è piena di squadre sportive calcistiche più o meno blasonate: negli anni ha vestito le maglie di Fano, Foligno, Rieti, Correggio, Bolzano, Vasto, Pomigliano, San Marino, Giarre e Troina e di tante altre società di serie C e D, cambiandone almeno una a stagione.
In passato aveva militato anche tra le giovanili del Napoli, fatto di cui andava fiero, così come della chiamata nella Nazionale under 17 anche se poi non si è tramutata in una presenza fissa. Non viveva più da tempo a Senigallia, ma a Bologna. Ma nella città natale tornava ogni tanto per rivedere la famiglia e alcuni amici, che lo ricordano come una persona molto sicura di sé, entusiasta del suo lavoro nel calcio e dell’attività come modello: fisico alto e atletico, di bell’aspetto e ben curato, tanto da esibirlo costantemente sui social.

