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Il Napoli che incontra l’Atalanta nel ritorno di semifinale di Coppa Italia è una squadra che vuole abbandonare la melma in cui si sta immergendo, ma non riesce. Fallisce l’ennesima prova, e senza risultati le buone sensazioni contano poco.

E’ l’ennesima partita nella quale il Napoli regala un tempo, o comunque una parte di esso, quanto basta per concedere all’Atalanta due reti nel giro di 6 minuti. Prima Zapata e poi Pessina. Il Napoli è lento, il Napoli è lento nel pensiero, nel piede, nei movimenti difensivi, nel recupero palla, nei 2 metri e nel lungo. L’unico che darà segnali veramente positivi sarà Lozano e continuerà a farlo nella ripresa, il ragazzo è l’unica sorgente di luce propria, molti dei compagni non riescono nemmeno a riflettere la luce dei lampioni. Nella ripresa le cose cambiano, bravo Napoli, ci prova, va all’arrembaggio, arriva il gol con Lozano. Potrebbe arrivare il raddoppio con Osimhen, ma soccombe al terzo gol avversaio, è la doppietta di Pessina. Troppo forti gli avversari per una squadra che sbaglia tanto, che regala buona parte del primo tempo. Troppo per una squadra che, nonostante le buone intenzioni, è in difficoltà di idee e nell’organico. Troppo per una squadra che si fa perforare troppo semplicemente, come una lama nel burro. Troppo per una squadra che non si capisce, non si capisce quando concede troppo spazio a Zapata, senza attaccarlo e impedirgli di tirare così semplicemente.

Il copione, fatta eccezione per piccoli cambi di sceneggiatura, è sempre lo stesso. I cambi di sceneggiatura riguardano una volontà crescente di risalire la china. Ma il Napoli è in seria carenza di risultati. E la decimazione dovuta ad infortuni e covid ha dato la mazzata definitiva ad una squadra che proprio in questo momento avrebbe bisogno di tutti i suoi uomini. La difesa è un’armata brancaleone, e tra poche ore, con uomini contati, sarà una catastrofe con la Juventus. Siamo quasi al capolinea. Senza risultati le buone sensazioni contano poco.