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Carmine Cimmino ha discusso del tema con le amiche e con gli amici del “Cerchio d’Estia”. Iconografia del “Presepe” e dei suoi personaggi nei quadri di Giotto, Botticelli, Mantegna, Giorgione, Caravaggio, Londonio. La statua del San Giuseppe dormiente di proprietà di Papa Francesco. Il complesso significato del “sonno” di Giuseppe. Le “Natività” siciliane di Caravaggio e la “figura” di Maria.

 

Giovedì sera alle amiche e agli amici del “Cerchio d’Estia” Carmine Cimmino ha parlato di alcuni aspetti dell’iconografia di Maria e di Giuseppe nei quadri che rappresentano l’Adorazione del Presepe. La prima opera commentata, la Natività che Giotto dipinse agli inizi del sec. XIV per la Cappella degli Scrovegni e la cui immagine apre l’articolo, già propone soluzioni che in parte verranno “dimenticate” dalla pittura dei secoli successivi. Solo Caravaggio oserà rappresentare Maria con l’espressione e con la “postura” della donna che ha appena partorito, e che volge al Figlio lo sguardo della Madre, uno sguardo spirituale e terreno nello stesso tempo, lo sguardo di tutte le donne che hanno appena vissuto l’esperienza esaltante della maternità.Nella “Natività”, che venne portata via  nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo –il furto fu veramente commissionato dalla mafia ?- Caravaggio dipinse una donna comune, vestita di stracci, che immersa nell’ombra  guarda il figlio appena nato, e il suo sguardo è venato di malinconia, quasi che ella già “veda” il suo martirio sulla Croce (vedi immagine in appendice).. Ma per ora quel bambino sta – scrisse Roberto Longhi – “abbandonato a terra, come un guscio di tellina buttato.”. Per l’Adorazione di Messina Cimmino ha ripetuto il magistrale commento di Tomaso Montanari: Gesù è un vero bambino, che cerca riposo sul seno della Madre, e la Madre è una donna stanca, che si abbandona a un sonno delicatissimo, senza preoccuparsi dei pastori che stanno osservando la scena. Natale, scrive Montanari, è anche la festa della dignità del corpo umano, perché il Figlio di Dio per entrare nella storia del mondo ha dovuto incarnarsi, e farsi uomo. Nell’affresco di Giotto Giuseppe dorme, accovacciato a terra. E dorme anche nel quadro di Andrea Mantegna, commissionato forse da Borso d’Este tra il 1450 e il 1451, nei mesi in cui l’artista si trovava a Ferrara. Il sonno di Giuseppe ha una doppia spiegazione.

Nell’opera di Giotto il motivo iconografico del “Giuseppe dormiente” serve a sottolineare il fatto che egli non ha avuto parte attiva nella procreazione: e Giotto sentì l’obbligo di ricordare che Giuseppe era solo il difensore e il custode della Madre e del Figlio in un’opera in cui  sono evidenti i segni realistici del parto recente. Ma nella pittura del Seicento e del Settecento – Crespi, Solimena, Londonio- il sonno di Giuseppe è anche memoria del sonno in cui Dio parla al marito di Maria non solo dell’altissimo compito a cui sua moglie è stata chiamata, ma anche, dopo la nascita di Cristo, delle minacce di Erode e del compito che egli deve assumersi di proteggere Madre e Figlio.  Il Giuseppe “custode” della Sacra Famiglia compare nelle due Natività di Botticelli, che sono state commentate da Cimmino: in entrambe il centro reale e ideale è occupato dalla Maestà della Vergine, che indica a tutti, con il misticismo del suo sguardo e del suo silenzio, il mistero della scena. Giuseppe è alle spalle, vigile, attento, nel pieno esercizio di quel ruolo di Difensore e di Custode che gli è stato assegnato da Dio. Alla fine Cimmino ha parlato della statua di Giuseppe dormiente che Papa Francesco ha portato con sé dall’Argentina: sotto di essa egli ha l’abitudine di infilare i biglietti con le richieste di grazia e con le preghiere dei fedeli: lo ha rivelato alla folla di Manila il 16 gennaio 2015 (vedi immagine in appendice).

Alla fine, il grazie reciproco tra l’oratore e la padrona di casa, Consiglia Romano, e le amiche e gli amici del “Cerchio d’Estia”, a cui forse Cimmino proporrà, per l’anno nuovo, degli “incontri” dedicati non solo alla pittura, ma anche alla storia e alla letteratura del Vesuviano e di Napoli.