Il sindaco, la maggioranza e il Pd si spaccano su due emendamenti.
L’emendamento è una modifica di una norma, di una legge, di un regolamento. Una virgola, una negazione, un avverbio, un aggettivo, una frase, inseriti nel posto giusto, spesso, ne stravolgono il significato e, soprattutto, gli effetti.
Infatti, la politica utilizza spesso gli emendamenti per ammorbidire i contrasti, per ridurre le distanze, per far ingoiare rospi, per accontentare qualcuno, come «merce di scambio», per sopperire ad errori tecnici. Sono stati proprio due emendamenti la causa traumatica della frattura «triossea» che c’è stata durante il Consiglio Comunale,tenutosi il 31 luglio 2013. La prima spaccatura si è avuta tra il PD e il Borgomastro. La seconda nel PD. La terza nella lista Civica Verso il Futuro.
L’Assise era iniziata e si stava avviando alla conclusione, sommessamente, in maniera pre-vacanziera. Evidentemente, la politica aveva trovato la «quadra» su alcune questioni importanti e significative per l’economia del paese e, soprattutto, di qualche cittadino. In discussione ed approvazione, dopo le formalità iniziali alcune questioni molto importanti, il Piano di Alienazione degli Immobili Comunali ERP (quarto punto all’ordine del giorno), il Regolamento per l’alienazione del patrimonio comunale ERP (5° punto), l’Atto di indirizzo per la repressione degli abusi edilizi e linee guida per la dichiarazione di interessi pubblici per gli immobili acquisiti al patrimonio comunale nonché definizione dei criteri di assegnazione degli stessi ai sensi dell’articolo (6° punto). E poi il Regolamento Disciplina Servizio Economato (7° punto).
Il primo emendamento per il quarto punto in programma, votato dalla maggioranza, è stato presentato dal capogruppo del PD, Domenico Viola, ed ha cercato di colmare una "pecca tecnica" dell’apparato burocratico e tecnico comunale reo di non aver controllato e precisato lo schema dell’elenco degli aventi diritto (allegato alla delibera), nonostante sollecitato da qualche consigliere comunale, che si era accorto degli «orrori» presenti. Se la Regione li avesse "scoperti" avrebbe annullato la delibera. Quindi, all’ultimo momento, invece di togliere il punto, correggerlo e poi approvarlo successivamente in un altro consiglio comunale, si è cercato di mettere una pezza chiedendo, telefonicamente alla Regione se era possibile approvare la delibera con un emendamento che ordinasse all’UTC di ricontrollare e correggere gli elenchi e alla giunta comunale di ri-ricontrollarli e approvarli.
Pare che la Regione abbia dato il suo consenso telefonico, anche se avrebbe preferito farlo recapitare da un piccione viaggiatore. Incredibile! Grottesco! In un paese serio lo «Staff Amministrativo e Tecnico» sarebbe stato invitato a cambiare mestiere o aria per molto meno, anche perché la questione della vendita del patrimonio immobiliare comunale è un argomento molto serio che viene riproposto ad ogni «cambio di gestione sindacale» ed i proventi vengono inseriti nei bilanci di previsione, ormai da molti anni, come «soldi freschi virtuali». Alla fine, se la Regione non cambia idea, per una parte del patrimonio comunale (166 alloggi del Parco Panorama e 17 unità immobiliari del parco Verbena) è stata avviata ufficialmente la s-vendita, anche se altri alloggi, di Via De Carolis, previsti nello stesso lotto, sono stati "stralciati" perché non ancora accatastati o perché il comune sta ancora facendo la regolarizzazione dell’occupazione (!?).
Il 5° punto all’ordine del giorno, vista la sua complessità, su proposta dell’assessore competente, è stato rinviato per poterlo «studiare meglio» e non si comprende bene perché sia stato messo in discussione. Anche il 6° punto, il più importante, è stato «emendato» in più parti dal consigliere indipendente Luigi Petrone e votato all’unanimità. Quali saranno le conseguenze «economiche» di questi emendamenti è difficile comprendere, anche perché gli atti, benché pubblici, sono difficilmente «visibili» o «procurabili», e quindi poco studiabili soprattutto per la stampa! Sicuramente, ci saranno cittadini «premiati significativamente» da essi. La votazione di questo punto, così emendato, ha visto l’uscita dall’aula di due consiglieri, uno di maggioranza, uno di minoranza, per questioni di "conflitti d’interesse" personali o familiari. Comunque, ci è parso di capire che è stato dato mandato all’UTC di relazionare sui singoli casi, entro 120 giorni, al fine di poterne valutare caso per caso l’interesse pubblico.
L’ultimo punto all’ordine del giorno, quello in apparenza più tranquillo e innocuo, alla fine, è stato l’effetto traumatico fratturante, anche se sintomi precoci dell’imminente rottura c’erano già stati in precedenza. Il Regolamento della disciplina del Servizio Economato era stato preso sotto gamba anche dalla stessa Commissione, così come ha dichiarato Pasquale Petrone (UDC) "era stato ritenuto un atto dovuto, una specie di formalità". Invece, dopo che il capogruppo del PD Viola ha proposto i due emendamenti è successo il finimondo. Politico, ovviamente. Ma che cosa ha proposto Viola? Innanzi tutto, di rendere pubblico sul sito del comune il rendiconto delle spese del futuro economato.
Poi, di trasferire il potere di nomina dell’economo dal Borgomastro (attualmente la nomina viene fatta con decreto sindacale) alla Giunta (quindi in maniera più collegiale), potendo attingere, nell’ambito di una riorganizzazione dei servizi, dai diversi settori dell’ente, così come recita la legge. Apriti cielo! Ma cosa avevano di strano queste due proposte, se nel loro merito sembra che siano state condivise più meno da tutti? La contestazione è nata nel metodo. Cioè, perché sono stati tirati fuori all’ultimo momento. Almeno così è stato detto. Ma, se lo stesso metodo è stato utilizzato più volte nel recente passato, anche dal Borgomastro stesso e da altri consiglieri, perché questa volta non va bene? (Ricordiamo come esempio l’uscita di scena nell’ultimo consiglio della consigliera Buonocore per un "mal di pancia", un emendamento, improvviso).
Cosa c’è dietro? Probabilmente gli emendamenti avrebbero provocato la "depersonalizzazione" del regolamento, forse, fatto su misura per qualcuno, e ciò non è piaciuto? Infatti, i consiglieri Ricci, Montanino (presidente della commissione) e il Borgomastro ("Ieri sera nella riunione di maggioranza non c’erano i regolamenti sono alla base delle regole comuni e devono essere condivisi da tutti"), hanno attaccato il capogruppo del PD invitandolo a ritirarli. Poi una sospensione chiesta dallo stesso per poter riflettere e discutere l’argomento a porte chiuse con i capigruppo e con i consiglieri.
Durante la sospensione il Borgomastro, infuriato, ha invitato i componenti dell’assise rimasti in aula, che stavano discutendo sul caso, a non farsi sentire dalla platea perché "c’ stà ‘o giurnalist’ ch’ stà appezzann’ ‘e rrecchie". Traduzione: «Zitti, c’è il nemico che ci ascolta» (e meno male che c’è qualcuno che ascolta e cerca di raccontare quello che accade nella "Cosa Comunale". Cosa, non Casa ndr). Poi, ha minacciato le dimissioni: "o ce ne andiamo a casa oppure il PD deve imparare la lezione. Non sono state rispettate le regole. Ho una dignità di Sindaco e personale da difendere. Voterò secondo la mia coscienza e dopo la votazione prenderò le dovute conseguenze".
Il PD ha respinto gli attacchi con Viola: "Perché il regolamento è stato sottovalutato dalla commissione? Se i due emendamenti li ritenete giusti perché li volete ritirare? E poi più volte è stato utilizzato questo metodo e cioè sono stati votati regolamenti emendati all’interno del consiglio comunale. Perché adesso questo non va bene?" e con il consigliere Antignano "Gli emendamenti non stravolgono il regolamento, anzi lo migliorano". Pasquale Petrone (UDC) ha attaccato il PD dichiarando che "c’è il tentativo di delegittimare l’amministrazione ufficiale eletta dai cittadini che risiede in via A. Moro a favore dell’amministrazione politica occulta che risiede in Via Dante Alighieri".
Stranamente, contrario al Sindaco e al compagno di squadra di Verso il Futuro (Montanino), il consigliere Ivan Aprea ha votato insieme al PD respingendo il rinvio. Ma il suo voto, inaspettato, dato per "amore di maggioranza", o forse per compensazione, non è servito alla fine dei conti. Questa la votazione degli emendamenti proposti dal PD, e non ritirati. 5 favorevoli: Viola, Buonocore, Antignano, Riccio e Aprea; 3 contrari: Ricci, Petrone Pasquale, Annone. 6 Astenuti: Guadagno, Navarra, Montanino, Petrone Luigi, Scarpato, Imperato. Conclusione: Bocciati!
Questa la votazione per il ritiro del punto. 4 contrari: Viola, Buonocore, Antignano, Aprea; 9 favorevoli: Guadagno, Navarra, Montanino, Petrone Luigi, Scarpato, Imperato, Ricci, Petrone Pasquale, Annone; 1 Astenuto: Riccio. Conclusione: Ritirato. Quindi, la clamorosa sconfitta del PD e le fratture presenti nel governo della città, sono state accompagnate dalla soddisfazione, magra, delle dichiarazioni conclusive del Borgomastro «la linea dura non paga mai» e di Petrone dell’UDC «Ha vinto l’amministrazione ufficiale di via Aldo Moro».
Il primo tempo de «La Battaglia di Volla», del braccio di ferro tra il sindaco e il PD si è concluso. Forse, ha vinto il Sindaco, supportato da una parte della maggioranza. Di sicuro ancora una volta hanno perso, i cittadini. Non sappiamo quali decisioni ne scaturiranno alla ripresa, dopo le vacanze. Sappiamo che, per quanto riguarda il rimanente dei gioielli di famiglia, cioè il resto del patrimonio immobiliare comunale, esso sarà alienato nei prossimi due anni così come è previsto dal Piano Triennale. Ovviamente, se prima non saranno alienati il Borgomastro, la Giunta e il Consiglio Comunale.


