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Stop biocidio a Casal di Principe

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I comitati contro i roghi tossici e l’interramento dei rifiuti industriali hanno manifestato per affermare il diritto alla vita. Anche una delegazione da Casale Monferrato. Fotogallery

Nella città di don Peppe Diana i comitati sanno di avere una porta aperta. Sono un migliaio gli ambientalisti provenienti dalle province di Napoli e Caserta, fra di loro spicca anche il gonfalone di Casale Monferrato (AL) la città martire piemontese vittima dell’Eternit e una delegazione dei genitori degli studenti messicani scomparsi e probabilmente vittime della violenza dei narcotrafficanti.

Ad aprire il corteo è il sindaco di Casal di Principe, Franco Natale, insieme a don Maurizio Patriciello, al dott. Marfella e ai tanti volontari che da anni combattono contro l’inquinamento della Campania vittima dello sfruttamento criminale da parte di camorra, politica e imprenditoria. Un autentico nugolo di giornalisti, fotografi e cineoperatori saltella alla testa del corteo; l’informazione è stata per troppo tempo distratta mentre si perpetrava il saccheggio della Regione Campania ma pronta a mobilitarsi quando la gente scende in strada.

Il corteo parte dallo stadio comunale di Casal di Principe all’uscita dell’Asse Mediano, il tempo sembra essere clemente, passiamo sotto la scritta attaccata al ponte che saluta l’ingresso in città e arriviamo alla prima grande rotonda da cui si accede anche a San Cipriano D’Aversa e dove troneggia un totem pieno di telecamere che ci avverte che queste è una delle zone più controllate d’Italia; peccato che spesso queste telecamere siano cieche. Osserviamo questo corteo variopinto e riconosciamo le associazioni e gli slogan che hanno fatto la storia dell’ambientalismo campano, fra tutti spiccano le maglie rosso fuoco delle Mamme Vulcaniche di Terzigno (NA) che, dalla guerra a Cava SARI, sono diventate la bandiera del movimento in terra Vesuviana.

Ci sono i medici di Medici per L’Ambiente, l’associazione che vede il prof. Marfella la punta di diamante nel collegamento fra inquinamento e tumori ancora negato dalla medicina nazionale. Ci sono le Mamme Coraggio che hanno visto spegnere i propri figli, colpiti da malattie sconosciute fino a pochi anni fa. Malattie comuni dove si sono avute esplosioni nucleari o in prossimità di grossi insediamenti dell’industria pesante. Entriamo in città, ai lati del corteo si snoda la Casale moderna fatta di negozi e bar scintillanti, con vetrine piene di prodotti per l’approssimarsi delle feste di Natale, il camion che precede il corteo è dotato di potenti amplificatori attraverso i quali gli organizzatori si alternano per i loro comizi, qualcuno racconta la sua storia di vittima del cancro. Dalle case non esce nessuno, solo su qualche balcone si affacciano persone in silenzio; è davanti ai bar che lo spettacolo è desolante, decine di avventori, tutti uomini sulla sessantina, si avvicinano al marciapiede e guardano in silenzio, inespressivi, il lungo corteo colorato.

Si arriva alla seconda rotonda, gli agenti della Municipale e i pochi Carabinieri di scorta hanno un bel da fare per arginare indisciplinati automobilisti che pretendono di passare incuranti della gente a piedi. Il corteo si avvia in una delle strade del centro, Via Alfieri scarsamente illuminata, poche centinaia di metri e saremo in piazza. Si sente solo lo scalpiccio provocato dai passi dei manifestanti, alte mura di cinta impediscono di vedere l’interno dei cortili, solo qualche finestra è socchiusa, anche l’altoparlante del camion sembra aver abbassato il volume. Si ha l’impressione di essere finiti in una città medievale.

Finalmente arriviamo in piazza. E’ tutto uno scintillio di luci, il palco è montato davanti al presepe in corso di ultimazione fatto interamente con bottiglie di plastica riciclate e denominato Luci di Speranza forse parafrasando le più note luci d’artista salernitane. Qui si capisce che questa Città sta facendo uno sforzo titanico per uscire dalle tenebre in cui li aveva confinati la camorra e la mala politica, uno sforzo che è di esempio per tutta la regione. A prendere la parola per prima è Anna la mamma di Riccardo un bambino si soli 22 mesi portato via da una forma di leucemia sconosciuta. Il suo è un grido d’accusa contro chi sapeva e non ha fatto niente e contro i tanti che si sono girati dall’altra parte, ma è anche un grido di speranza rivolto a tutti i partecipanti al corteo che continuano ad applaudire nonostante abbia cominciato a piovere.

La parola passa al dott. Franco Natale neo sindaco di Casal di Principe eletto a furor di popolo con lo slogan “Un calcio in culo alla camorra”. Uno slogan che risuona in quella stessa piazza che venti anni fa vide morire don Peppe Diana che aveva gridato dal pulpito “Per rispetto del mio Popolo non tacerò!” firmando la sua condanna a morte. Ma osservando tutta questa gente in piazza sembra che il seme gettato da quel piccolo prete di provincia stia germogliando L’augurio del sindaco è che un giorno prossimo venturo si possa gridare “Un calcio in culo al biocidio”. E’ il turno del sindaco di Frattaminore, Vincenzo Caso, che snocciola i brillanti dati del suo comune nella raccolta differenziata ma che purtroppo deve scontrarsi con il triste primato degli scarichi illegali e conseguenti incendi.

Quindi è Luca Gioanola, assessore all’ambiente del Comune di Casale Monferrato a portare i saluti della sua Città e a ricordare che l’Eternit ha ucciso in Italia oltre 3000 persone e che non ci debba essere prescrizione per i reati ambientali. Arriva il momento tanto atteso, l’intervento di Don Maurizio Patriciello, l’eroico parroco del Parco Verde a Caivano. Colui che è riuscito a coagulare gran parte del movimento ambientalista fino ad arrivare alla storica marcia del 16 novembre 2013 definita Fiume in Piena che portò in Piazza del Plebiscito a Napoli quasi 20.000 persone a gridare basta all’inquinamento.

Il suo intervento è incentrato sulla fine delle deleghe in bianco ad una classe politica screditata, sul bisogno impellente dei cittadini a farsi protagonisti. Sulla sentenza Eternit assolve i giudici in quanto meri esecutori di leggi scritte da altri e chiede ai cittadini di farsi cittadinanza attiva. Ha una parola di conforto per il Vescovo di Acerra duramente attaccato da certa stampa per aver difeso il suo gregge. Chiude la manifestazione il prof. Marfella, di Medici per l’Ambiente, che punta l’indice sulla mancato riconoscimento da parte dello stato del nesso di casualità fra inquinamento e tumori.

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