Diffusi anche sul web libelli firmati dal “Pasquino” di turno. E la polemica trova sponda in chi avrebbe preferito un assessore residente in città.
Pasquino, libello 1. E altri ve ne saranno, se dobbiamo far previsioni. Nascondersi dietro questa firma, quella di un libellista celebrato anche in film d’autore e in opere popolari, da Magni a Dalla, non è una novità nei paesi del nolano – vesuviano, quindi era solo questione di tempo prima che ne cadesse vittima pure il sindaco Raffaele Allocca. «Le pasquinate», ossia satire in prosa o – preferibilmente – in versi (ma avremmo chiesto troppo all’anonimo estensore) – destinate a pungere personaggi in vista, sbarcano a Somma Vesuviana con un «foglio» dal titolo «Caro papà» e la vittima è non solo il sindaco in carica ma pure il neo assessore alla Cultura con la gravissima «colpa» di essere forestiera. Casertana, per la cronaca.
Chi segue la politica sommese ricorda ancora la sollevazione che ci fu, quasi a livelli di scandalo, quando il sindaco nel corso del suo secondo mandato osò nominare in esecutivo un’assessore residente a Sant’Anastasia. Anche allora si trattava di una donna. Stavolta, apriti cielo, la «forestiera» arriva da Caserta e senza che nessuno l’abbia vista all’opera la si fa oggetto di attacchi duri e, per quel che concerne la «pasquinata», anche tirando in ballo riferimenti camorristici di dubbio gusto. «Meno male che non è Casalese». Come se tutti gli abitanti di Casal di Principe, fuori dall’omonimo clan, fossero in odore di mafia. Ben venga la satira, ovunque e comunque. Ben vengano pure le rivendicazioni politiche, ma allora ci si batta per cambiare quelle norme di legge che dicono, affermano e sanciscono che un sindaco eletto si sceglie, in autonomia, gli assessori, lo staff e i dirigenti.
La nota positiva in tutto ciò è l’animato dibattito scatenato dalla nomina dell’assessore Angela Carcaiso, le pulci al suo curriculum professionale, le congetture sulle sue amicizie e parentele. Chissà se dopo il primo libello (la firma precisa che è il n.01) il sindaco Allocca cederà o se la stessa «casertana, non casalese» si comporterà come l’anastasiana, rinunciando al mandato per sfinimento da polemiche. Se così non fosse, il problema resta ed è – secondo i frequentatori del web e secondo il nostrano Pasquino (si dice fosse, nella Roma papalina, un calzolaio o un ristoratore o un barbiere) – il seguente: non esiste a Somma un personaggio in grado di ricoprire quel ruolo senza scomodare le altre province? Così pure per lo staff dove Allocca ha chiamato un pomiglianese: non ci sono cittadini – residenti, sia chiaro – all’altezza? Così per l’ufficio tributi e finanze, dove è allocato al momento un puteolano. Pozzuoli, Sparanise, Pomigliano d’Arco.
Stando a questo modello comportamentale e esasperatamente campanilistico, il vicesindaco di Napoli, pomiglianese da generazioni, non potrebbe stare al suo posto. Che De Magistris non abbia reperito un partenopeo all’altezza? O vogliamo andare più avanti nella identificazione territoriale e dire che la ministra Kyenge, viste le origini chiaramente non italiane è meglio che si tolga di torno? Gli esempi sono tanti, anche nei comuni limitrofi, ma se vogliamo dirla tutta, a Somma la querelle non nasce affatto dalla residenza stampigliata sulla carta d’identità dell’assessore alla cultura. Nasce, bensì, dal fuoco amico. La crisi è in maggioranza, se è lecito usare questo termine. Il veleno serpeggia tra le fila alleate, tra gli stessi che all’indomani delle elezioni erano in piazza ad «incoronare» platealmente il sindaco che avevano sostenuto e che conoscevano bene. Il prossimo consiglio comunale dirà se il braccio di ferro in atto porterà conseguenze.






