Roghi tossici. Il bilancio della polizia provinciale del distretto nolano

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A tre mesi dall’inizio dell’attività di controllo ed intervento contro i crimini ambientali la Polizia Provinciale di Nola tira le prime somme: diminuiscono i roghi ma la situazione resta drammatica.

Lievi miglioramenti sul fronte dell’emergenza ambientale. L’attività di controllo e di intervento contro i crimini ambientali dispiegata dalla Polizia Provinciale di Nola dagli inizi di agosto ad oggi, disposta a seguito delle continue denunce dei cittadini, in particolare nella cosiddetta “Terra dei fuochi”, fa registrare fino ad ora tenui segni di miglioramento rispetto all’escalation dei mesi estivi, risultato di un’intensa attività di controllo, svolta su un territorio ampio, con mezzi limitati, spesso a fronte di un vuoto legislativo o amministrativo in merito alla problematica.

Sono in tutto 113 i pattugliamenti diurni e notturni svolti da agosto ad oggi nell’area che comprende i comuni di Giugliano, Caivano, Acerra, Pomigliano d’Arco, fino a Palma Campania, 39 le persone identificate in occasione di controlli, 16 le contravvenzioni elevate a veicoli per il trasporto illegale di rifiuti speciali. Cala nettamente il numero dei roghi registrati da agosto a novembre, ma «con l’avanzare della crisi la situazione è e resterà drammatica» avverte il comandante Valente, nella consapevolezza che il problema degli sversamenti illeciti è legato a doppio filo con i costi troppo alti dello smaltimento regolare dei rifiuti, e che fa i conti con la drastica riduzione delle risorse determinata dalla spending review, per cui oggi la Polizia Provinciale di Nola svolge la propria attività ricorrendo ad una sola vettura invece di quattro, e senza il sistema fondamentale di videosorveglianza di cui prima disponeva.

Un’attività di controllo, quella della Polizia Provinciale, che si è focalizzata soprattutto sul trasporto dei rifiuti, per seguire ed intervenire sui comportamenti illegali immediatamente precedenti all’abbandono dei rifiuti, ed agli eventuali roghi, in particolare per quanto riguarda i rifiuti derivanti da attività tessili e di pelletteria, gli pneumatici e gli inerti da demolizione, generalmente non soggetti a roghi, ma che possono rivelarsi di forte impatto ambientale sia per i materiali che vi confluiscono (l’amianto ad esempio), sia perché, una volta abbandonati illegalmente, vanno ad individuare un’area refrattaria a controlli, facendo da richiamo per altri sversamenti. Da ottobre al 10 novembre sono già 5 i sequestri eseguiti su mezzi e materiali risultanti da attività edile.

Ad incidere su una frequenza così alta di illeciti di questo tipo sono al contempo i costi di smaltimento e la scarsa tracciabilità, in particolare per quanto riguarda le attività del tessile e dell’edilizia (per gli pneumatici la situazione sembra invece risolvibile), per cui ad oggi le soluzioni auspicabili, e pure più volte sollecitate, intervengono da un lato sulla possibilità di contributi statali nell’attività di smaltimento, dall’altro sulla esigibilità, al livello comunale, di una documentazione ad hoc per attestare l’avvenuto smaltimento regolare dei rifiuti.

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