“Senza lavoro non c’è umanesimo”: è il messaggio che la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, rivolge al mondo del lavoro in occasione del primo maggio 2014.
“La giornata del primo maggio, quest’anno, capita nella vicinanza della Pasqua, appena celebrata. Si tinge perciò di speranza, questo nostro messaggio, già alla luce di quell’evento di grazia. Resta però una giornata di lotta, non contro, ma pro, tutti insieme, sempre necessaria, per la tragedia crescente di questa crisi”.
Così si apre il Messaggio che la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, ha rivolto al mondo del lavoro in occasione del primo maggio 2014. Come Vescovi della pastorale sociale, si legge nel testo, “chiediamo a tutti una particolare empatia, davanti ai tantissimi drammi sociali”.
“Non si tratta più – prosegue il testo – semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati”, ma rifiutati, avanzi!”.
“Nella precarietà, la speranza!”: questo il cammino della Chiesa italiana per il mondo del lavoro. Come icona biblica per questo cammino, è stato scelto il brano evangelico della pesca miracolosa (Lc 5,1-11). A fronte del dramma delle reti vuote i Vescovi richiamano tre condizioni essenziali per reagire: solida formazione, coraggiosa volontà d’impresa, fraterna cooperazione. “Ci rendiamo conto degli errori commessi – è la conclusione del Messaggio – ma vogliamo intraprendere strade di solidarietà, che non portino allo scarto ma all’incontro solidale con i giovani e i fragili”.
Quest’anno il Primo maggio si è celebrato a Pordenone, organizzato dai sindacati confederali. «Più lavoro, più Europa e più solidarietà» è lo slogan che è apparso sullo striscione che ha aperto il corteo, scelto da Cgil, Cisl e Uil. Subito dietro gli operai della Electrolux del vicino stabilimento di Porcia, scelto come simbolo di tutte le crisi industriali aperte. Il messaggio principale lanciato dalla manifestazione del Primo maggio “è quello che bisogna avere il coraggio di passare ad una stagione vera di investimenti per il lavoro”.
I sindacati hanno sottolineato che “chiedere più lavoro vuol dire che le risorse devono essere investite per questo obiettivo. Invece continuiamo a sentir parlare di tagli e non di investimenti per creare occupazione”. “Il governo non pensi – è stato ribadito – che si possa continuare, come è stato fatto in questi anni, con una politica che scarica i costi sui lavoratori e sui pensionati, che non ha creato posti di lavoro e che continua a impoverire il Paese”. E, ancora, si è detto che “serve un governo che le cose le faccia. Cambiare il Paese si deve e si può ma insieme ai cittadini italiani e quindi anche «ai sindacati»”.
E, inoltre,: “È un Primo Maggio senza lavoro, ma noi oggi sottolineiamo la volontà di reagire. Dobbiamo reagire alla produzione che è calata, al tasso dei disoccupati. Chi vuol rinnovare il Paese o fa questo o ci sta prendendo in giro. Il lavoro non si fa con le norme ma con la buona economia”.
Il mondo del lavoro ha bisogno di speranza. Ma la speranza non è un sogno: dobbiamo organizzarla e costruirla ogni giorno. Tutti. Ma questo appello devono accoglierlo soprattutto i nostri governanti. Fate presto! La gente è stanca e non ce la fa più. Che sia il Primo Maggio della concretezza che dà gambe e braccia vere alla speranza.
(Fonte foto: Rete Internet)




