Intervista al responsabile economia e lavoro del Partito Democratico, che ha partecipato al corteo di Pomigliano organizzato dalla Fiom.
É stato l’unico leader nazionale di partito ad aver completato tutto il percorso del corteo di Pomigliano organizzato dalla Fiom “contro le politiche della Fiat e di Monti”. Il bocconiano Stefano Fassina, 46 anni, attuale guida del Pd in materia di economia e lavoro, ha anche affrontato le critiche della piazza con coraggio e decisione. Ma le contraddizioni lacerano la sinistra. Un esasperato ricercatore universitario, “ovviamente” precario, durante la manifestazione gli ha rimproverato in maniera molto dura, insieme ad altri giovani, l’appoggio al governo. L’economista del Pd ha però replicato: “Altrimenti l’Italia sarebbe andata a fondo”.
Fassina, comunque c’è un malessere profondo…
“Purtroppo in questi anni è prevalso il metodo di comprimere. Non è successo solo in Italia, è successo in tanti paesi europei”.
Cosa si può fare, secondo lei?
“Bisogna valorizzare il lavoro. La storia della ritorsione della Fiat è la dimostrazione di quanto sia poco considerata la risorsa umana”.
Ma lo stesso partito di cui lei è uno dei dirigenti appare diviso circa la linea da impostare…
“Le posizioni del Pd sono indicate da Bersani. Abbiamo presentato una carta d’intenti dove al centro c’è lo sviluppo, l’imprenditorialità, il saper fare. Abbiamo valorizzato poco le risorse. Noi siamo in stretto rapporto con le altre forze progressiste europee: l’agenda Bersani è costruita così”.
Fassina, la Fiat auto ha una vocazione sempre più estera, il ridimensionamento industriale non si ferma e le entrate dello Stato subiscono continui scossoni…
“In Italia si può fare una politica industriale non rinunciando all’auto. Con la Fiat o senza la Fiat. l’Italia non può rinunciare ad avere anche un’industria chimica. Per quanto riguarda le risorse si tratta di far pagare chi evade, di incidere sui grandi patrimoni”.
Il governo italiano potrebbe fare scelte importanti anche in modo autonomo, cioè in maniera del tutto svincolata dal governo europeo?
“Europa e Italia sono due facce della stessa medaglia”.
Intanto il lavoro precario e il sottosalario dominano la scena nel mondo del lavoro italiano…
“Con un’economia che continua a contrarsi il lavoro precario è un lusso. Il problema è che non si produce ai livelli sperati”.
Eppure non è difficile notare tanti lavoratori che producono tanto ma ottengono salari bassissimi, spesso nemmeno seicento euro al mese…
“Per quanto riguarda il sottosalario è necessario avere una politica che favorisca l’inserimento stabile. Ma la crescita è decisiva”.
Fassina, la situazione economica, e lei lo sa meglio di tutti, è molto grave…
“Si naviga controvento. Noi litighiamo per una torta che si fa sempre più piccola”.
In che modo lo scontro tra la Fiom e la Fiat potrebbe terminare ?
“ Il mio pensiero è che bisogna trovare una strada per costruire un dialogo. Va ripristinato il diritto alla rappresentanza sindacale ma bisogna anche trovare la strada del confronto fuori dalle aule di tribunale”.
Cosa pensa della proposta di legge lanciata dalla segretaria della Cgil, Susanna Camusso ? La Cgil chiede il sostanziale superamento dell’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, quello che consente solo alle organizzazioni firmatarie di contratto di rappresentare i lavoratori…
“La proposta Camusso va tradotta in legge”.
Che sensazione le sta dando la Fiat in Italia, dal punto di vista industriale?
“Sta navigando a vista, stanno aspettando cosa succederà in Europa: un atteggiamento che non intercetterà in tempo le occasioni che si potranno presentare e che crea ulteriori difficoltà”.
Lei crede all’analisi secondo la quale se si deprime sempre di più la Fiat italiana può crescere in proporzione quella americana?
“No, non credo a questa cosa: non si possono mantenere per troppo tempo impianti in perdita”.



