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“Pasolini”, il film di Abel Ferrara: una lettura “estrema” di una storia drammatica.

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Abel Ferrara trasforma la vicenda storica di Pasolini in uno schermo su cui proietta il suo acuto senso della realtà e, le “violente” figure della sua immaginazione. E’ l’eterna lezione di “Quarto Potere” e di Orson Welles.

L’ultimo prodotto del regista americano Abel Ferrara ha ispirato pareri divergenti alla Mostra del Cinema di Venezia, i più sono usciti dalla sala prima ancora dell’ultima scena, qualcuno è rimasto fino ai titoli di coda. È un film da cui ci si aspettava tanto, un film nato sotto una buona stella e con ricche speranze già a partire dalle prime interviste al regista e al cast. La straordinaria somiglianza (in particolar modo nello sguardo sfuggente e nei lineamenti) del protagonista Willem Dafoe con Pier Paolo Pasolini lasciava ben presagire, e invece tutto ciò che resta allo spettatore dopo la proiezione è la sensazione di aver visto un film incompiuto. Chi non conosce lo stile di Ferrara si sarebbe aspettato una biografia dettagliata o almeno accennata di Pasolini, e invece vengono riproposte le ultime ventiquattro ore di vita di colui che è stato una delle personalità più influenti nella cultura italiana e europea del secondo Novecento: si parte da un’intervista su “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (tra l’altro è l’unica scena in cui ci sia un dialogo completo) e si arriva all’omicidio.

Insomma non c’ è nulla di nuovo, sono vicende che noi italiani conosciamo benissimo; la novità sta nell’impostazione provocatoria del film. Appaiono fino alla ridondanza scene omosessuali che superano la sottile linea di confine che separa la provocazione dalla volgarità: emblematica è la scena centrale in cui viene rievocata una delle scene orgiastiche del “Satyricon”, celeberrimo capolavoro felliniano. In “Pasolini” ad interpretare Encolpio e Gitone, protagonisti dell’opera di Petronio, sono Riccardo Scamarcio e Ninetto Diavoli, entrambi nelle vesti di personaggi di un immaginario film pasoliniano . Essi percorrono un assurdo viaggio al seguito di una stella cometa sperando che li conduca da Cristo e alla fine vengono piacevolmente sorpresi dalla scoperta che il loro viaggio lungo la strada della salvezza non avrà mai fine.

Questo “spezzone”, una sorta di fabula milesia, è la parte più piacevole e anche più chiara dell’intero film e richiama a suo modo quei dialoghi pieni di pathos che hanno caratterizzato l’intera produzione cinematografica di Pasolini, da “Medea” a “Porcile”. Per comprendere “Pasolini” è indispensabile tener conto dello stile di Abel Ferrara, fuori dagli schemi e intensamente provocatorio, e della violenza con cui concepisce i suoi film, come sotto l’impulso di un bisogno di purificazione. Perciò nessuno meglio di Ferrara poteva accostarsi ad una figura che ha vissuto un’ esistenza tanto tormentata e che permetteva al regista di esprimere, ancora una volta, la sua devozione per ” Quarto Potere” e per Orson Welles.

Tuttavia il film non risulta nè piacevole, nè fluido. Manca il quadro politico, manca il cuore della poetica pasoliniana, la grinta e la forza di volontà dello scrittore non vengono rappresentate con la necessaria evidenza:, Pasolini appare come un malato di sesso, saccente fino allo stremo e incline ai peggiori vizi. In definitiva “Pasolini” è un film che non consiglierei agli ammiratori dello scrittore, vuoi per l’impostazione scelta dal regista, vuoi per l’italiano un po’ sbiascicato di Willem Defoe.

Ma ci sono anche i pregi. Le interpretazioni di Ninetto Diavoli e di Riccardo Scamarcio, che non è più solo un belloccio imbambolato, animano il film, le inquadrature fanno vibrare il cuore agli appassionati di cinema riportando alla mente quelle di Allen e di Truffaut, ed infine non manca l’affascinante “marchio” del regista americano, ovvero la contrapposizione tra vita e morte, cielo e abisso: lo ritroviamo, questo “segno”, nel finale: alla scena dell’omicidio di Pasolini (caduta verso il basso) se ne contrappone un’altra, di pura invenzione, in cui Encolpio e Gitone salgono le scale verso il cielo (simbolo dell’ ascesi e della speranza). Ferrara si può amare oppure detestare, ma indubbiamente è un grande sperimentatore.

Regista: Abel Ferrara
Attori: Willem Dafoe, Ninetto Diavoli, Riccardo Scamarcio, Giada Colagrande
Consigliato: ni

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