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Palio degli asini, dei ciucci, o, non sia mai, dei somari?

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Sono tre “caratteri” diversi. I somari non sanno correre, l’asino dipende da come gli gira: poichè è “ncucciuto”, certe volte si blocca. Il ciuccio può credersi un cavallo e fa il pazzo. Insomma, i conti si fanno alla fine della corsa. Come sempre.

Il quesito si ripropone, ogni anno, di questi tempi, quando inizia la stagione dei Palii. E poichè sull’argomento non ho cambiato sostanzialmente idea, ripropongo, con qualche variazioni, le considerazioni che pubblicai nel 2009, sul libro del Palio del Circolo A.Diaz.
Dire somaro e dire asino, o ciuccio, non è la stessa cosa: prima di tutto perchè non esistono sinonimi, e poi perchè sono tre caratteri distinti, anche se la forma è una sola: ma questo vale anche per le donne e gli uomini. Non si potrà mai fare un “Palio dei somari”, perchè il somaro è il quadrupede faticatore, paziente, ottuso, che sa solo subire, piegarsi alle bastonate e rannicchiarsi sotto le lavate di testa: è un Fracchia senza essere una macchietta. E di questi tempi, pullulanti di macchiette, non è poco. Il somaro è dignitoso nella sua somaraggine, non corre, ha un passo artritico e reumatico, non raglia, ma lèpeta e piccèa, insomma piagnucola e si lamenta. Più o meno compostamente. In pista si bloccherebbe subito: per far passare gli altri.

L’asino è un’altra cosa. E’ un somaro impertinente, le prende, ma incomincia anche a darle, o a tentare di darle. Anche vigliaccamente: la “panella” dell’asino è un calcio a tradimento. Il leone rappresenta il coraggio, la volpe la “cazzimma“, il serpente la doppiezza velenosa dell’infame, “‘a serparella” la stupidità di chi si crede furbo e invece è solo stupido: la potenza dei nomi: “‘a serparella” chiamatela “serpentello” e non è più lo stesso animale. L’asino, invece, rappresenta un tale campionario di virtù e vizi degli uomini che alle affinità tra l’asino e l’uomo e l’asino e la donna sono stati dedicati, dall’antichità, libri, saggi, elogi e mottetti. L’asino è anche somaro, nel senso che può essere paziente e faticatore, ma è anche ostinato, “capotico” e “ncucciuto“. Le corse degli asini nacquero come una parodia delle corse dei cavalli. I “galantuomini”, dopo essersi divertiti con le corse dei cavalli, pretendevano di prendersi gioco dei cafoni costringendoli a gareggiare a dorso d’asino. Certo è che a Ottajano si organizzavano corse di cavalli “signorili ” durante la festa di San Michele e anche in onore della Madonna del Carmine, e negli ultimi anni dell’ Ottocento cominciarono a correre anche gli asini.

Ma divennero col tempo corse altrettanto serie che quelle dei cavalli: perchè gli asini da montagna, che erano con i muli e con ì bardotti i veri protagonisti della Fiera di San Michele a Ottajano, costavano parecchio e costituivano un patrimonio. Scrisse nella sua relazione il “medico veterinario igienista” Vincenzo Tropeano che nella fiera del 7 e 8 maggio 1922 tra gli animali “a cavezza “erano” esposti 900 asini e più di 700 tra muli e bardotti, e altri 300 stavano in mostra “attaccati a veicoli”. Tutti tra la Chiesa di San Lorenzo e la stazione della Vesuviana. Ma è anche probabile che i cafoni sentissero, confusamente, che l’asino rappresentava, con la sua potenza sessuale, quella forza degli istinti naturali che aveva legato l’animale al culto di Bacco e a certi antichi riti mediterranei della fertilità. Nella “Natività” di Piero della Francesca conservata alla National Gallery di Londra I’ asino dal pelo rosso che raglia dietro gli angeli musici è simbolo della disarmonia diabolica della natura che si oppone all’armonia divina.

Dunque, l’asino è ignorante: ma proprio per questo Machiavelli, il Lando, e il n o s t ro conterraneo Giordano Bruno l’hanno elogiato, perchè l’ignorante consapevole della sua ignoranza è preferibile a un dotto fasullo e senza sugo. Quindi l’asino è un animale complicato, e gli uomini hanno visto in lui tutto e il contrario di tutto, scegliendolo come protagonista di numerosi proverbi. I donnaioli incalliti fanno “come l’asino del pentolaio”, nel senso che corteggiano tutte le donne in cui si imbattono, belle o brutte che siano; gli uomini rozzi “fanno carezze d’asino”, i loro “ragli non arrivano al cielo”, e non sanno apprezzare il bello, poichè, come dicono i toscani, I’ “orzo non è fatto per gli asini”. Avrà pure molti difetti, l’asino: ma è sempre “meglio un asino vivo che un dottore morto”.

Il ciuccio è l’asino giovane, che succhia ancora alla mammella della madre. In senso lato, è anche l’asino di età adulta, che conserva però “‘a capa a pazzia”, la capa fresca. Come tutti i giovani, e come i vecchi dalla capa fresca, il ciuccio ha i suoi momenti di frenesia. La colpa è dello specchio. Il ciuccio, che è vanesio, fare niello, si guarda allo specchio ogni ora di ogni giorno. Un certo giorno gli capita di guardarsi allo specchio e di vedersi non qual è veramente, e cioè un ciuccio: si vede e si sente diventato cavallo, e non un cavallo qualsiasi, ma un purosangue arabo.

Quel ciuccio è il simbolo della più scombinata delle umane follie, quella che ci prende allorchè ci sentiamo più alti, più intelligenti, più grandi e più belli di quanto siamo realmente, e ci illudiamo di poter esercitare ruoli e funzioni che invece non sono alla nostra portata. E così uno si persuade di essere un intellettuale, solo perchè, mettiamo, porta l’occhialino e i capelli scarruffati; un altro, a cui maneggiare la penna dà più travaglio che maneggiare una zappa, si sente uno scrittore; un altro ancora si ritiene un fine politico. I malati pìù gravi si dichiarano, modestamente, onniscienti: li riconoscete dalla chiacchiera alluvionale.: parlano di tutto, per 24 ore al giorno, ininterrottamente. Ognuno di noi almeno una volta al mese è ciuccio: e qualcuno ci prova tanto gusto che lo è ogni giorno.

Come comportarsi con questi ciucci presi da improvvisa follia ? I saggi consigliavano di lasciarli al loro destino.: pretendi di essere un cavallo, sebbene tu sia chiaramente un ciuccio ? E va bene, sei un cavallo: ai pazzi bisogna dire di sì. Ma questi ciucci pazzi, se gli dai un po’ di briglia, poi la pretendono tutta quanta. Va a finire che fraintendono: la nostra buona educazione la prendono per stupidità. Loro, sono gli intelligenti: gli altri, sono gli stupidi. I maccheroni vanno sopra, e il cacio va sotto. E questo non va bene. I ciucci pazzi, diceva la saggezza antica, bisogna calmarli col bastone o con il volpino. Lo ripeto per gli animalisti: lo diceva la saggezza antica. Non lo dico io.

Dicono i toscani: trotto d’asino poco dura. Un ciuccio che si traveste da cavallo non può ingannarci a lungo: le orecchie, la coda e il passo lo smascherano e lo sputtanano. Forse le corse dei ciucci erano una grande lezione di umiltà. I cafoni saggi ricordavano ai signori sciocchi che sono meglio i ciucci veri che i cavalli finti, e che i ciucci travestiti “si conoscono ai basti“: dai segni che le cinghie e gli spigoli dei basti lasciano sulla pelle, e che non si possono nascondere. Il Palio, lo chiameremo Palio degli asini o Palio dei ciucci ? Secondo me, bisogna scegliere di volta in volta, e solo alla fine della gara. Può capitare che uno parta asino e arrivi ciuccio. E viceversa.

 LA STORIA MAGRA

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