L’elogio all'”inteligencia elastica” del consigliere che accusa certa stampa di essere miope; la proposta di affidare il racconto delle sedute di consiglio a un presentatore e risolvere il problema degli abusi edilizi cambiando nome ai manufatti.
Il nostro giornale viene letto anche nel Maradagal, terra di gauchos. E due lettori maradagalesi mi scrivono lunghi messaggi. Segundo Sombra si presenta come “innovativo inventore di professioni“. Ogni Comune, dice, dovrebbe avere una schiera di “raccoglitori“ di “recuerdos“, di memorie: insomma, un Ufficio Anagrafe delle vite individuali. L’idea non è nuovissima, ma resta affascinante: a patto che chi racconta i suoi ricordi dica la verità, qualche volta. Sulla professione del “mastro de fiesta“ il Sombra arriva in grave ritardo. A Ottaviano questa “figura“ funziona da un secolo e mezzo. E ci sono stati (e forse ci sono) consiglieri comunali che a un assessorato ai lavori pubblici hanno preferito l’incarico di presidente del comitato per la festa di San Michele.
La devozione che ti combina ! Presidente con poteri pieni, però. Una devozione senza poteri pieni è una bestemmia. Scrive, infine, don Segundo: “perché non affidare la representaciòn, il racconto, delle sedute del consiglio comunale a un presentadòr?: il quale spiegherà al pubblico in aula le fasi del dibattito, i termini tecnici, illustrerà i “curricula“ e anche lo stile, perché no? degli oratori e riempirà gli intervalli con il racconto di storie e di aneddoti. Questa è la via per rèconciliar politica e popolo.”. L’idea è innovativa, ma comporta qualche rischio. Il presentatore, oltre che competente e colto, deve essere imparziale: non inviterà mai all’applauso il pubblico. Per non innescare fastidiose polemiche: hai “ chiamato “ più applausi per la maggioranza che per l’opposizione, più “ scoccate di mano “ per il sindaco che per il presidente del consiglio comunale…
Infine, il presentatore non deve straripare, deve contenersi: perché non accada in consiglio ciò che talvolta accade nelle feste di piazza: il microfono resta in mano al presentatore molto, ma molto più a lungo che in mano al cantante. Dal Maradagal mi scrive – e mi rimprovera con durezza da gaucho – anche il signor Gonzalo Pirobutirro: che si dichiara fondatore di un movimento filosofico, “la lengua libre“, che potremmo tradurre con “liberolinguismo“ o “linguoliberismo“. Il motto del movimento è: “la parola è tutto“. La parola crea le cose, la parola fonda la verità, chi parla ha anche il diritto di inventarsi le leggi della grammatica e della sintassi. “ I miei maestri – scrive Pirobutirro – sono i sofisti, Rabelais e Cassirer. Li conosci, segnor Cimmino?“.
Secondo questo filosofo maradagalese, il “liberolinguismo“ risolve tutti i problemi. Cambiando i nomi. “A Ottaviano, per esempio, vedo che ancora state a “cuestionàr“, a discutere, di abusi edilizi. Accuse, contraccuse, elenchi lunghi, accorciati, “ristretti“, sospetti, e drammi. Ma il problema rimane lì. Per risolverlo definitivamente, basta cancellarlo come problema. Un palazzo abusivo di cinque piani ? Non chiamatelo più palazzo… Chiamatelo “installazione d’arte“.
Dite che è un’opera di Urs Fisher, quello che ha costruito uno chalet con fette di pane, o di Gilberto Zorio, quello che ha montato la “Torre Stella Bologna“ con blocchi di Gasbeton e tubi di acciaio e rame. Chi abbatterebbe un’opera d’arte? Una piscina olimpionica abusiva? Non chiamatela piscina, chiamatela “abbeveratoio per talpe“, o “valvola di sfogo“ e “momento di respiro“ delle acque sotterranee; oppure, dite che è una riserva d’acqua per dissetare i gabbiani che volano verso la discarica. Ogni Ufficio Tecnico dovrebbe ingaggiare un inventore di immagini.”.
Il Pirobutirro non mi perdona lo spunto polemico sulla seduta del consiglio comunale di Ottaviano in un salone parrocchiale. “ La tua ironia da pedante – scrive il gaucho Gonzalo – non funziona con il “ fulgido” presidente Simonetti, che è oratore elegante e sciolto, anzi scioltissimo, e soprattutto, ha la “ la mirada de profeta “, lo sguardo di un profeta . Uno sguardo forgiato da dodici anni passati nei banchi della minoranza, a sognare il giorno della “ revancha “, della rivincita, l’alba della gloria. Dodici anni di “ batallas jamàs agrias, siempre noblas “, mai violente, sempre nobili, contro gli “ alcaldas “, i sindaci, e contro chi mortificava il ruolo del “ concejal “, del consigliere comunale, e le istituzioni della democrazia.
“In questi dodici anni, scrive Gonzalo Pirobutirro, il Simonetti ha disegnato la linea ferroviaria su cui ora si accinge a ripartire il treno di Ottaviano: di questa novella partenza egli è “l’ingeniero y el jefe de estacion“, l’ingegnere e il capostazione, mentre il sindaco , l’”alcalde“, è il “maquinista“, il macchinista del treno. E anche sulla questione del laicismo hai torto, segnor Cimmino. Non hai capito il sottile disegno del presidente: lui, segnor Cimmino, è il vero laico, perché, portando il consiglio comunale nella sala parrocchiale, ha voluto affermare, senza far rumore, che le strutture della Chiesa sono al servizio delle istituzioni dello Stato. Tenere la seduta del consiglio in una scuola…suvvia!. E la scuola, chi l’avrebbe pulita?“.
Ma il veleno sta nella coda. La lettera si chiude così: “Mi dicono che un consigliere comunale ha esortato il presidente a non curarsi di certi attacchi, dettati solo da “miopia e superficialità“. Vorrei conoscere questo consigliere – commenta entusiasta Pirobutirro- Que sintesis muscular ! Que inteligencia elastica ! que mentalidad tonica ! Que agudeza flexible !. Segnor Cimmino, ti ha cucinato a dovere, il consigliere.“. E qui il gaucho Pirobutirro mette punto e scende da cavallo: dopo aver svelato, in un poscritto, come arrivano nel Maradagal notizie così dettagliate e perché egli si interessa tanto dei casi nostri. Ve lo racconterò tra qualche giorno, quando risponderò al gaucho: non posso far finta di niente.
Ma sarà poi vera questa storia del consigliere che avrebbe condannato la “ miopia y superficialidàd “ di certe persone, o di una certa stampa? Come avrà fatto questo tipo dall’ “inteligencia elastica“ a capire che sono miope? Dagli occhiali?
(Foto: Gaucho. Fonte: Rete Internet)





