Lo “scandalo” delle suore di Casamicciola e la facile indignazione

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É ovvia la garanzia di tutti i diritti per i ragazzi disabili, così come deve sempre essere sconfitta ogni discriminazione. É un po’ meno ovvio riflettere su come i media possano travisare gli eventi.

Lo abbiamo letto ovunque il breve comunicato scritto su un foglio A4 e affisso fuori la scuola di un istituto per l’infanzia a Casamicciola Terme. La notizia è stata propagandata su quotidiani nazionali e su decine di siti on-line, raccogliendo le più svariate manifestazioni di indignazione da parte di tantissimi cittadini, soprattutto attraverso i social network più importanti.

Chi ha già letto gli altri contributi di questa rubrica, sa bene che le notizie, le analisi e tutte le riflessioni sui diversi argomenti trattati, di certo non sono espressi con buonismo né vengono fatti sconti a chi professa il malaffare o contamina il benessere e la cultura del nostro territorio. Questa volta non sarà così, ma semplicemente perché non ce ne sono i motivi. Chi cura questa rubrica, ha letto tantissimi articoli sul cartello incriminato, tutti pieni di condanne e anatemi. I presupposti, in apparenza, effettivamente ci sono, eppure, per pura coincidenza, la scuola di questo caso è conosciuta più che bene dal sottoscritto. Sul cartello c’era stampato il seguente invito: “Si comunica che domani 5/09/2013 la scuola è chiusa per tutti, perché c’è la giornata per i disabili… sono molto malati quindi i bambini si impressionano”.

Tanto basta per farci gridare a squarciagola “Anatema!”. L’episodio è stato particolarmente emblematico per indurmi a riflettere sul potere dell’informazione nei casi in cui il lettore non abbia la possibilità di conoscere esattamente il contesto in cui gli eventi accadono. Questo è un rischio molto frequente. D’altronde non è colpa di nessun lettore, semmai le colpe vanno divise tra chi scrive per i media e chi ha scritto quel cartello, in cui ovviamente il senso del messaggio viene travisato, proponendo un significato ambiguo ed erroneo alle persone che non hanno avuto la possibilità di conoscere i fatti. Una notizia può etichettare e modellare un evento fino a renderlo credibile a proprio piacimento e diventare verità assoluta.

E’ giusto, stavolta, mettere a disposizione questo spazio fortunatamente letto da molte persone, affinché venga ribadito un chiarimento che è stato già personalmente espresso su facebook, allo scopo di sciogliere un equivoco imbarazzante che ha di sicuro mortificato le suore dell’istituto “processato”. E’ il caso inoltre di specificare che questa riflessione non nasce per una spassionata passione per il clero e per le istituzioni ecclesiastiche, passione ahimè non molto viva, pur chiarendo che non esiste nessuna presunzione di giudizio. Non può una formica giudicare un leone. Molto più semplicemente, il chiarimento viene espresso perché è doveroso propagandare anche quelle informazioni che restituiscono un po’ di quella dignità che in questi giorni è stata messa in discussione nei confronti dell’operato di queste suore.

Probabilmente su facebook ho chiarito una versione dei fatti che potrebbe interessare i tanti indignanti di questi giorni, o meglio, i tanti indignati aperti a conoscere non solo le verità accattivanti tipiche dell’inciucio e della sete accusatoria. Una voglia eccitante alimentata a prescindere dai contesti e dai fattori storici precedenti a quel foglio A4. Di seguito il personale chiarimento pubblicato sul contatto facebook di questa stessa rubrica, ripetuto in questo pezzo, affinché venga data visibilità sia al pensiero sia alla voglia di mettersi in discussione ogni qual volta ognuno di noi legge una notizia apparentemente sconcertante:

“Sono napoletano ma ho fortunatamente la possibilità di avere casa a Casamicciola da trent’anni, praticamente da quando sono nato. Conosco bene quella scuola e conosco bene anche le attività svolte da quelle suore. Questo clamore mi ha fatto molto riflettere sul fatto che una notizia può davvero stravolgere il significato della verità dei fatti. Allora, qualora la cosa possa interessarvi, io sono un anticlericale da tempo, per vari motivi, ma queste donne da sempre si occupano soprattutto in estate, della cura e del divertimento dei diversamente abili, con amore e carità, organizzando giornate di partecipazione collettiva. L’evento del cartello è semplicemente dovuto ad una scarsa capacità di scrivere in italiano di chi lo ha pubblicato. Non era effettivamente questo il senso del messaggio.

Queste giornate con i diversamente abili (io le ho vissute alcune di esse, ricordo che da piccolo ci veniva a cantare Mario Merola!) sono giornate in cui ci sono decine di bambini speciali con tutta la loro libertà di espressione ed eccentricità. Il chiasso prodotto da queste giornate in cui si balla e si canta, effettivamente può destabilizzare chi non ha ancora la maturazione mentale come i bimbi sani, destando la sensibilità dei piccoli, che non sono ancora pronti a comprendere la differenza e a convivere con determinati particolarismi della natura umana. Quelle suore adorano i bambini, abili e diversamente abili e quella struttura è una delle poche in Campania che realizza giornate per il loro svago e il loro benessere psichico.

Il messaggio voleva ovviamente essere un modo per tutelare la percezione della diversità da parte dei bimbi, evitando traumi di impatto che avrebbero avuto ripercussioni sulle future attività in comunione tra bimbi abili e diversamente abili. E’, in quel caso, un modo per tutelare i bimbi che non hanno mai intrapreso esperienze con i ragazzi diversamente abili. Forse abbiamo un po’ troppa sete di puntare il dito e ergerci a falsi moralisti o forse, più semplicemente, quel cartello andava scritto meglio in italiano. Ad ogni modo le cose vanno sempre prima interpretate, poi, eventualmente giudicate”.

Fa troppo gola un atteggiamento di indignazione, fa talmente gola che quasi ci restiamo male a pensare che forse le cose non stanno proprio così. Torniamo a indignarci per le cose serie, altrimenti rischiamo di fare una figuraccia scoprendo che queste suore si occupano di disabili da una vita e che da trentatre anni portano questi ragazzi anche al mare in una giornata di svago in cui stanno tutti insieme. Insomma, il messaggio su quel foglio poteva essere spiegato meglio, ma i lettori possono tranquillizzarsi definitivamente, almeno sul fatto che quelle suore amano tutti i bambini, a prescindere dalle loro particolarità, ne sono disinteressato testimone. Sono donne che fanno i fatti, per noi, invece c’è soltanto un’espressione sacra che calza a pennello: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!”.
(Fonte foto: Rete Internet)

OSSERVATORIO SOCIALE

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