La Tirrenia come la Fiat

Data:

La Newco come la CIN, la storia infinita di aiuti statali e di aziende irriconoscenti. L’intervista a un sindacalista dell’ex Tirrenia.

Per anni ci hanno convinto che privato era bello e che tutto quello che era gestito dallo stato era invece inefficiente e corrotto. Che il clientelismo avesse fatto del male alla gestione del servizio pubblico è ormai un dato di fatto ma è anche vero che se questo paese fosse meno corrotto di quanto non si voglia credere le cose andrebbero senz’altro meglio per la pubblica amministrazione e capiremmo forse che il male che l’attanaglia è lo stesso che produce un’imprenditoria legata a doppio filo con la politica e ai suoi favoritismi. Seguendo questo filone si è svenduto e lo si fa ancora, i gioielli di famiglia, che guarda caso poi si rivelano veri e propri affari per chi li rileva. Abbiamo incontrato Vincenzo Accardo delegato CGIL/FILT e Giovanni Formisano delegato PD per San Sebastiano. Cercheremo con loro di capire cosa succede alla marineria partenopea.

Ci piacerebbe sapere come stanno le cose, vorremmo conoscere le vicissitudini di una grande compagnia di navigazione statale che al momento non sembra godere buona salute.
Risponde Vincenzo Accardo: «Noi siamo stati per ventisette anni sotto l’amministrazione del dottor Franco Pecorini, l’amministratore unico della società Tirrenia, ci siamo trovati con 600 milioni di debito e cosa è successo? La società Tirrenia, sovvenzionata dallo stato ci ha assunto, a noi precari, circa 300, fra coperta, macchina, cucina e camera, fatto questo ci ha garantito il tempo indeterminato ma in cambio di una busta paga più ridotta, ciò significa che se un mozzo, un piccolo di camera guadagnava, sulle due linee (4 navi), 1.600 euro, ora ne guadagna 1.200. Poi si garantiva un futuro, un piano industriale e invece tutto questo non è accaduto.»

E questo quando è successo?
«Nel 2005/2006.»
E in questo periodo non si prospettava nessuna problematica?
«No, si continuava ad andare avanti, il governo dava proroghe su proroghe, finché nel 2007 fecero il “fuori convenzione”.»
Ovvero?
«Il contratto come ha fatto Marchionne! Fuori convenzione significa che dal precariato vai al tempo indeterminato, firmando un 411 (articolo di procedura civile, ndr.), senza nulla a pretendere, come ha fatto Marchionne a Pomigliano!»

Quindi tutta l’anzianità pregressa va persa, come se si iniziasse daccapo?
«Noi abbiamo iniziato dal 2007 daccapo, di nuovo!»
Ma questo passaggio è stato accettato pacificamente dai dipendenti? E come è stato gestito dai sindacati?
«È stato accettato perché ai sindacati dicevano che nessuno sarebbe andato in mezzo a una strada e che c’era un futuro e che c’era un piano industriale dell’amministratore Pecorini.»
Quindi c’è stata la mediazione di quale sindacato?
«Tutti, CGIL, CISL E UIL …»

Interviene Giovanni Formisano: «Ma va anche detto che con questo fuori convenzione sono rimasti fuori una ventina di persone e la società di noi, ancora oggi non se ne fotte proprio!». «Un momento, andiamo per gradi! Cosa è successo in tutto questo? Come sindacato, la CGIL, ha ritirato la firma al piano industriale che non è mai passato. Cosa è successo? È successo che i soldi, sullo stipendio, li abbiamo persi, il futuro non ce l’abbiamo perché dopo un anno siamo andati in commissariamento …»

Quindi i soldi ve li hanno tolti dalla busta paga e il resto niente …
«Noi il tempo indeterminato lo dovevamo avere, perché ci spettava, già in passato avevamo acquisito dei diritti ma nell’accordo c’era una clausola, che tutto questo non valeva se non si faceva un piano industriale!».
E il piano industriale che cosa contemplava?
«Contemplava linee nuove, navi nuove, promozioni, gradi in più».

Ma comunque è andato in porto …
«È andato in porto che noi siamo stati assunti ma senza soldi, con bassi salari e senza anzianità! In più sono rimasti una quarantina di stagionali fuori! Come dice lui (Giovanni Formisano, ndr.), altri precari che lavorano in questo modo da più di vent’anni e poi ci sono ancora venti, venticinque persone che appartengono al turno “storico”».

Ci faccia capire come funziona il precariato marittimo?
«La lista è stagionale, dove al massimo si possono lavorare cinque mesi all’anno, poi ci sono quelli che vengono chiamati dal collocamento e questo lo faceva in genere solo la società Tirrenia, il privato mai, in genere non ti chiama … è raro, se non sei raccomandato … non imbarchi proprio. Poi ci sono dei ragazzi che hanno fatto una causa come quelli là della FIOM, ci sono una quarantina di persone che hanno vinto una causa e non li vogliono riconoscere! Ora da A.S, Amministrazione Straordinaria, si è passati a C.I.N, Compagnia Italiana di Navigazione, una nuova società che si è sostituita alla Tirrenia. Questa è composta dall’armatore Onorato (Vincenzo Onorato presidente della Moby con il 40% di azioni CIN, ndr.) dal gruppo Clessidra e da Negro di Genova».

Non c’è partecipazione statale?
«No, lo stato non c’è proprio ma prende comunque sovvenzioni da questo».
Ma se sono solo privati credo che questo non si possa fare per le direttive europee vigenti.
«Sì gli aiuti di stato non si possono dare ma bisogna mantenere la continuità territoriale. Il governo dice io ti do 77 milioni di euro l’anno e tu parti tutti i giorni e non devi creare problemi, questo per otto anni».

Una sorta di escamotage per continuare a prendere soldi …
«E oggi ci troviamo con questa situazione critica grazie a ventisette anni di amministrazione Pecorini che ha fatto i fatti suoi e ha distrutto la flotta, ha lasciato 600 milioni di debito e nessuno sa niente! C’è stata anche un’inchiesta ma non succede niente, è un uomo di chiesa lui, un gentiluomo della chiesa! Figurati che quando è morto il papa stava seduto al secondo posto, vedi quanto è potente! Ma c’è un altro problema oggi. L’armatore Onorato è stato messo in minoranza nel consiglio di amministrazione della C.I.N. composta dal 35% del Fondo Clessidra, il 5% ce l’ha Izzo e il 20% questo Negro. Qual è il problema? È che messo da parte Onorato, restano i Fondi e noi abbiamo paura di questi, quando mai dei fondi hanno fatto degli armatori? E quando questi hanno fatto gli interessi degli armatori? Se tu vai a vedere l’Alitalia, fanno altre 6/700 esuberi perché sono entrati i fondi, gli azionisti!».

Quelli che la Fornero chiama, regnennose ‘a vocca, stake holders
«Esatto! Ma mo’, per 27 anni, Pecorini, ha fatto i fatti suoi con destra, sinistra e centro, oggi sono arrivati questi qua, noi gridiamo ad alta voce, non ci facciamo più calpestare da questi qua! A Torre del Greco ci hanno chiuso l’IPSEMA, la cassa marittima, (L’assistenza sanitaria al personale navigante, marittimo e ai loro familiari aventi diritto, ndr.) se sono un marittimo e sto male ho il diritto di andare in cassa marittima e vedere cosa c’ho? E ci vogliono togliere pure questo! a gennaio dicono che lo faranno, perché c’è una legge che la deve abrogare per passare alla Regione, figurati che cosa succederà! Questo è inaccettabile! In settimana metteremo dei gazebo dove distribuiremo dei volantini e convocheremo una grande assemblea a Torre del Greco».

Un’ultima domanda, accompagnata da una riflessione. La risposta a tutte le rimostranze dei lavoratori è sempre legata alla crisi e mai come ora sembra tale da giustificare un minimo di verità da parte di chi da decenni risponde al mittente sempre con la stessa scusa, ma cosa rispondereste ora, voi marittimi, in tal senso?
«Perché vi siete comprati Tirrenia se non avete i soldi? Se abbiamo firmato un accordo, dove si parlava di tabelle, di contratto unico, di aumento salariale, perché non lo fate?»

Nasce il sospetto di un’operazione simile a quella paventata per la Circumvesuviana … c’è stata una svendita ai privati?
«C’è stata già e per prendere quei 77 milioni di euro dello stato per otto anni! Ma la mia paura è che questi venderanno tutto, linea per linea, facendo il famoso spezzatino e guadagneranno di più, bruciando però una flotta di stato. Ma io vorrei lanciare una domanda al dottor Sposito, del Fondo Clessidra: Ma, i fondi, hanno mai fatto degli armatori? Siete consapevoli che dovete fare gli armatori e non gli speculatori?»

Interviene Giovanni Formisano: «Ora io vorrei fare una domanda a te! Il sindacato, lo sapeva che i fondi non sapevano fare gli armatori? Perché ha firmato sapendo tutto ciò?»
«Il sindacato ha visto che c’era un armatore con il 40% di maggioranza e questo gli è sembrato una garanzia e poi se il sindacato non firmava quest’accordo finivano 1.500 famiglie in mezzo alla strada.»

Ancora Giovanni Formisano: «Anche se, queste famiglie per strada ci andranno a finire comunque! Questo purtroppo sono mesi che lo vado ripetendo, anche perché, lo scorso mese di aprile, durante la Domenica delle Palme, un deputato vesuviano del PD, mi confidò: “Giovanni caro tutto quello che succederà con la Tirrenia, sì, verrà privatizzata ma verrà spezzata!” E in effetti si sta avverando ciò che mi ha detto questa persona». «Io rispondo a Giovanni, questo non si può avverare, noi dobbiamo combattere, ci vuole un risveglio! Non possiamo stare zitti e non fare niente!».
(Fonte foto: Rete Internet)

Condividi notizia sut:

I più letti

Chi ha letto questo articolo ha letto
Articoli correlati

Sparatoria nella notte a San Giuseppe Vesuviano, feriti due giovani

Nottata di violenza a San Giuseppe Vesuviano, dove due...

Somma Vesuviana: annullato il percorso inclusivo della Festa delle Lucerne

Riceviamo e pubblichiamo: Con profondo rammarico, l’Associazione Festa delle Lucerne...

L’enigma storico a Somma Vesuviana: i documenti d’archivio riscrivono il destino dell’abate Francesco Antonio Gravina

Documenti d'archivio smentiscono la tradizione e la devozione popolare:...

PERstradaPERcaso, il riscatto del Rione Sanità: tra orgoglio popolare e rinascita culturale

Ogni medaglia ha il suo rovescio, ogni quartiere ha...