I grandi boss dalla croce d’oro al collo e l’anatema del cardinale Sepe

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Nei giorni scorsi il cardinale di Napoli ha espresso una dichiarazione importante. Riflessione sui giovani che muoiono sotto i colpi di pistola dei prepotenti che uccidono la Campania. Senza dimenticare la politica parassita.

Ogni giorno a Napoli viene ammazzato l’entusiasmo con l’inciviltà, ogni giorno a Napoli, vengono uccise le opportunità dei giovani, viene macchiato il loro futuro con mancati incentivi e con il rischio, sempre in agguato, degli interessi camorristici. La camorra ha effettivamente stancato tutti. In una nazione in cui si comincia ultimamente a mettere con difficoltà il piatto a tavola, è arrivato il momento di stilare pubblicamente tutti quegli elementi che hanno reso l’Italia ridicola agli occhi dell’Europa e del mondo intero.

Gli interessi politici, gli investimenti sbagliati, i tributi insostenibili chiesti alla povera gente, la poca organizzazione degli imprenditori delle grandi industrie, il silenzio nei confronti di una sanità spesso degradante e medievale, stanno rendendo questo paese una nazione di amministratori parassiti e chiacchieroni, poiché privi di atti concreti a favore della cittadinanza. Il sud poi, è il territorio che più di tutti, paga pegno in questo periodo di disfacimento. Il crimine organizzato prosegue nelle sue operazioni, continuando a succhiare sangue con i suoi commerci illegali, e continuando mietere vittime innocenti.

C’è bisogno ora, inevitabilmente, di gesti concreti, di denuncie drastiche, di attacchi mirati e precisi da parte della democrazia. Il cardinale di Napoli ha pubblicamente sentenziato un messaggio forte, deciso, che ci spinge alla riflessione verso la consapevolezza del giusto e della verità: “I camorristi non possono entrare in chiesa nemmeno da morti! Chi semina morte raccoglierà solo morte. Se gli uomini dei clan non si pentono, così ho detto ai miei sacerdoti, non potranno entrare in chiesa neanche da morti”. Annullati quindi tutti i sacramenti per i camorristi. Così sia.

Così sia, poiché spesso le culture in cui coesistono camorristi e contesti devianti contengono una matrice fortemente cristiana. Tra “volti santi” tatuati e simbolismi cattolici, ecco quindi che, talvolta, il mafioso, porta al collo una croce d’oro, si fa portavoce delle pene dei poveri, si sposa in chiesa con fastose cerimonie, viene osannato come grande mentore della popolazione, attraverso funerali pieni di un malsano rispetto, in cui a togliersi il cappello al passaggio della bara sono gli eredi di un sistema alimentato anche da questa immagine d’infallibilità davanti agli uomini, davanti allo stato, davanti a Dio.

Il cardinale Crescenzio Sepe, rivolgendosi ai camorristi, ha proseguito il suo disprezzo nel giorno della fiaccolata per le vittime di camorra dichiarando: “Siete i veri sconfitti. Siete cadaveri che camminano, condannati a morte certa da voi stessi, sapendo che chi semina vento raccoglie tempesta. Sappiate che da parte nostra non ci può essere alcuna indulgenza. Siamo su sponde distinte e distanti, finché rimanete sotto il tunnel della violenza e della morte. Questa Napoli, questa società, questa umanità non vi appartiene, perché voi siete altro, avete scelto di stare contro i vostri fratelli, contro l’umanità, contro la legge, contro quei valori che sono alla base di ogni persona umana e della nostra stessa civiltà”.

L’anatema del cardinale è stato un messaggio importante, che dovrebbe diventare monito per la coscienza civile e dovrebbe inoltre essere indirizzato in copia conforme ai politici corrotti che intanto, pubblicamente, da ogni parte della nazione plaudono a tale dichiarazione, forti del loro ruolo, nascondendo in modo indecorosamente vile, i loro coinvolgimenti con il crimine organizzato e il loro disinteressamento nei confronti della questione, nei confronti delle vittime, e nei confronti di tutto l’apparato economico che cede all’oppressione di un sistema, in cui a mangiare sono pochi e a morire sono in troppi.

Gli organismi di controllo sono da sempre troppo deboli, la connivenza tra organizzazioni malavitose e politici nasce a livello locale per poi raggiungere le sfere più alte della politica. Tutto ciò sfavorisce, incredibilmente, l’annientamento del problema. Che la Campania contenga musulmani, buddisti o cattolici non importa, ma con l’anatema di Sepe, quei metaforici crocefissi d’oro indossati dai boss, sono stati staccati con violenza dal collo dei boss e sistemati lentamente con cura, devozione, e infinito rispetto, al collo dei cadaveri dei vari Giancarlo Siani, Simonetta Lamberti, Annalisa Durante, Giuseppe Diana, Silvia Ruotolo, Pasquale Romano e tanti, tantissimi altri.
(Fonte foto: Rete Internet)

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