Nella Chiesa di San Francesco presentata l’opera più recente del prof. Moschiano, sui santuari del Vallo. Sottolineata dai relatori l’importanza delle ricerche e dei libri dello storico che ha ricostruito l’identità civica del territorio.
L’ associazione “Fonte Nova” organizzando la manifestazione del 23 novembre in onore del prof. Pasquale Moschiano ha voluto confermare che la sua attività culturale si sviluppa secondo alcune delle linee tracciate dallo storico. Del resto, l’ha detto chiaramente Tilde Schiavone, che dell’associazione è presidentessa, nel presentare la serata: il recupero dei valori della tradizione si riduce a sterile esercizio accademico se non trova i nessi tra passato e presente, se non contribuisce a illuminare l’identità civica, in cui ogni cittadino può rispecchiarsi. Perfetta è stata la corrispondenza tra la personalità culturale del prof. Moschiano, il progetto dell’associazione ” Fonte Nova”, la splendida Chiesa di San Francesco, in cui la manifestazione si è svolta, e il pubblico numeroso, intensamente partecipe: insomma, una sola affascinante atmosfera.
Carmine Cimmino ha detto che l’importanza degli studi del prof. Moschiano sta nell’ampiezza delle fonti consultate, nella precisione dell’analisi storica, nella “lettura” delle carte che mira sempre a cogliere e a portare in primo piano gli aspetti sociali, i riti, i costumi, i modi di vedere le cose. Nei documenti degli archivi Moschiano cerca non solo la verità della storia, ma anche le ragioni e il principio dei sentimenti, delle passioni, degli affetti che accende nel suo cuore la sensibilità per la Natura. Della Natura della Montagna Moschiano sente la bellezza vitale, e perciò incita gli abitanti tutti del Vallo a difendere questa bellezza, ad assorbirne i valori, a impedire che la violenza offenda la sua sacralità. Sotto questo aspetto, conclude Carmine Cimmino, l’opera ancora inedita che Pasquale Moschiano dedica ai ” sacri monti del Vallo” è la splendida sintesi di tutti i suoi studi precedenti, ed è l’avvio di un nuovo ciclo di ricerche.
“Superato ancora qualche altro tornante si è davanti ad un ampia parete rocciosa con incavo a modo grotta. E’qui S. Michele a Pietracupa, monumento scolpito dalla natura.” Così scrive Moschiano. Il dott. Michele Scafuro, archeologo, prendendo spunto dalle pagine che lo storico dedica al culto di San Michele nel Vallo, spiega che anche in questo territorio, come in altri luoghi d’Italia, in Maremma, per esempio, il culto di San Michele si associa a quello della Madonna della Neve perchè l’Arcangelo e la Madre di Cristo proteggono l’ agricoltura: il relatore ricorda che sul Gargano è avvenuta, ad opera dei Bizantini, la trasformazione di San Michele da giudice e da guerriero in patrono delle messi. Anche i cronisti, dice il dott. Scafuro, confermano l’assidua presenza di fedeli avellinesi nei luoghi del Gargano sacri al Vincitore dei diavoli ribelli.
Il parroco don Luigi Vitale indica le immagini, il Monte, la grotta, la strada che il prof. Moschiano trasforma in simboli in cui si riassumono sostanze e forme della spiritualità non solo dei cittadini del Vallo, ma di tutti gli uomini: in questa prospettiva, l’opera dello storico risulta un modello di valori valido per tutti coloro che vivono la propria esistenza come un’ascesa verso Dio. E sulla simbologia della Montagna e della strada il parroco dice parole veramente ispirate, che in sintesi disegnano la storia di quelle immagini dal mondo pagano a quello cristiano, dove si inverano, e nella fede e nella Parola acquistano il senso ultimo. Il sindaco di Lauro Bossone sottolinea, infine, l’importanza della manifestazione, in cui egli vede il segno concreto dell’ammirazione e della riconoscenza che tutta la comunità sente per la figura e per l’opera di Pasquale Moschiano, per i libri già scritti e per quelli che scriverà.
Il professore ringrazia tutti: ma ringrazia Fonte Nova in un modo particolare, recitando con maestria una sua poesia dedicata a Fontenovella, agli abitanti del luogo, allo splendore della Chiesa che custodisce anche una importante tela di Decio Tramontano. Eleganti pergamene con i versi del professore vengono consegnate a tutti i presenti, e a lui Tilde Schiavone offre, a nome dell’ Associazione, una targa su cui è inciso il grazie della comunità per uno storico che ha svelato agli abitanti del Vallo il valore delle loro tradizioni e le radici della loro identità.
Cito in chiusura le parole con cui Pasquale Moschiano descrive l’eremita Silvestro che, nel silenzio della Montagna, si prendeva cura quotidiana del santuario della Carità, e della carità della gente viveva:
>“Silvestro: poggiata una mano sul nodoso bastone, porgeva con l’altra ai bambini la cassettina con la figurina della Madonna da baciare : E passava di porta in porta mentre i devoti facevano cadere due o quattro soldi nella tintinnante cassetta. Si fermava talvolta per la strada a discutere di annate coi contadini annunciando che anche quell’anno la collina della Madonna prometteva buoni frutti e che aveva ben sistemati i gradoni della via della Carità per la festa del lunedì in Albis. Nel pomeriggio, dopo aver percorso tutto il paese, riprendeva la via del ritorno, ma ripassava prima per quelle case dalle cui massaie gli era stata preparata la “panella”. Era un’antica usanza: le donne del paese, nell’impastare il pane ogni otto o dieci giorni, riservavano un po’ di pasta per fare la panella per la Madonna.”


