Nella Napoli del Settecento il paesaggista tedesco trovò la sua pittura ideale. Amico di Goethe, Hackert amerà, come molti intellettuali del tempo, Napoli e la Campania, i suoi abitanti e i suoi magnifici panorami.
Negli anni in cui Goethe compie il suo “Viaggio in Italia”, Jakob Philpp Hackert dipinge i suoi paesaggi fantastici della Campania che fu; quella Campania che Johann Wolfgang vedeva “libera, allegra e vivace” e che il pittore immortalerà per sempre nelle sue opere. Rivalutato solo negli ultimi anni, Hackert è conosciuto principalmente come amico di Goethe. Con quest’ultimo il paesaggista aveva certamente condiviso lo spirito di avventura e, soprattutto, l’amore per l’Italia, e in particolare per Napoli, cui entrambi furono eccezionalmente legati, ma Hackert fu indipendentemente un talentuoso pittore.
Le sue vedute ideali racchiudono tutta la bellezza delle campagne e delle spiagge campane che dovettero rimanere indelebili, al loro tempo, nei ricordi dei due intellettuali. L’artista era nato in Germania nel settembre del 1737 e, ancora giovane, era partito per l’Europa in cerca di fortuna. Paesaggista per formazione ed inclinazione raggiunse, a circa 40 anni, l’apice della sua carriera a Roma, dove per alcuni decenni produsse opere dal carattere sublime e romantico. Per la fama conquistata fu chiamato a Napoli da re Ferdinando I di Borbone e dal 1786 servì la corona napoletana.
Per quasi dieci anni, durante i quali incontrò anche Goethe, il pittore tedesco fece dell’allora capitale del Regno delle due Sicilie la sua fissa dimora. Alla campagna napoletana è dedicata la sua Veduta ideale di Napoli con il tempio di Paestum (foto), un improbabile scorcio in cui sono contemporaneamente visibili il Golfo di Napoli e le rovine di Paestum. L’opera, che non è certo un caso eccezionale nella produzione di Hacker, accomuna, come tanti altri suoi lavori, il paesaggista tedesco al quasi coetaneo Giovanni Battista Piranesi che, con le sue incisioni, sicuramente conosciute dall’Hackert, aveva portato al successo il genere pittorico della veduta ideale (irreale, impossibile) in contrapposizione alla veduta esatta (ossia reale e veritiera) di cui, ad esempio, a Venezia, Canaletto era uno dei massimi esponenti.
Negli anni in cui questo nuovo genere di paesaggio surreale si diffonde, Hackert abbraccia la sua causa e compartecipa, insieme ad altri grandi artisti dell’epoca, alla straordinaria rivoluzione che, ispirata dalle vedute fantastiche di Salvator Rosa e Claude Lorrain, farà delle vedute ideali del Settecento il punto di partenza per l’ascesa del Romanticismo in Europa. Hackert è, come il Piranesi, un artista che Rudolf Wittkover non avrebbe tardato, infatti, a definire cripto-romantico. Molte delle sue opere, tuttavia, come la stessa Veduta ideale di Napoli, si presentano come arcadici idilli ancora lontani dai pulsanti paesaggi del Romanticismo, ma non mancano tra i suoi lavori scene decisamente e più specificatamente pre-romantiche.
Hackert fu, in conclusione, un artista costantemente aggiornato e lungimirante. Goethe stesso scriverà di lui: “Attende senza tregua a dipingere e a disegnare, ma è sempre affabile, sa circondarsi di simpatia e farebbe di ciascuno un proprio discepolo. Anch’io ne sono rimasto conquistato: si mostra paziente di fronte alle mie lacune e insiste in primo luogo per la nettezza del disegno, poi per la sicurezza e la chiarezza della lumeggiatura. […] La sua gentilezza nei miei riguardi non fa che crescere. […] Tutto ciò che mi ha detto non ha modificato le mie idee, è valso anzi ad estenderle e a precisarle”. La loro amicizia nacque spontaneamente, come naturale e semplice conseguenza dell’incontro di due spiccati intelletti.
(Fonte Foto: Rete Internet)

