L’altra sera l’accordo, ad Afragola. Ancora una volta è la Campania il laboratorio neoliberista della sperimentazione sottosalariale in funzione incostituzionale.
Meno ore di lavoro e salari drasticamente ridotti: il sindacato si è piegato alle dure condizioni imposte dall’azienda ma alla fine la grande distribuzione Coop resta in Campania, non chiude nessun punto vendita e non licenzia. E’questo il senso dell’accordo stipulato l’altro ieri sera tra le organizzazioni di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil e le cooperative Unicoop e Adriatica. Si è trattato di un primo accordo sindacale esclusivamente puntato sul salvataggio dell’Ipercoop di Afragola, ubicato nel centro commerciale Le Porte di Napoli.
Stamane le parti si incontreranno di nuovo, sempre nella sede centrale campana di Afragola, per definire il futuro prossimo degli altri quattro impianti Coop di Quarto, Avellino, Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere. Ma in questo secondo confronto, a differenza di quanto appena accaduto per l’ipermercato di Afragola, non si prevede nessuna trattativa sul taglio drastico delle ore di lavoro e sul pesante ridimensionamento dei salari, nè sono in gioco riduzioni degli spazi di vendita e sensibili demansionamenti professionali. Per tutte le altre strutture Ipercoop, tra ipermercati e supermercati regionali, si discuterà dell’azzeramanto degli scatti di anzianità e dell’introduzione, ad Avellino, del contratto di solidarietà, vale a dire della riduzione generalizzata dei salari in proporzione agli esuberi individuati.
Dunque, il punto dolente della vertenza si è rivelato l’ipermercato di Afragola, 226 addetti più altri 23 impiegati nell’indotto delle pulizie, operai della ditta “A.T. Pulimento srl” il cui destino, però, non è stato ancora delineato. A ogni modo il patto stipulato per Afragola prevede la riduzione immediata dell’orario di lavoro, per i circa 50 addetti a tempo pieno, da 38 a 25 ore e per i contratti a tempo parziale da 24 o 22 ore a 20 ore. In soldoni il dipendente in full time perderà mediamente circa 400 euro lordi mensili. Per i part time il salasso varierà dai 150 ai 200 euro lordi al mese. Non è finita. La newco appena istituita da Unicoop e Coop Adriatica per il salvataggio di Afragola darà il via ai demansionamenti in particolare per i quadri di regia, che non saranno interessati alla nuova organizzazione del lavoro, e all’azzeramento degli scatti di anzianità anche per gli addetti che hanno superato i cinquant’anni, cosa che creerà non pochi problemi sul fronte delle prospettive pensionistiche.
Per la fine di febbraio, inoltre, è previsto l’avvio della cassa integrazione a rotazione che coinvolgerà gli oltre 220 addetti dell’ipermercato. Sarà contestualmente aperto un cantiere edile finalizzato alla riduzione degli spazi di vendita dagli attuali 11mila a circa 4500 metri quadrati. Al momento però non è ancora stato stabilito se l’inizio dei lavori comporterà la chiusura temporanea dell’ipermercato, come per esempio è accaduto, a luglio, per l’Auchan di Volla, poi affittato a un franchising Conad e riaperto a settembre.
“Le modalità di ristrutturazione sono definire – riferisce Mario Dello Russo, della segreteria regionale Uiltucs – ma ad ogni modo noi giudichiamo che quest’accordo sia sostanzialmente positivo perchè, anche se purtroppo l’intesa ha comportato una serie di duri sacrifici, alla fine siamo riusciti a centrare gli obiettivi del salvataggio dei posti di lavoro e della permanenza di Coop in Campania “. Resta però un’incognita. I lavoratori degli altri quattro impianti campani vogliono essere acquisiti da Adriatica, com’e accaduto per Afragola. Oggi i sindacati tenteranno di strappare un impegno in questa direzione.


