Io, ragazzo di trent’anni, so chi è “O’Professor” ma non so chi è l’Avvocato:

Data:

Una storia che chiarisce le idee e parla a tutti i ragazzi, quelli semplici e con valori. Un comunicato che rivendica rispetto per chi ha agito affinchè i giovani siano il futuro sano della nostra civiltà.

Un articolo professionale non va scritto in prima persona, ma io non sono un professionista, io non sono un intellettuale, né un esperto di mafie e crimini, io non ho nessuna patente di antimafia e legalità, non mi siedo dietro la scrivania, sono semmai il ragazzo seduto tra i coetanei a prendere appunti come gli altri, a sbadigliare perché la discussione si fa noiosa, esattamente come questa presentazione. Io sono un ragazzo di trent’anni.

Uno come tanti, che si vedono per strada o tra amici, di quelli che parlano di cinema e della nuova maglia del Napoli, di quelli che inviano messaggi con Whatsapp e che intanto cercano un lavoro serio, imprecando contro una società che non garantisce l’autonomia, non alimenta le ambizioni, non consente di sognare. Sono uno di quelli che almeno una volta ha visto il film “Il camorrista” di Giuseppe Tornatore, imitandone con la voce la colonna sonora nei momenti in cui ci si atteggiava, per gioco, a guappi. Sempre più spesso si parla di camorra, troppo spesso, come una cantilena, una litania piena di vittimismo intervallata da frasi come “qui a Napoli la camorra ci sarà sempre” oppure “me ne devo andare da questo schifo di città”.

Le frasi sono sempre le stesse, e così, tra vittimismi e fanatismi, quasi per darsi un tono, quasi per dare un valore a una realtà che è nel nostro dna, accade che escano anche frasi come “però che grande che era o’professore ‘e vesuviano”, “che mito!”, “alla fine faceva del bene alla povera gente!” E così via. Io, di quel “mito” so che era un boss, che era un grande della camorra, io, ragazzo tipico, conosco la storia del grande professore, ma non ho idea di chi sia l’avvocato. Marcello Torre. “Chi? E chi è?”, “E’ una vittima della camorra”, “Ah si, poverino, è una delle tante vittime della camorra”. Una delle tante vittime. Tante. Numeri, bomboniere donate alla fine del matrimonio tra lo Stato e la camorra, piene di polvere, sulla mensola delle nostre abitudini nel soggiorno della cultura meridionale.

Una mensola che sta appena sopra il ripiano dei dvd di camorra, sempre tenuti a lucido, sempre catalogati e messi in ordine cronologico. Belli, quanto sono belli quei dvd, guai a chi li tocca. La cultura della mitizzazione esiste perché noi teniamo puliti i dvd, quelle bomboniere invece, sono piccoli mausolei silenziosi che non fanno casino, che non hanno fascino attrattivo, che non hanno nessuna colonna sonora adrenalinica. A nulla conta se quelle bomboniere sono macchiate di rosso, un rosso che attira il toro della presunzione e dell’indifferenza. Per quelle bomboniere, solo il requiem delle commemorazioni e la luce fioca delle fiaccolate. Ne lodiamo la bellezza ma poi lasciamo che prendano polvere sulla mensola. Il discorso finisce qui, mi mette angoscia, torno a vedermi il film su Cutolo.

No, invece no, il discorso non finisce qui. Il discorso non deve finire qui. Forse quell’avvocato è più vivo di tanti dvd, fa più chiasso, è più grande e più bello di tutti quei dvd. Forse noi, i ragazzi, dovremmo renderci conto di chi andare davvero fieri, dovremmo difendere e conoscere la storia, dovremmo dare acqua alle nostre radici per diventare delle grandi querce. Non possiamo sapere se la corruzione si estinguerà davvero, ma almeno a noi giovani tocca avere punti di riferimento sani: Marcello Torre era un Avvocato, un Politico che si rifiutò di scendere a compromessi. Era un Sindaco che aveva conosciuto i camorristi nelle aule giudiziarie e non voleva che questi uomini entrassero anche nelle stanze del municipio.

Il terremoto dell’ottanta, le sue conseguenti gare d’appalto, l’odore del denaro sporco di macerie e sangue, costrinsero Marcello Torre a prendere le distanze, a difendere il suo paese, ad imporre regolamenti che non facevano comodo a nessuno. Marcello Torre è morto perché non siamo abituati ad accostare il termine camorra con il termine politica. Spesso, troppo spesso, i due gruppi sono la stessa cosa. Marcello non la sopportava quella logica surreale che prevedeva un’automatica collusione tra i politici e i camorristi. Pagani in quegli anni, nascondeva con cura i suoi segreti in un cofanetto custodito dalla politica, in cui sopra c’era scritto “affari di camorra”. A Marcello veniva il voltastomaco al solo pensiero di dover obbedire alla prepotenza.

Sapeva benissimo che sarebbe stato ucciso, la sua ultima lettera lo chiariva. Sapeva anche che la libertà supera la morte e che il sacrificio avrebbe liberato i suoi cari dalla vergogna della collusione. Marcello non avrebbe sopportato un ennesimo atto di disonore nei confronti della sua terra. E’ questa l’unica idea da condividere che può disinfettare le ferite di tanti giovani, disillusi dal malaffare. In quegli anni, quei politici che avrebbero dovuto garantirgli protezione e sostegno, furono in realtà gli stessi che si fecero tentare dai compromessi. Il denaro ha sempre fatto gola a tutti e ci volle davvero poco affinché gli accordi facessero nascere quella domanda: “E’ scomodo. Vi sbarazzate voi del problema?”.

Il fatto è che nessuno si è sbarazzato del problema Marcello Torre, soprattutto uccidendolo, infatti, a distanza di decenni fa più chiasso un uomo che ha difeso la sua dignità che tanti sorci nascosti sotto i muri. Chi è il vero mito da tutelare? E’ Marcello. E’ il suo messaggio, che supera le vicissitudini personali, diventando punto di riferimento per un’idea: quella di rettitudine, di amore per le cose semplici. Questo pezzo è chiaramente indirizzato a tutta la gioventù campana: Svegliamoci dal sonno e prendiamo definitivamente le distanze da una cultura che vuole etichettare la nostra generazione come corruttibile e menefreghista. Noi non facciamo sconti, nessuno può manovrare la nostra idea di società, nessuno può acquistare la nostra dignità. Diciamolo a gran voce, senza giri di parole: “Qualsiasi forma di arroganza e di segreta violenza politica e culturale, ci fa soltanto schifo”.

Noi siamo quel sogno a cui si riferiva Marcello Torre. Marcello avrebbe voluto svegliare ancora i figli la mattina aprendo le finestre, avrebbe voluto raccontare le sue storie ai nipoti, avrebbe voluto vivere qualche giorno rilassato quest’estate insieme alla sua amata moglie, ma il suo destino prevedeva qualcosa di molto più importante, doveva diventare il garante di un qualcosa che supera la morte, supera qualsiasi forma di benessere economico, supera le infamie e le nostalgie, i rancori e le amarezze, si tratta di quella cosa di cui ogni giovane dovrebbe godere: la purezza d’animo della vera libertà.
(Fonte foto: Rete Internet)

OSSERVATORIO SOCIALE

Condividi notizia sut:

I più letti

Chi ha letto questo articolo ha letto
Articoli correlati

Pomigliano, tentato furto in via Capitano: ladri mesi in fuga dai vicini

Pomigliano d’Arco, 3 agosto 2026 – Momenti di forte...

Sparatoria nella notte a San Giuseppe Vesuviano, feriti due giovani

Nottata di violenza a San Giuseppe Vesuviano, dove due...

Somma Vesuviana: annullato il percorso inclusivo della Festa delle Lucerne

Riceviamo e pubblichiamo: Con profondo rammarico, l’Associazione Festa delle Lucerne...

L’enigma storico a Somma Vesuviana: i documenti d’archivio riscrivono il destino dell’abate Francesco Antonio Gravina

Documenti d'archivio smentiscono la tradizione e la devozione popolare:...