Il sindaco nega la cittadinanza onoraria a don Riboldi

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Lettieri, citando il regolamento comunale, dice no al vescovo antimafia. Ma non conferisce nemmeno le altre onorificenze civiche al prelato della sfida a Cutolo.

In una terra di camorra può capitare che un’associazione di volontariato chieda formalmente al sindaco di conferire un riconoscimento civico a un vescovo antimafia. Ma può anche succedere che questo riconoscimento non arrivi mai, oppure che venga addirittura negato dallo stesso primo cittadino.

E’ successo ad Acerra, quindici chilometri a nordest di Napoli, uno degli epicentri della Terra dei Fuochi. Qui nessun riconoscimento per don Riboldi, il prelato lombardo simbolo della lotta al crimine organizzato e alle ingiustizie sociali. A lui, a don Antonio Riboldi dalla brianzola Triuggio, nessun atto di pubblica riconoscenza da parte del comune. Nessuna medaglia d’oro, nessun attestato di civica benemerenza. Nemmeno la cittadinanza onoraria: è stata negata dal sindaco al 91enne vescovo emerito di Acerra, prima sacerdote nel terremotato Belice e poi, per 22 anni, dal 1978 al 1999, a capo di una della diocesi socialmente più difficili del Mezzogiorno, quella di Acerra appunto.

“In base allo statuto comunale non possiamo soddisfare la vostra richiesta di cittadinanza onoraria”, risponde in una lettera il sindaco, Raffaele Lettieri, ad Alfonso Maria Liguori, responsabile dell’associazione ambientalista Osis e presidente della fondazione “Antonio Riboldi vescovo, apostolo delle genti”. Intanto i sostenitori locali di don Riboldi stanno insorgendo. Il diniego scorre sul filo del burocratese. Nel suo no Lettieri spiega che l’articolo tre dello statuto comunale non prevede la cittadinanza onoraria a chi è già residente. “Per casi eccezionali e per non residenti”, cita Lettieri.

“La legge nazionale di riferimento prevede la cittadinanza onoraria anche per i residenti – replica a distanza, tono amaro, Alfonso Maria Liguori – inoltre lo statuto dice che ad Acerra la si può conferire anche per casi eccezionali e non soltanto per i residenti: si tenta di interpretare in modo ambiguo il regolamento”. “E poi – eccepisce Liguori – la nostra richiesta risale a un anno e due mesi fa. Ma perché nel frattempo il sindaco non ha voluto conferire a don Riboldi gli altri due riconoscimenti che, come lui stesso aggiunge nel diniego, si potevano dare, e cioè la medaglia d’oro o l’attestato di civica benemerenza?”.

Dal canto suo il primo cittadino risponde con un no comment. “Per il momento il sindaco si riserva di esprimere una posizione sulla vicenda”, fa sapere l’ufficio stampa. Secondo indiscrezioni trapelate dalla maggioranza Udc-liste civiche (dal giugno 2012 alla guida della città dell’inceneritore) nel luglio 2013, cioè sette mesi dopo la richiesta, si sono riuniti i capigruppo del comune. “In quell’occasione volevamo dare la medaglia d’oro sia a don Riboldi che al vescovo che lo sostituì nel 1999, Giovanni Rinaldi – racconta un esponente dell’amministrazione, che vuole restare anonimo – ma poi Rinaldi ha detto di no e quindi l’iter si è bloccato”. Una vita da cineteca quella di don Antonio Riboldi, che da 14 anni vive in meditazione nel convento dell’ “umana accoglienza”, centro storico di Acerra.

“Un’avventura vissuta nella lotta contro cosa nostra prima e la camorra poi, in prima persona: la sfida a Cutolo, il rischio degli attentati, la scorta. Una curiosità. Nella lettera di diniego, che non fa registrare alcun errore grammaticale, sintattico o di stampa, si notano tre refusi: “Ribaldi” al posto di Riboldi, tutti cioè capitati ogni volta che si scrive il nome del prelato. “Comunque – commenta Tommaso Esposito, medico personale del don antimafia ed ex sindaco di Acerra – alla lettera per un riconoscimento si sarebbe dovuto rispondere semplicemente con un obbedisco”.

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