Geografie e problemi del commercio internazionale

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La maggior parte degli scambi avviene tra Europa, America settentrionale e Asia orientale. Il resto del mondo si trova a dipendere da uno di questi “blocchi” oppure ad essere escluso dai flussi.

I principali cambiamenti nel commercio internazionale degli ultimi 40 anni sono stati l’intensificarsi dei flussi (con il coinvolgimento di nuovi attori) e la loro diversificazione. I prodotti agricoli hanno rivestito un ruolo sempre più marginale, mentre i servizi – in particolare dagli anni Ottanta – hanno raggiunto cifre interessanti, sebbene ancora lontane da quelle degli scambi di merci.
La crescita del commercio internazionale è il risultato di una serie di rivoluzioni tecnologiche che hanno inciso sui costi, tempi e modi del trasporto. Ma le cause del boom si trovano anche nei nuovi assetti produttivi delle imprese multinazionali; la possibilità per queste di produrre una parte dei manufatti in Paesi dove il costo della manodopera è più basso ha dato vita ad una mole significativa di scambi interaziendali tra le sedi-madre e le filiali. La rete globale dei flussi commerciali è dominata dai Paesi della cosiddetta Triade globale (USA+Canada, Europa occidentale, Asia orientale), le cui quote aumentano ancora se si considera il commercio di prodotti più sofisticati o dei servizi.

Il dato significativo è che la maggior parte degli scambi avviene tra questi Paesi, con un coinvolgimento limitato di altri attori globali. L’America latina (Brasile, Argentina) è una delle poche eccezioni, soprattutto perché gode di relazioni speciali con gli Stati Uniti. Il Medio Oriente è legato ad un’unica risorsa (il petrolio), mentre è tagliato fuori da altri tipi di scambi; L’Europa orientale è un’appendice dell’Europa occidentale, dalla quale dipende in modo massiccio per esportazioni e importazioni. L’Africa si trova quasi completamente nell’ombra; l’unico Paese integrato nei flussi internazionali è il Sudafrica, mentre il resto del continente ha delle quote sul totale globale di esportazioni e importazioni quasi nulle.

Il tratto comune a tutte queste aree “periferiche” (Africa, Medio Oriente, Asia centrale, Europa orientale, America latina) è la (quasi) inesistenza di relazioni reciproche: sono tutte regioni fortemente dipendenti dai rapporti con i Paesi della Triade globale. In queste rotte la geografia e la prossimità hanno ancora un significato importante; queste aree hanno relazioni commerciali con i nuclei forti più vicini (L’Europa orientale con quella occidentale, l’America latina con l’America settentrionale, il Nord Africa con i Paesi europei meridionali). La metafora del villaggio globale – dove tutto e tutti sono interconnessi – si rivela ancora una volta adatta a descrivere solo una parte della storia, mentre per il resto i rapporti “di vicinato” hanno ancora un ruolo importante.

All’interno dei singoli blocchi le rotte preferenziali sono variegate; le importazioni e le esportazioni dei Paesi europei sono in larga parte con altri partner continentali, mentre l’Asia orientale (Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore) ha rapporti fitti con l’America settentrionale. Questa rotta “pacifica” è, per mole degli scambi, la principale direttrice globale, che spiega anche l’origine del massiccio disavanzo della bilancia commerciale americana.
Il caso dell’Europa mostra invece un equilibrio di bilancio alla scala continentale, frutto di leggeri avanzi e disavanzi rispettivamente con Stati Uniti e Asia orientale. Disaggregando il dato europeo si scopre che il principale esportatore è la Germania (quasi il 25% dell’export totale europeo), seguita da Francia, Paesi Bassi, Regno Unito e Italia (Paesi che ritroviamo anche al vertice delle importazioni).

La voce che alimenta in maggiore misura il disavanzo europeo è quella delle materie prime. L’Europa – storicamente priva di tali risorse – è uno dei principali importatori di idrocarburi, in particolare dall’Africa settentrionale, dal Medio Oriente e da alcuni partner ex sovietici. Il punto forte del commercio europeo sono invece i prodotti manifatturieri, soprattutto quelli a contenuto tecnologico medio-alto. La geografia commerciale del continente riprende dunque quella degli altri due poli globali, con l’unica differenza di un ruolo più importante degli scambi con l’Africa mediterranea e un apporto marginale di aree più distanti come l’America latina.

Per comprendere pienamente questi dati bisogna sempre leggerli a più scale; se una regione come l’Africa sub-sahariana rappresenta una quota irrisoria per il commercio internazionale dell’Europa, dall’altra parte l’Europa rappresenta un partner decisivo per i Paesi africani. Questi squilibri nei “pesi” relativi ci aiutano a capire meglio la condizione di perifericità di certe aree nel commercio internazionale. L’esclusione dagli scambi si traduce, purtroppo, in una bassa visibilità internazionale e in una scarsa attenzione alla soluzione dei problemi strutturali di sviluppo di queste regioni.
(Fonte Foto:rete Internet)

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