Fiat, il vescovo di Nola chiama i sindacati

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Beniamino Depalma (foto) è preoccupato per la piega che sta prendendo la vertenza di Pomigliano. Ieri il prelato ha spedito un invito ai sindacati. Obiettivo: una messa di Natale, a Pomigliano. Per i lavoratori.

Comincia a emanare cattivi odori l’aria che si respira attorno alla questione dei licenziamenti, non ancora concretizzati, nella newco Fabbrica Italia Pomigliano. Negli ambienti operai e sindacali serpeggia sempre più insistente lo spettro di un disimpegno della Fiat.

Si sta riproponendo più o meno un’atmosfera simile a quella dell’inverno del 2009. Come quando, il 27 febbraio di quell’anno, trentamila persone scesero in piazza a manifestare contro la paura della chiusura della grande fabbrica di Pomigliano. Un anno dopo l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, annunciò la cancellazione dal gruppo auto dello stabilimento siciliano di Termimi Imerese, risparmiando Pomigliano in cambio di un accordo sulla nuova organizzazione del lavoro che portò alla più grave lacerazione sindacale nella storia repubblicana, con la Cisl e la Uil da una parte e la Fiom e la Cgil dall’altra. Ma ora, nonostante l’accordo separato e i 700 milioni di nuovi investimenti Fiat, a Pomigliano si riaffacciano gli stessi timori di tre anni fa.

Per questo motivo il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, ieri ha inviato a tutti i sindacalisti regionali e provinciali un invito a riunirsi il prossimo 19 dicembre nella sala del vescovado. Depalma negli ultimi tempi ha più volte espresso serie preoccupazioni circa il futuro occupazionale e produttivo di Pomigliano. L’obiettivo del rappresentante della diocesi locale è di organizzare una messa per il lavoro alle 18 del giorno di Natale, nell’auditorium del liceo classico scientifico Imbriani. Se l’evento dovesse concretizzarsi questa sarebbe la terza discesa in campo del vescovo nella vertenza Fiat. La prima c’era stata in occasione del corteo contro la chiusura. E una seconda volta si verificò quando nella sala del consiglio comunale di Pomigliano il prelato, proprio la sera di Natale, tenne una per impedire l’estromissione dal ciclo produttivo di 88 operai con contratto a tempo determinato.

Ma l’iniziativa non scongiurò i tagli. I primi 36 precari furono mandati via dalla Fiat il primo gennaio successivo. Gli altri finirono senza soldi e senza posto a marzo. Alcuni ex operai della Fiat, appartenenti al gruppo dei 36 estromessi nel gennaio 2010, sono stati assunti dal comune come ausiliari del traffico. A molti altri però non si sa quale sorte sia capitata. Intanto la Fiom sta affilando sempre di più le armi della controffensiva. L’altro giorno ha fatto effettuare da alcuni suoi militanti un volantinaggio davanti al varco operai dello stabilimento.

“Ora che siamo entrati in fabbrica – il contenuto sostanziale del messaggio – dobbiamo fare in modo che sia i lavoratori della newco che quelli rimasti alle dipendenze di Fga si rendano conto che la Fiat ha intenzione di estromettere dal ciclo produttivo migliaia di lavoratori”. Però le divisioni sindacali restano intatte. Proprio ieri Giuseppe Terracciano, della Fim di Napoli, in un comunicato ha ribadito che “ la strada dei ricorsi alla magistratura non potrà che rendere più tesi i già difficili rapporti con la Fiat ”. Per il prossimo 15 gennaio è stata fissata l’udienza al tribunale di Roma contro l’avvio della procedura di mobilità per 19 lavoratori della newco, un numero di operai equivalente a quello dei primi lavoratori Fiom riassunti in Fip per ordine della magistratura capitolina, che ne ha stigmatizzato la discriminazione.

“Se la Fiat licenzia – avverte Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom – stavolta la denunceremo in sede penale”.
(Fonte foto: Rete Internet)

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