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Fiat Pomigliano, la messa di don Peppino unisce gli operai

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Ieri dal pulpito della chiesa di San Felice, hanno parlato i cassintegrati iscritti alla Fiom ed i lavoratori in attività nella newco di Marchionne. L’omelia del parroco: “Il diavolo divide e Gesù unisce”.

Una messa per gli operai, tutti, quelli cassintegrati, iscritti alla Fiom, e quelli in attività nella catena di montaggio della nuova Panda.

Una messa che ha anche spiazzato chi fino a un minuto prima giudicava impensabile che un lavoratore della newco scaturita dal Marchionne pensiero potesse sollevare anche un solo dito a favore del ritorno nello stabilimento degli operai invisi alla Fiat, che anche ieri sono entrati in chiesa con la felpa rossa dei metalmeccanici della Cgil. Eppure il “miracolo” della solidarietà ritrovata si è consumato proprio sull’altare della chiesa di San Felice in Pincis. Dal pulpito Genny Piccolo, un’operaia di Fabbrica Italia Pomigliano, ha letto un lungo testo zeppo di parole più che significative, frasi interrotte dalla preghiera dei numerosi fedeli giunti per la messa di mezzogiorno.

“Perché venga riconosciuto a tutti il diritto al lavoro senza pericolose distinzioni, preghiamo”, l’esortazione dell’operaia. E poi, ancora: “Perché tutti insieme lavoriamo a salvare la nostra fabbrica Fiat, offrendo collaborazione solidale, pur nel rispetto dei diritti acquisiti”. Genny Piccolo ha letto anche alcuni messaggi diramati il giorno prima dal vescovo di Nola, Beniamino Depalma, “affinché ai lavoratori venga riconosciuta la dignità e non vengano considerati come sacchi di patate: chi entra e chi esce”. Il riferimento è alla clamorosa vicenda della procedura di licenziamento per 19 addetti Fip, che dovranno fare posto ad altrettanti colleghi iscritti alla Fiom, il cui rientro è stato deciso dalla magistratura, che ha ravvisato il comportamento discriminatorio dell’azienda.

Ma i fedeli chiedono il ripristino di un clima di pace e stabilità. “Perché si evolva la situazione nell’interesse dell’azienda, degli operai e della società tutta – la preghiera di Genny, che ha richiamato di nuovo le parole del vescovo – e si abbia l’umiltà e il coraggio di intraprendere la via del dialogo intersindacale, convinti come cristiani che l’unico modo per risolvere i problemi sia il dialogo”. Poco prima, dal pulpito aveva letto un passo del Vangelo un’altra collega in attività nella newco, Maria Pignatiello, il cui intervento era stato a sua volta preceduto da quelli degli operai cassintegrati della Fiom, Antonio Di Luca, Carmen Abbazia, Stefano Birotti, Maurizio Rea, che in base a quanto stabilito dai giudici dovranno rientrare in fabbrica.

“E’ il diavolo che divide ed è Gesù che unisce”, ha intanto avvertito nella sua omelia il parroco della comunità di San Felice, don Peppino Gambardella. Che è entrato nel merito della questione sindacale lanciando “la proposta evangelica dei contratti di solidarietà”. E’ stato un fiume in piena don Peppino. “Risaniamo l’economia ma facciamo vivere la gente e contro i licenziamenti preghiamo Dio affinché una iattura di questo tipo non si abbatta sulla comunità, né sulla Fiat né sull’indotto”, l’appello del prete militante, che ha puntato l’indice: “A chi ha i poteri forti non interessa la persona ”. L’unica volta che il sacerdote ha citato l’amministratore delegato della Fiat è stato per dire questo: “ Prego anche per Sergio Marchionne, lo abbraccio”.

In chiesa, come del resto aveva preannunciato, non c’era il sindaco del Pdl, Raffaele Russo. C’era però il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano. “Le parole di don Peppino – ha dichiarato Sodano – sono sintesi di unità e amore mentre i licenziamenti sono benzina sul fuoco: In questa vicenda c’è un problema di rispetto della Costituzione”. Oggi Fim e Uilm si riuniranno per chiedere alla Fiat un incontro. “Diremo all’azienda – anticipa Giovanni Sgambati (Uilm) – di valutare soluzioni alternative al licenziamento”.

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