Due studenti su tre vengono colti dall’ansia pre-esame. Va bene la preoccupazione ma questa non deve finire per incidere negativamente sui risultati.
Ieri è stato dato il via alle prove di maturità e milioni di giovani sono scesi in campo per completare e chiudere un cerchio molto importante, quello delle scuole superiori. Molti di loro però devono fare i conti con intense emozioni: ansia, preoccupazione, nervosismo. In alcuni casi tali sentimenti generano anche veri e propri sintomi quali mal di stomaco, cefalea, tachicardia. È bene sottolineare che emozioni del genere non sono sbagliate o fuori luogo. Chi non ha mai provato emozioni di questo tipo in prossimità di un evento importante, quale può essere l’esame di maturità? È giusto sapere che l’ansia è una reazione naturale che nasce in noi quando ci troviamo di fronte a un evento pericoloso o che è ritenuto tale dalla persona interessata.
Questo si traduce in una serie di manifestazioni fisiche: il sistema nervoso diventa iperattivo, aumenta il flusso sanguigno e tutto il corpo si predispone a rimanere vigile e avere la forza necessaria di affrontare il pericolo e di mettere in moto una serie di comportamenti atti a fronteggiare positivamente la situazione. L’ansia dunque è adattiva e funzionale alla sopravvivenza. Questo è vero anche in riferimento a coloro che devono affrontare un importante esame. L’ansia pre-esame infatti induce l’alunno a studiare e a prepararsi al meglio in visto dell’evento. In tal caso l’ansia si configura come qualcosa di positivo che attiva la mente e la prepara a rispondere in modo adeguato e pronto agli stimoli esterni. La situazione muta di segno quando l’ansia raggiunge livelli così elevati che invece di indurre il soggetto all’azione e a mettere in gioco positivamente tutte le sue risorse, lo immobilizza e incide negativamente sulla prestazione finale.
In tal caso l’ansia si configura come qualcosa di negativo perchè il soggetto non riesce a mettere in atto dei meccanismi di difesa e delle strategie funzionali a dominare questo stato interno spiacevole. L’ansia paralizza il soggetto generando stati di angoscia e agitazione eccessive e determinando una serie di pensieri disfunzionali rispetto all’evento: “Non posso farcela, sono un incapace”, “Farò scena muta davanti alla commissione”, “Sarò assalito dall’ansia e allora sarà la fine”. Quest’ultima rappresenta una situazione assolutamente da evitare. In definitiva la paura dell’esame, della valutazione imminente e l’ansia rispetto a ciò che di indefinito lo attende non devono essere percepite dallo studente come un limite, non devono prendere il soppravvento e inficiare in modo negativo sulla performance finale ma devono essere vissute come una risorsa. Diversi esperimenti sul rendimento di studenti universitari hanno evidenziato infatti come i risultati migliori siano ottenuti da coloro che provano un’ansia contenuta e che sono in grado di controllarla.
Queste persone conseguono risultati migliori anche di coloro che non provano nessuna forma di ansia, in quanto hanno un livello ottimale di “attivazione” rispetto al compito. Ma quando l’ansia da esame assume dimensioni eccessive diventa un grosso ostacolo inficiando la performance finale. E quest’ultima è una situazione assolutamente da evitare.
(>Fonte foto: Rete internet)


