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Centro Ester: P’ammore ‘e Dio!

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L’Italia è l’unica democrazia occidentale dove si rischia di lavorare senza percepire uno stipendio e questo in barba ai dettami della Carta Costituzionale. Il caso del Centro Ester di Barra a Napoli.

Se dici questa cosa altrove, là dove ci si scandalizza per molto meno, non ti crederanno mai. Sì perchè anche a rigor di logica, si lavora al fine di percepire uno stipendio, per poter vivere e andare avanti. Qui invece, a sud del Garigliano, in genere, questo non accade, se fa p’ammore e Dio, si lavora nella speranza di ricevere un salario o talvolta solo per il fatto di dire d’essere impiegato e lasciare tutto al senno di poi, dimenticando i propri diritti in virtù della bontà del padrone.
Abbiamo per questo incontrato un dipendente del Centro Ester di Barra, dove da tempo i dipendenti non vengono pagati e cerchiamo di capire, a distanza di due anni dal nostro primo articolo, lo stato delle cose.

Ci dica innanzitutto cos’è e quando nasce il Centro Ester
“Nasce negli anni ottanta, quando venne creata una grande struttura che da un lato funzionava da centro di aggregazione sociale, sportiva e ricreativa, per accogliere i giovani del quartiere e quei ragazzi etichettati come “particolari”, dall’altro offriva loro anche un’assistenza di tipo sanitario. Promotori di tale iniziativa, Padre Adolfo Russo, il proprietario della struttura e il socio Padre Gennaro La Mura. Il centro ebbe un discreto successo , anche grazie ai grossi introiti, sia a livello sanitario che a livello sportivo (anche perchè l’uno finanziava l’altro, poichè l’associazione, essendo un ente morale, prevedeva per contratto che qualsiasi tipo di guadagno dovesse essere reinvestito in nuove attività, come ad esempio il tennis e il nuoto. C’era dunque la possibilità di ampliarsi di continuo). Questo, come dicevo, fin quando la posta in gioco è divenuta più alta, perchè si iniziava ad avere ambizioni maggiori rispetto alle proprie risorse economiche, come quella della squadra di pallavolo di serie A, eccetera, eccetera. Non amministrando bene le cose, s’è creato un disavanzo che ha portato ad un crack aziendale, perchè uscivano più soldi di quanti ne entravano. Noi avevamo come interlocutori Padre Gennaro e Padre Adolfo. Padre Gennaro è stato messo da parte, Padre Adolfo non s’è visto più, è uscito di scena, lasciando al fratello Gino Russo, una situazione debitoria che esiste ancora oggi. Noi abbiamo percepito lo stipendio regolarmente fino al ’95 ma, da allora, siamo andati man mano sempre più a rilento, finchè c’è stato un blocco totale.”

Quando?
“Verso il 2010 quando siamo stati costretti a scioperare perchè da sette, otto mesi non percepivamo più lo stipendio. Abbiamo quindi fermato l’attività, anche se non in maniera omogenea. C’era sempre chi entrava e lavorava tranquillamente, nonostante lo sciopero. L’amministrazione ci faceva presente che aveva tirato avanti fino ad allora come poteva, anche se in maniera discontinua, ma era arrivata al punto di non poter più pagare gli stipendi perchè le ASL non pagavano, le banche non davano più credito, le finanziarie altrettanto e s’era creato un blocco del circuito finanziario e ci chiedeva, l’azienda, di continuare comunque a lavorare per assicurarci, almeno sulla carta, le assicurazioni, le fatture, eccetera e questo nell’attesa di tempi migliori. Ora cosa è successo? Siamo nel 2013, alle porte del 2014, le ASL hanno sanato il loro debito attraverso la SO.RE.SA (Società Regionale per la Sanità ndr.) ma non ci pagano”.

Quindi in base a questa logica, il problema dell’insolvenza delle ASL non esiste più ma come pare, i vostri problemi persistono :
“Noi, a tutt’oggi, avanziamo 28 stipendi”.

Relativi a quali anni?

“Settembre, ottobre, novembre e dicembre con tredicesima del 2011, tutto il 2012, e l’intero 2013, che è praticamente terminato. Da aggiungere che nel 2012 parte dei dipendenti sono stati messi in cassa integrazione con la promessa del datore di lavoro che con questo sistema si sarebbe potuto mantenere la corresponsione degli stipendi. Invece, che cosa si è verificato? Che, ironicamente, chi si è trovato in cassa integrazione è stato avvantaggiato rispetto a chi invece ha lavorato, perchè almeno ha percepito qualcosa col suo sussidio.”

Ma allo stato attuale, dopo più di due anni senza stipendio, quali sono i rapporti con l’azienda? E chi è il vostro interlocutore?

“L’interlocutore principale è Gino Russo in qualità di presidente dell’associazione, eletto da un direttivo i cui membri sono in prevalenza membri della famiglia Russo. E comunque da questa persona non abbiamo mai avuto la soddisfazione di vedere nero su bianco la soluzione di questo problema. Noi però avevamo fatto una proposta all’azienda per mettere fine a questa situazione. In che modo? Noi avevamo un pregresso, dove ognuno di noi vantava un credito nei confronti dell’azienda. Fermando questi soldi e partendo dallo stipendio corrente, il resto dei soldi ce li potevano dare rateizzati, affiancati a uno stipendio e almeno ci facevano vivere, era una proposta di buon senso!”.

E chi l’ha fatta questa proposta?

“Il sindacato, sette o otto mesi fa.”

E qual è stata la risposta?

“Negativa, perchè si è risposto che si preferiva saldare tutto il pregresso ai dipendenti”.

Se fosse possibile! Ma perchè, dopo più di due anni di stipendi arretrati, c’è ancora chi si ostina ad andare a lavorare gratuitamente?
“C’è, da parte dei lavoratori, una paura, si teme per il posto di lavoro ma mi chiedo se uno non viene pagato per 28 mensilità, dov’è la certezza del posto di lavoro? Ma poi, ironia della sorte, alcuni dipendenti, nonostante non percepissero da mesi lo stipendio hanno ricevuto, per varie ragioni concernenti il loro operato delle lettere di ammonimento da parte dell’azienda, che pretendeva il rispetto delle regole quando era la prima a non rispettarle, venendo meno a quella regola fondamentale della puntuale remunerazione del dipendente.”

E a livello bancario? Come sta messa la situazione? Il centro Ester continua a percepire le rette e le iscrizioni ai corsi sportivi, questi soldi, dove vanno a finire?
“Inizialmente l’azienda si è rivolta a Commercio e finanza, un istituto di credito che ha operato con tutti i centri di riabilitazione, una finanziaria alla quale s’era affidato il Centro Ester quando l’ASL non pagava; gli si portava la fattura e ti facevano un anticipo ma ovviamente gravato dagli interessi. Comunque le altre aziende hanno usato questi anticipi per pagare i dipendenti, il Centro Ester no! Non è stato capace di gestire questi soldi, sacrificando sempre il settore sanitario. Mentre gli altri comparti, pur se lentamente, vanno avanti, il nostro invece è penalizzato, pur portando parecchi introiti all’azienda e forse tenendola addirittura in piedi fino ad oggi, nonostante l’ASL abbia pagato tutto fino al luglio 2013.”

E i sindacati che fanno?
“E i sindacati si sono tirati indietro per le troppe false promesse dell’azienda”.

Sì, ma se io sono un sindacalista, avrò visionato un bilancio annuale? Avrò avuto domande e dubbi da porre al datore di lavoro inadempiente, avrò ventilato l’ipotesi di adire alle vie legali, a proposito, ma ce ne sono state?
“Sì ce ne sono state ma sono rimaste tutte irrisolte, e nessuna ha avuto mai un fine.”

E come si spiega ‘sta cosa?
“Il datore di lavoro ha accumulato dei debiti con Commercio e Finanza e con Equitalia. Quando ci sono delle rimesse, non potendo con queste coprire tutte le spese, è probabile che non le si impieghi, proprio nell’attesa di altre rimesse da parte dell’ASL, ma ogni qual volta arrivano questi soldi noi non li vediamo mai.”

Sembrerebbe una situazione di stallo ma vi ha offerto degli spiragli?
“Lui dice che basta attendere e la situazione migliorerà, ma questa meta non riusciamo mai a raggiungerla”.
(Fonte foto: Rete internet )

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