200 posti di lavoro appesi a un filo, la cassa integrazione non erogata da mesi e i soldi del tfr che non si sa dove siano finiti. Stamane gli addetti del primo ipermercato di Napoli, hanno bloccato la strada degli americani.
Alle undici la circumvallazione esterna, nota ai più come la strada degli americani, è una lastra di lamiere senza soluzione di continuità. Sull’asfalto riscaldato da un caldissimo sole di novembre le cassiere dell’ex Carrefour cantano in coro la canzone del partigiano attualizzandone il testo: “Una mattina mi son svegliata e il mio lavoro non c’è più”.
Il blocco messo a segno dai dipendenti dell’ipermercato, chiuso da un più di anno, è di quelli furbi. Il picchetto non sbarra del tutto il passo ai veicoli. E’ piuttosto un restringimento di carreggiata. I manifestanti sono piazzati in mezzo alla strada facendo in modo di lasciare un piccolo spazio al passaggio degli automezzi. Ma l’effetto a collo d’imbuto risulta lo stesso letale alla circolazione. Da quando il blocco è iniziato, intorno alle dieci, tutta l’area della circumvallazione all’altezza di Casoria è in ginocchio. Le code si formano anche sul raccordo autostradale della Napoli Roma e su quello della Tangenziale. Un vero inferno. Che però, proprio dove si sta consumando la protesta, non fa infuriare quasi nessuno.
Paradossale ma vero: i camionisti delle imprese edili e gli autisti dei furgoni commerciali e degli autobus pubblici simpatizzano con le manifestanti. E’ il segnale di un malessere ormai predominante, il mal di vivere a causa di un lavoro che non c’è o che quando c’è crea solo altri problemi, tra sottosalariato e nero. Rabbia collettiva: i camionisti rallentano la marcia volutamente, fino a inchiodare. Aprono i finestrini e prendono dalle loro mani il volantino che riporta la triste storia di questa vertenza. E’ la storia di gente che ha sulle spalle fino a 38 anni di lavoro ma che non può andare in pensione, è la vicenda di donne e di uomini, quarantenni e cinquantenni, che temono di non trovare mai più un lavoro.
Ecco le sequenze del tracollo. La multinazionale francese Carrefour cede tempo fa lo storico ipermercato partenopeo, il primo di Napoli, datato 1978, alla Ipercasoria di tale Novelli mentre un certo Tornatore prende in gestione dalla Bnl, con un leasing, l’intero capannone. In tutto questo frangente, però, nessuno si prende la briga di fare un minimo di manutenzione della struttura colore rosa di via cirmuvallazione. A ogni pioggia l’iper e la galleria commerciale subiscono inondazioni inaccettabili . Alla fine, nel 2011, il centro commerciale, dopo una lenta agonia, chiude e i 194 dipendenti dell’ex Carrefour vanno in cassa integrazione per una ristrutturazione che non avverrà mai. Questo perché Tornatore viene arrestato per una bancarotta consumata in quel di Caserta.
Quindi si blocca tutto. Sono sei mesi che gli addetti dell’ipermercato non ricevono la cassa integrazione. Non sanno nemmeno dove siano finiti i soldi della liquidazione. “Il sindaco, i sindacati, il prefetto, giovedì scorso ci hanno detto che i soldi sarebbero arrivati subito”, racconta Pasquale Reccia, 53 anni, moglie e tre figli. “In quell’occasione la prefettura – aggiunge Francesco Castaldo, 56 anni, anche lui moglie e tre figli – ha invitato al confronto la Carrefour, la Iper Casoria, la Bnl, proprietaria del capannone, e il gruppo pilota Di Palo: Carrefour e Di Palo non si sono presentati”. Il 30 novembre scadrà il provvedimento di cassa integrazione. La paura dei licenziamenti è dietro l’angolo.
L’obiettivo, ovviamente, è di far rivivere un impianto enorme, piazzato in un area strategica, forse la più strategica di Napoli, che ora sembra un gigante addormentato, anzi, vandalizzato. Dappertutto vetri infranti, muri scrostati. Poco più in là, sulla strada degli americani, le donne dell’ex Carrefour continuano a cantare bella ciao a squarciagola. “La grande truffa Carrefour”, si legge sui cartelli impugnati dalle manifestanti. La vertenza è di quelle poco chiare e s’inserisce nel più generale marasma della grande distribuzione campana. Tra le province di Napoli e Caserta i centri commerciali spuntano come funghi. E sempre di più sotto insegne sconosciute.
“E’ un mercato dopato – denuncia Tonino Andreozzi, il segretario della Cgil di Casoria accorso sul posto – un mercato condizionato dal riciclaggio della camorra”.

