Brecht a Saviano

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    Un teatro che resiste, un teatro che sopravvive ai tempi, alle tecnologie e ai luoghi comuni. Un’arte che aiuta e che vale la pena aiutare.

    Andare a teatro anche solo per uscire di casa e lasciare chiusa quella scatola maledetta che è la televisione, va più che bene, anzi, fa bene alla salute mentale di chi lo fa.

    Se poi si assiste a un’opera teatrale non scontatamente natalizia o di cassetta, come l’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, e pregevolmente messa in scena da una compagnia valida e impegnata come quella della Ichòs Zoe, rasentiamo la perfezione e ce ne torniamo a casa con quel retrogusto dolciastro che solo un sabato sera ben speso sa darci. Sabato sera appunto, a Saviano, s’è aperto uno spiraglio nel torpore della provincia napoletana, nell’auditorium locale, dopo un’oretta di salamelecchi vari, di culturistico canto lirico e apologia di un passato da dimenticare, si è finalmente tenuto lo spettacolo, un’opera teatrale di Brecht per l’interessante regia di Salvatore Mattiello.

    L’opera non è stata solo coinvolgente ma travolgente e sin dall’inizio, grazie alla bravura e la passione interpretativa di tutti gli attori che, a stretto contatto col pubblico, hanno narrato di una decadente Londra degli anni venti, tanto simile alle nostre città al tempo della crisi di inizio millennio. Le musiche, magistralmente arrangiate da Lello La Torre, hanno commentato la recita dando nuova vita ai classici di Kurt Weill con le loro sfumature mediterranee e klezmer. La Torre, presente anch’egli sul palco come batterista, era lì assieme agli altri strumentisti e ai venti attori della commedia, dove c’era anche il maestro Michele Montefusco prima chitarra dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore e trait-d’union per la collaborazione tra le associazioni Ichòs Zoe Teatro e quella Amici di Elia Rosa che hanno consentito l’inserimento degli utenti del SerT di Nola in questo progetto teatrale.

    Una lodevole iniziativa, una bella messa in scena, una bella serata da riproporre.