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Andrea Sabatini, un raffaellita a Napoli

Nella Campania del Rinascimento il pittore Andrea Sabatini fu tra i primi a padroneggiare lo stile nuovo e accattivante del grande Raffaello. Fu così che all’Urbinate si inchinò anche l’arte napoletana del Cinquecento.

Quando si parla di Rinascimento e di arte rinascimentale non si può non parlare di Firenze e di Roma che furono rispettivamente culla e trampolino di lancio di un movimento artistico-culturale che cambiò per sempre la storia occidentale. Fu lì che, in poco più di un secolo, i maggiori artisti del tempo idearono e perfezionarono un nuovo modo di concepire l’arte, indissolubilmente legato al mondo classico e alla Natura, dalla cui “imitazione” seppero trarre capolavori senza precedenti. Ben presto tutta l’Europa avrebbe subito il fascino di queste nuove teorie e abbracciato i medesimi ideali artistici degli italiani.

I grandi maestri del Cinquecento, Michelangelo, Raffaello, Leonardo e Tiziano su tutti, divennero così modelli di riferimento imprescindibili, cui tutti gli artisti europei dovettero guardare per secoli, fino almeno ai primi del Novecento, quando particolari sviluppi portarono l’arte a nuove e inedite riformulazioni teoriche. Eppure, anche quella che noi oggi chiamiamo “arte contemporanea” ha sempre guardato al passato, e in particolar modo al Rinascimento, con estremo interesse, ben conscia che l’embrione di una rivalsa intellettuale del “mestiere” dell’artista era stato creato proprio dallo straordinario lavoro di quei geni italiani che seppero mutare mura, rocce e tavole in inestimabili e meravigliose opere d’arte.

Napoli, al tempo sotto la guida dei vicerè spagnoli, fu tra le prime città europee ad assorbire le nuove teorie, grazie all’approdo in città di numerosi artisti che, legati direttamente o indirettamente ai grandi protagonisti del secolo, portarono all’ombra del Vesuvio nuovi e rivoluzionari stili che andarono sostituendo quello, fino ad allora predominante, dei fiamminghi, che affascinava già da molto tempo la corte spagnola. Il Raffaellismo, in particolare, giunse a Napoli in molti modi. Lo stesso Urbinate realizzò per la chiesa di San Domenico Maggiore un dipinto, la cosiddetta Madonna del Pesce, oggi conservata a Madrid, mentre un primo contributo alla diffusione dello stile di Raffaello in Campania arrivò da Polidoro da Caravaggio, discepolo dello stesso Raffaello, rifugiatosi a Napoli in seguito al Sacco di Roma del 1527.

La nascita di un Raffaellismo partenopeo vero e proprio si deve tuttavia alla figura poco nota di Andrea Sabatini, un pittore originario di Salerno, conosciuto infatti anche come “Andrea da Salerno”, che fu presumibilmente a Roma nella prima metà del Cinquecento. Poco si conosce della vita di questo artista e molte notizie si devono allo storico dell’arte Bernardo De Dominici, che nella sua celebre opera settecentesca sugli artisti napoletani, riporta fra questi lo stesso Sabatini. È il De Dominici, difatti, a raccontare, due secoli dopo, del viaggio del pittore campano a Roma e del suo reclutamento nella folta bottega del Raffaello, allora impegnato nella decorazione delle Stanze in Vaticano.

Ovviamente non sappiamo quanto sia vero del racconto del De Domici, ma il presunto soggiorno romano del Sabatini giustificherebbe lo stile del pittore, molto vicino al Perugino, al Pinturicchio e poi al Raffaello, artisti tutti attivi a Roma tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. In ogni caso, pur non lasciando la Campania durante gli anni della sua formazione, il Sabatini potè sicuramente ammirare opere dei succitati maestri a Napoli. In città era infatti possibile allora osservare un’Assunzione della Vergine del Pinturicchio, oggi a Capodimonte e a quel tempo nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, la famosa Assunta del Perugino, tuttora visibile nel Duomo della città, e la già citata Madonna del Pesce, opera autografa di Raffaello, che fu posta nella cappella di Santa Rosalia in San Domenico Maggiore intorno al 1514.

Anche per questo, molti studiosi ipotizzano che Andrea Sabatini si formò, o comunque maturò, a stretto contatto con le opere di quei maestri senza lasciare la Campania, studiando da vicino le loro opere napoletane. Sicuramente, negli ultimi anni di vita, lasciò il salernitano ed il napoletano, in cui sono numerosissimi i quadri a lui oggi attribuiti, per trasferirsi a Gaeta, come testimoniano alcune sue opere, dove trovò la morte nel 1545. A prescindere dalla questione del soggiorno romano, il pittore di Salerno fu sicuramente tra i più brillanti seguaci del Perugino e del Raffaello e a lui si deve lo sviluppo di un’ala dell’arte campana legata al grande stile dell’Urbinate.

Molti dei dipinti del Sabatini hanno infatti legami con quelli del grande maestro marchigiano, come dimostra la sua Madonna col Bambino (foto), nei cui tratti è possibile intravedere una sorta di fusione tra la cosiddetta Madonna della Seggiola e la Madonna del Pesce che, più di ogni altra opera, ispirò il dipinto del Sabatini. Il maestro salernitano va ricordato dunque soprattutto per l’enorme contributo che egli diede alla diffusione dello stile raffaellesco in Campania e nel basso Lazio. La sua attività artistica è tuttavia anche una testimonianza tangibile della grandezza di Raffaello, ma anche dello straordinario fascino che le sublimi opere dei grandi maestri del Cinquecento ebbero sui loro contemporanei. Lungamente ammirati, copiati e studiati, questi capolavori continuano ancora oggi a influenzare e forgiare l’arte a secoli e secoli di distanza. Un prodigio che solo i più grandi artisti riescono a compiere.
(Fonte foto: Rete internet)

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